Microbiota e sclerosi multipla: scoperta possibile correlazione

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Microbiota e sclerosi multipla: scoperta possibile correlazione
Microbiota e sclerosi multipla: scoperta possibile correlazione

Una ricerca dell’IRCCS dell’Ospedale San Raffaele ha rivelato l’interessante coinvolgimento del microbiota intestinale nello sviluppo della sclerosi multipla. Esisterebbe infatti una correlazione tra l’alterazione della flora batterica intestinale e la fase attiva della forma più diffusa della malattia, la sclerosi multipla recidivante remittente (SM-RR).

La sclerosi multipla

La SM è conosciuta come malattia neurodegenerativa demielinizzante multifattoriale, alla cui base vi è una reazione immunitaria ai danni della mielina, sostanza lipoproteica fondamentale nella conduzione nervosa, nella protezione e nel trofismo degli assoni che riveste. La malattia scatena un processo infiammatorio in aree delimitate del sistema nervoso centrale (più frequentemente nervi ottici e midollo spinale) provocando, nella sua fase finale, distruzione della mielina e degli oligodendrociti (cellule produttrici) e, quindi, degenerazione assonale.

Con un’incidenza pari a 2-3 milioni di persone nel mondo intero, di cui 114.000 casi conteggiati solo in Italia, l’AISM – l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla – individua varie tipologie ed evoluzioni della patologia:

  • SM-RR, sclerosi multipla recidivante-remittente. È la forma più comunemente riscontrata e si caratterizza con periodi di acutizzazione della malattia, le cosiddette ricadute, e periodi di remissione. Si distingue ulteriormente con peggioramento della disabilità a seguito della ricaduta, o assenza peggioramento.
  • SM-PP, sclerosi multipla primariamente progressiva. Si distingue per un peggioramento delle funzioni neurologiche fin dagli esordi della malattia e non si distinguono veri e propri episodi di riacutizzazione e remissione.
  • SM-SP, sclerosi multipla secondariamente progressiva. Indentifica l’evoluzione di una buona parte dei pazienti con diagnosi iniziale di RR.
  • CIS, sindrome clinicamente isolata. Gli individui affetti vengono colpiti da un sintomo o un segno, causato da una demielinizzazione del SNC, per almeno 24 ore. Non sempre comporta lo svilupparsi della malattia.
  • RIS, sindrome radiologicamente isolata. Esistono casi in cui si individuano alla risonanza magnetica lesioni tipiche della SM, sebbene il paziente non lamenti sintomi correlati alla malattia.

Il coinvolgimento del linfocita Th17 nella patogenesi della malattia

La prima fase della patologia è dominata da infiltrati perivascolari infiammatori che contengono linfociti, monociti e macrofagi, a loro volta responsabili della formazione delle cosiddette placche. Tra i vari fattori coinvolti, a giocare un ruolo chiave nella patogenesi della malattia si annoverano i linfociti T helper e, in particolare, le cellule T helper 17 (Th17). Fisiologicamente questi linfociti operano nell’intestino un ruolo fondamentale nell’omeostasi immunitaria, fornendo una valida difesa contro i batteri extracellulari ed i patogeni.

Il loro coinvolgimento nella patogenesi della sclerosi multipla è dovuto alla spiccata capacità di tali cellule di attraversare la barriera ematoencefalica e di produrre in situ l’interleuchina 17 (IL-17), una citochina proinfiammatoria presente in elevate quantità nelle lesioni cerebrali tipiche della malattia.

Lo studio

A partire da tali evidenze, i ricercatori del San Raffaele hanno condotto una prima fase in cui sono stati raccolti campioni di tessuto dell’intestino di 19 pazienti affetti da SM-RR e di 18 individui sani. Allo scopo di analizzare la popolazione batterica e le cellule immunitarie nelle diverse fasi della malattia, il gruppo dei 19 pazienti – dopo due anni dalla raccolta dei campioni – è stato ulteriormente distinto in individui in fase di riacutizzazione della malattia ed in pazienti in remissione. Sorprendentemente, nei tessuti intestinali dei pazienti in fase attiva della malattia, sono state riscontrate aumentate quantità di quello stesso Th17 ritenuto tra i principali responsabili dello sviluppo della patologia.

A questo punto il proposito dei ricercatori è stato comprendere se l’aumento della popolazione di linfociti Th17 nei tessuti intestinali dei pazienti possa essere correlabile a qualche alterazione della flora batterica, di norma deputata anche alla regolazione delle funzioni del sistema immunitario. L’interessante riscontro ha evidenziato una diminuzione della presenza di Prevotella, batterio fisiologicamente attivo nel ridurre il differenziamento delle cellule Th17, e un collaterale aumento di Streptococcus Oralis e Streptococcus Mitis, normalmente presenti nel cavo orale e con alto potenziale infiammatorio.

Le prospettive

Gli esiti dello studio hanno rafforzato pregresse convinzioni secondo cui il microbiota è in costante interazione con il sistema immunitario. Conseguenzialmente, una sua eventuale alterazione può comportare uno squilibrio immunologico, alla base dello svilupparsi di malattie immuno-mediate.

Una ricerca di matrice italiana che costituisce un ulteriore passo nella comprensione di una malattia a decorso invalidante. Evidenze che dunque forniscono la preziosa opportunità di affinamento delle terapie, verso il più ambizioso obiettivo di una cura definitiva

FONTI | Ospedale San Raffaele