L’emicrania lesiona il cervello

21793

L’emicrania è da sempre un grande fardello, in termini personali, sociali ed economici,  che comporta un altissimo numero di assenze dal lavoro, di ospedalizzazioni e di terapie croniche, spesso insoddisfacenti.

Funzionale o strutturale?

L’emicrania è clinicamente distinta tra “con” e “senza” aura: si definisce aura l’insieme di sintomi e segni neurovegetativi che accompagnano e spesso precedono il mal di testa. Si tratta più spesso di fotofobia, vertigini, vomito e sudorazione algida. Raramente possono presentarsi manifestazioni più gravi, come assenze, spasmi, disosmie.

In una vasta metanalisi, confermata successivamente con altri studi osservazionali, i ricercatori hanno dimostrato che l’emicrania, da sempre considerata una patologia funzionale, provoca nel tempo lesioni anatomiche, confermando sempre più l’ipotesi che le patologie funzionali abbiano componente strutturale.

Le lesioni di carattere aspecifico riscontrate e indagate con la risonanza magnetica sono:

  • Perdita di omogeneità della materia bianca
  • Lesioni microinfartuali silenti della materia grigia
  • Riduzione della massa complessiva cerebrale

La terapia non previene i danni

Sebbene non sia stato indagato il significato di queste anomalie specificatamente nel paziente con emicrania, la letteratura indica un maggior rischio di ictus e di TIA in pazienti con tali lesioni. Quindi, se non si può affermare che l’emicrania sia un fattore di rischio certo per eventi cerebrovascolari, sembra ragionevole supporlo. È, inoltre, interessante notare che la riduzione della massa cerebrale avviene in maniera molto simile alla demenza di Alzheimer e che tutte queste lesioni siano più frequenti nell’emicrania con aura.

Sembra che i danni siano indipendenti dalla terapia (antiinfiammatori, triptani, sedativi), da sempre ovviamente considerata sintomatica. Questo dato conferma appieno la parzialità dell’approccio terapeutico ad una patologia diffusissima che non ha criteri e scale quantitative oggettive e che si basa sulla sola percezione del sintomo. Questo approccio sembra, tuttavia, destinato a cambiare con l’evoluzione delle metodiche di imaging e nel futuro, con il perfezionamento della RMN funzionale, si potrebbe arrivare ad identificare le cause e raggiungere una terapia eziologica e non sintomatica.

FONTI: 1; 2