Quando tropicale non è sinonimo di relax e vacanze

1967
Aedes tropicale

In questi ultimi giorni la parola “chikungunya”, che a molti prima poteva sembrare una massa amorfa di lettere, è diventata di uso comune; la malaria dopo decenni è ricomparsa nuovamente su tutte le testate giornalistiche e gli immigrati, trattati oramai alla stregua di un bambino bullizzato a cui relegare tutte le colpe, sono stati insigniti di nuove accuse.

In effetti da circa un decennio in Italia si assiste ad un aumentato rischio di introduzione e trasmissione autoctona di alcune malattie tropicali, trasmesse da vettori, come la febbre West Nyle, Zika, la Chikungunya e la Dengue.

Cambiamenti climatici e Aedes albopictus

Le motivazioni di questo fenomeno non sono da ricercare nei flussi migratori quanto soprattutto nei cambiamenti climatici, che stanno interessando il bacino del Mediterraneo.

Surriscaldamento dei mari, estati con temperature oltre le medie e precipitazioni che assumono sempre più le caratteristiche di quelle presenti nelle zone tropicali, stanno creando habitat favorevoli a tipologie di vettori in grado di veicolare le malattie prima citate.

Questi vettori sono tendenzialmente zanzare del genere Aedes. Sicuramente tra le specie aliene invasive Aedes albopictus (zanzara tigre) è quella che più si è diffusa in Italia. Tuttavia il suo ingresso non è stato causato dall’attuale flusso migratorio bensì si fa risalire al 1990 attraverso la movimentazione di copertoni usati importati dagli USA.

Comportamenti inattesi di questa specie quali, l’avere un ciclo vitale persistente tutto l’anno, attitudine a pungere e deporre le uova anche all’interno delle abitazioni e resistenza a basse temperature ne hanno permesso l’insediamento anche in ambiente urbano.

Virus Zika, West Nyle, Dengue e Chikungunya

Per quanto riguarda il contagio da virus Zika oltre ad avvenire tramite vettore vede anche un contagio interumano attraverso i liquidi biologici. Nell’80% dei casi l’infezione è asintomatica e nei casi restanti darà manifestazioni simil-influenzali autolimitanti. Può essere causa di microcefalia congenita.

Per il virus West Nnyle non vi è trasmissione interpersonale. La maggior parte degli infetti è asintomatico, circa il 20% presenta sintomi lievi (febbre, nausea, vomito, sfoghi cutanei) e solo l’1% presenterà una sintomatologia più grave (febbre alta, cefalea, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, convulsioni, fino alla paralisi e al coma). Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono dopo qualche giorno o qualche settimana.

La Dengue è caratterizzata da sintomi simil-influenzali da lievi ad acuti, con febbre anche superiore a 40°C, eruzioni cutanee, mialgia, artralgia, cefalea. In caso di dengue emorragico, si possono avere emorragie interne, problemi respiratori e gastro-intestinali risultando anche letale. Aedes albopictus trasmette il virus con minore efficienza rispetto alla specie tropicale.

Per quanto riguarda la Chikungunya, tra le manifestazioni si osservano febbre, cefalea, rash cutaneo, ma soprattutto artralgie e mialgie tali da limitare i movimenti dei pazienti (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che curva”). L’artralgia generalmente dura alcuni giorni ma può anche perdurare per alcune settimane o mesi. Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente, raramente si verificano complicanze gravi e negli anziani può essere una concausa di morte.

Per quanto concerne la malaria e il caso della bambina trentina deceduta, se pur sia un caso drammatico, non deve destare nessun allarme poiché non vi sono ad oggi le condizioni necessarie per giungere a conclusioni pessimistiche. Inoltre il plasmodio della malaria è veicolato da vettori che in Italia sono scarsamente presenti se pur autoctoni.

L’immigrazione non è il problema

Secondo l’OMS la percentuale di immigrati che arrivano in uno stato di salute compromesso è inferiore al 5% e si tratta perlopiù di patologie dell’apparato cardiocircolatorio, legate alla gravidanza e soprattutto ferite dovute a incidenti. Questo dato è stato confermato anche da un report di Medici per i diritti umani attraverso l’Asl di Brindisi.

Le cause infettive infatti risultano essere agli ultimi posti come motivo di ricovero negli immigrati. Questo quindi va a confutare l’idea che questi ultimi siano portatori di malattie sconosciute nei territori in cui sopraggiungono. Di conseguenza, sempre secondo l’OMS, il rischio di importazione di agenti infettivi esotici è molto più probabile che si verifichi attraverso viaggiatori regolari e turisti.

Forse non sarà il caso di andare verso un cambiamento culturale oltre che climatico?

 

FONTI | Salute rifugiativettori Italia,