Cardiomiopatia di Takotsubo: la sindrome del cuore spezzato

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Cardiomiopatia di Takotsubo: la sindrome del cuore spezzato
Cardiomiopatia di Takotsubo: la sindrome del cuore spezzato

Può la morte del proprio cane causare problemi di cuore? La risposta è sì, e non in senso figurato. La sindrome del cuore spezzato esiste, e si chiama cardiomiopatia di Takotsubo.

Poco dopo la scomparsa del suo cane, una donna di 61 anni affetta da ipertiroidismo e ipertensione si è presentata al pronto soccorso lamentando un forte dolore al torace. I medici erano pronti ad accogliere un paziente con attacco cardiaco. Le analisi svolte al Memorial Hermann Heart & Vascular Institute, Texas Medical Center, hanno tuttavia rivelato che non si trattava di un arresto cardiaco in atto, ma della sindrome di Takotsubo.

La cardiomiopatia di Takotsubo (CT) è una sindrome cardiaca acuta che simula l’infarto miocardico. I tratti caratteristici della malattia sono un aumento degli enzimi cardiaci, un tracciato ST elevato all’elettrocardiogramma e la comparsa dei classici sintomi toracici ischemici. Le donne affette da questa patologia mostrano anche un rigonfiamento transitorio a forma di pallone dell’apice del ventricolo sinistro e della parte media del ventricolo. La sindrome è stata riconosciuta per la prima volta in Giappone e da allora si sono rilevati casi in tutto il mondo.

In genere la sindrome si presenta principalmente in donne in menopausa, tra i 55 e i 75 anni. Anche se la causa non è ancora del tutto conosciuta, questa cardiomiopatia compare in seguito ad un forte stress emotivo, come la perdita di una persona amata. In questo caso l’evento scatenante sembrerebbe essere la morte di un animale domestico.

La donna aveva un legame emotivo profondo con Meha, l’amico a quattro zampe che le aveva fatto compagnia per 9 anni, era come una figlia per lei. Ma la scomparsa del cane dopo una lunga malattia è stata probabilmente la punta dell’iceberg in un periodo molto stressante.

La patologia viene di solito trattata con la somministrazione di farmaci beta-bloccanti, inibitori dell’enzima angiotensina-convertasi e altri farmaci come l’aspirina e diuretici. In poche settimane è possibile un recupero completo, in rari casi si può arrivare alla rottura del ventricolo sinistro e quindi alla morte improvvisa.

Il caso, pubblicato recentemente nel New England Journal of Medicine, non è di certo il primo di sindrome da cuore spezzato in seguito alla morte di un animale domestico. E’ comunque un esempio particolarmente elegante di una condizione che fino a pochi anni fa non trovava nessun riscontro scientifico.

Non è una sorpresa che gli animali domestici possano avere un impatto importante sulla nostra salute, emotiva e fisica. Chiunque abbia la fortuna di avere al proprio fianco un amico a quattro zampe sa quanto possa essere terapeutica la loro presenza.

Nonostante la perdita di Meha le abbia letteralmente spezzato il cuore, la donna del Texas ha dichiarato che continuerà ad avere animali domestici. Non sarà di certo il mal di cuore a fermarla.

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