Autismo e sali d’alluminio: la non correlazione

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Importante componente vaccinale, i composti di alluminio ne aumentano l’efficacia, stimolando il sistema immunitario e permettendo di ridurre la quantità di antigeni necessari per produrre il vaccino e il numero di dosi da somministrare.

Due ricercatori dell’Università della British Columbia (Canada), Christopher Shaw e Lucija Tomljenovic, hanno recentemente prodotto un lavoro sulla presunta tossicità dei Sali di allumino usati come adiuvanti nei vaccini, puntando a dimostrare come questi provochino nei topi sintomi simili a quelli dell’autismo.

Pubblicato sul Journal of Inorganic Biochemistry, la notizia ha avuto riscontro mediatico ridestando le polemiche sull’argomento, ma d’altro lato non hanno tardato, da parte di ricercatori ed esperti, le perplessità in merito ai risultati ottenuti e soprattutto riguardo metodi e modalità adoperate.

Tra le accuse mosse nei confronti della sperimentazione condotta sui topi, vi è l’uso di dosi che non corrispondono a quelle somministrate nei bambini. Inoltre l’inoculazione dell’adiuvante è stata sottocute, e non intramuscolo come da prassi.

In secondo luogo, il metodo a cui i ricercatori hanno fatto riferimento,non è stato considerato accurato per valutare l’attività genetica e gli strumenti statistici non sono affidabili.

Inoltre, nei risultati c’è stata la cancellazione arbitraria dei dati di controllo definiti “scomodi” al fine dello studio, nonché la manipolazione e correzione di grafici, immagini e dati sperimentali maturati durante la ricerca. Lo stesso coautore, Christopher Shaw, di fronte a tale contestazione, si difende sostenendo di non essere stato al corrente della correzione di queste informazioni.

Non di minor importanza, infine, l’aspetto economico, dal momento che i finanziamenti, con assegni di ricerca stimati per 900.000 dollari, sono stati rilasciati da associazioni dichiaratamente no vax e ,quindi,con evidenti conflitti d’interesse.

In seguito alle segnalazioni da parte della comunità scientifica e ad un’attenta attività di analisi, il Journal of Inorganic Biochemistry si dice pronto nelle prossime ore a ritirare il lavoro da tutti gli archivi e a cancellarne la pubblicazione.

Il caso ha sollevato dubbi circa il controllo effettuato sugli studi e sulla loro attendibilità prima ancora della loro pubblicazione, considerato il forte impatto che può avere una notizia sulla comunità intera nonché la valenza scientifica che essa riveste per tutti gli addetti ai lavori.

Un precedente storico

Era il 1998 quando sulla rivista The Lancet comparve un articolo che per la prima volta ipotizzava un nesso tra l’autismo ed il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia (Mpr). L’autore era un medico inglese, Andrew Wakefield, e lo studio riguardava un totale di 12 bambini.

Lo studio ebbe risonanza, ma le successive analisi smontarono l’ipotesi più allarmistica circa il legame fra questa malattia e il vaccino.

Anzi, negli anni seguenti emerse che l’articolo di Wakefield conteneva dichiarazioni deliberatamente false e che il medico era stato finanziato da uno studio legale che assisteva le famiglie di alcuni dei bambini coinvolti nello studio, che avevano un interesse a dimostrare l’esistenza di un legame fra la vaccinazione Mpr e l’autismo.

Molti dei colleghi che avevano firmato lo studio assieme a Wakefield dichiararono solo successivamente che «i dati presentati erano del tutto insufficienti a dimostrare che ci fosse un nesso causale fra la malattia e la vaccinazione».

Nel 2010, un’indagine accertò che il medico aveva anche eseguito sui bambini procedure mediche invasive e dolorose, senza che fosse necessario e senza avere ottenuto l’autorizzazione da un comitato etico. The Lancet ha così ritrattato lo studio e Wakefield è stato radiato dall’Ordine dei medici.

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