Epatopatia da erbe mediche: allarme negli USA

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Epatopatia da erbe mediche: allarme negli USA
Epatopatia da erbe mediche: allarme negli USA

L’epatopatia da farmaci

Il fegato per mezzo delle sue cellule parenchimali, gli epatociti, svolge centinaia di attività fondamentali per l’omeostasi e il metabolismo del nostro organismo. In virtù della sua singolare doppia vascolarizzazione (arteriosa dall’arteria epatica e venosa dalla vena porta) esso riceve tutta una serie di sostanze di provenienza  intestinale e sistemica tra cui farmaci e alcool alla cui metabolismo e detossificazione esso è adibito.

Negli ultimi decenni in virtù della transizione sanitaria che vede sempre una maggiore predominanza di patologie croniche rispetto a quelle acute, il consumo di farmaci è aumentato in maniera esponenziale: diabete,patologie cardiocircolatorie, dislipidemie, ad esempio, sono condizioni che richiedono una somministrazione multipla e continua di farmaci.

Ecco dunque che le epatopatie da farmaci rappresentano una situazione da monitorare attentamente e che ha ultimamente attratto l’attenzione degli esperti più di altre condizioni già note e non meno gravi come le epatopatie virali acute e croniche, l’epatopatia da alcool e l’epatopatia autoimmune.

Il numero di farmaci epatotossici è davvero enorme: in generale qualsiasi farmaco metabolizzato dal fegato e con basso indice terapeutico (un farmaco ha basso indice terapeutico quando basta eccedere poco la dose efficace per far sì che insorgano problemi di tossicità) può essere causa di epatopatia.

Le categorie principali di farmaci epatotossici sono molti antibiotici, molti farmaci antiepilettici, alcune statine e i diffusissimi FANS (Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei). Per alcuni farmaci il meccanismo epatolesivo è dose dipendente, altre volte la tossicità si estrinseca a dose terapeutica sulla base di una suscettibilità individuale su base genetica (polimorfismi, assetto Citocromi P450…).

Il concetto della tossicità da farmaci è legato a tre componenti:

  • Il potenziale tossico del farmaco e/o dei suoi metaboliti: quest’ultimi a volte sono più tossici del farmaco di origine, come nella tossicità dose dipendente da paracetamolo
  • I fattori genetici: essi possono riguardare vari aspetti come il metabolismo del farmaco, la sua detossificazione e la capacità di esportare i metaboliti tossici
  • I fattori ambientali come l’interazione con altri farmaci, la sovrapposizione con il danno da etanolo, l’età.

“Herbal medicine” e i suoi rischi (sottovalutati)

Oggi per “Herbal Medicine” si intende consideriamo l’utilizzo di sostanze che ricorrono a dei principi naturali estratti da erbe varie e che vengono  vendute liberamente senza alcun controllo né prescrizione dimostrando quanto di fatto  non vengano considerati farmaci. Ma in realtà essi rientrano nella definizione di farmaco  cioè di agenti fisici in grado di influenzare il protoplasma vivente e dei farmaci a quanto pare condividono anche la potenziale tossicità: a livello epatico le conseguenze possono essere gravissime e comprendono epatiti acute e croniche, epatiti fulminanti, fibrosi, malattia veno-occlusiva, cirrosi, colestasi, colangite.

A tal riguardo arrivano i dati  comunicati al Drug Induced Liver Injury Network americano, formato da sei centri clinici in tutto il paese che riuniscono le segnalazioni: oltre il 20% dei casi di danno al fegato riportati negli Stati Uniti è attribuibile ai supplementi dietetici e a base di erbe, o meglio ad etichette non completamente veritiere. Questi dati vanno contestualizzati alla realtà USA caratterizzata dall’amplissimo ricorso ad integratori alimentari di vario genere ed utilizzo, per un mercato complessivo di vari miliardi di dollari. Il problema vero è che quasi il 50% delle persone utilizza questi prodotti senza consultare il medico perché li ritiene totalmente benefici (per migliorare le prestazioni sportive, sessuali o a scopi dimagranti) e privi di qualsiasi effetti collaterali.

Queste convinzioni sono però distrutte da uno studio presentato al più grande congresso sulle malattie del fegato in corso a Washington: quasi 9500 specialisti da tutto il mondo, evidenziano che, da una parte ingredienti che non compaiono in etichetta, dall’altra un abuso – o comunque un uso non ragionevole- di queste sostanze possano danneggiare gravemente il fegato. I numeri sono allarmanti: le analisi cliniche non hanno trovato il contenuto dichiarato in etichetta in più della metà dei campioni forniti dai pazienti.  Nell’80% dei prodotti analizzati per bodybuilder non c’è alcuna corrispondenza tra contenuto reale e quello spacciato sull’etichetta, percentuale che “scende” al 72 per i dimagranti.

Un altro studio presentato sempre a Washington ha presentato l’analisi chimica di 45 campioni di prodotti ayurvedici (33 in forma solida e 14 liquidi) utilizzati da 94 pazienti arrivati in ospedale con danni epatici. In 33 casi questi danni sono stati correlati all’uso di questi prodotti che, sottoposti ad analisi di contenuto sono stati scoperti “contaminati” da arsenico, cadmio, mercurio, piombo e antimonio in percentuali variabili, ma alte, fino al 56%.

Prospettive e conclusioni

Ovviamente la prima risposta deve essere quella delle attività regolatorie, quindi controlli stringenti su prodotti che possono avere effetti anche letali, con danni epatici tali da portare al trapianto dell’organo. A tal riguardo rientra la creazione di Livertox, sito governativo statunitense che raccoglie le segnalazioni di medici e pazienti e – prodotto per prodotto – indica possibili criticità sul fegato di supplementi dietetici a base di erbe.

In Italia, per fortuna, il problema non è così importante come negli USA ma senza dubbio anche nel nostro Paese sta crescendo in modo vertiginoso l’utilizzo di queste sostanze e di pari passo deve crescere l’attenzione a riguardo: sarà compito dei medici riflettere di fronte ad un paziente con segni e sintomi di danno epatico e valutare nella diagnosi anche la possibile tossicità da integratori “naturali”. Ancor più importante è però la prevenzione e ricorrere a consulenza medica anche prima di intraprendere l’assunzione di integratori e prodotti naturali, senza lasciarsi fuorviare dalla loro ampia e spesso bugiarda publicizzazione né dai consigli di personale non qualificato.