viaggio al termine della gastroenterite - Blog di Francesco Giaroni - MOREMED LA Medicina in uno Scatto

E che diavolo, ero riuscito a passare Farmacologia, dopo notti di sonni inquieti interrotti da balzi sul letto, sudato e ansimante, mentre mi riscoprivo a ripetere usi e costumi della Streptomicina. Avevo superato quel momento critico in cui sentivo distintamente il mio cervello grippare, in cui in doccia sentivo assalirmi da quel senso di colpa perché alla fine, Francesco, cosa perdi tempo a lavarti quando gli antiaritmici non si studiano da soli? E i nomi, onestamente, benzodiazepine e benzotiazepine? Ma lo fate apposta? O Ceftaroline Fosamil che sembra una delle righe dell’oculista?

Bene, mi meritavo un premio per aver vinto quella battaglia, e il mio premio stava affacciato sul Corno D’Oro: un viaggio low-cost a Istanbul.

Unica pecca era che i miei compagni di viaggio avevano organizzato per la prima settimana di marzo, ciò equivaleva perdere i primi quattro giorni di tirocinio a gastroenterologia. Poco male, mi dissi, e istruendo il mio gruppo di tirocinio a non menzionare la faccenda visto che sarei riuscito poi a recuperare le settimane successive con un altro gruppo, partii alla volta dello stretto del Bosforo con l’animo serafico di chi finalmente evade.

La settimana passò una meraviglia, tra le compravendite al Gran Bazar, i fumi di tè alla mela, i richiami dei muezzin e il caos di quella megalopoli non avvertì nemmeno per sbaglio il sentore di quello che si stava tramando alle mie spalle.

Tornato così il lunedì in reparto, il prof fece l’appello e trovandomi presente mi salutò con affetto esclamando “Ah il malatissimo! Sei tornato!”

Ebbi qualche secondo di spaesamento, poi mi accorsi che Emiliano e Mattia dietro di me soffocavano una risata. Giuda traditori.

Scoprii così che quei due, si erano divertiti a comunicare al prof la malattia che mi costringeva a casa durante la settimana precedente e non paghi avevano tenuto un dettagliato bollettino medico in cui sconfortati da una ricaduta che aveva aggravato la mia iniziale febbre, vanificando i miglioramenti del mercoledì, mi avevano chiamato quel venerdì per sincerarsi delle mie condizioni e io avevo risposto con flebile voce che avrei fatto il possibile per essere presente quel lunedì. Ciliegina sulla torta, avevano comunicata che trattavasi di gastroenterite. A un gastroenterologo, lo avevano detto. Doppiamente Giuda, dato che quella mattina venni bersagliato di domande dal prof che era incuriosito dal trovarmi in così ottimo stato dopo una settimana di sofferenze enteriche.

Ero comprensibilmente in crisi, cominciai a cercare di abbozzare risposte sensate (senza mai aver studiato gastro per la cronaca) volendo fare quello che minimizza con una selva di “ma no, sa, il mio medico di base ha detto di non preoccuparmi che non era nulla di che…” mentre lui continuava a torchiarmi sottolineando che per un ragazzo giovane ed in salute una ricaduta così non era del tutto normale e che forse sarebbe stato opportuno fare qualche esame in più per capire cosa fosse stato e io che mi avviluppavo in descrizioni dei sintomi sempre più vaghe e contraddittorie e il mio cervello che si rifiutava di collaborare, anzi remando contro facendo passare in testa un powerpoint dei panorami di Istanbul… insomma, a fine giro visite era oramai palese lui avesse capito e ora si stesse divertendo un mondo a vedermi impacciato mentre mi girava sulla griglia come una bistecca al fuoco lento dell’imbarazzo.

Ma la chicca fu al termine della giornata.

Bene bene, per il recupero direi di fare le prossime settimane. Ma sai, ci sono gli altri gruppi di tirocinio il mattino e sono già in tanti…e al pomeriggio i pazienti riposano… per cui farei i sabati mattina. A sabato allora, mi raccomando, 8 e mezzo puntuale.

Ora il problema non fu il sabato, no, alla fine non era un problema svegliarmi presto e prendere il treno. Il problema era che quel prof aveva il vizio di spiegare mettendo una mano in faccia a chi stava spiegando, come se la conoscenza fluisse anche per il contatto fisico. E fintanto che si è in gruppo si divide questo fardello, da solo le mani sono tutte per te.

E così fu. Sabati mattina e mani in faccia.

È così che ho imparato a temere il Karma.