La relazione fra HCV, HBV, HIV e droghe nel mondo

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L’uso di droghe per via iniettiva e la prevalenza del virus dell’Epatite B, dell’Epatite C e di HIV nelle persone che si iniettano sostanze stupefacenti sono al centro di una indagine enorme appena pubblicata su The Lancet Global Health.

Sono 55671 gli studi revisionati e 4471 i database messi al vaglio, senza contare i contributi richiesti singolarmente ad agenzie ed esperti della tematica. Un lavoro necessario, che fissa finalmente i numeri delle infezioni virali dovute all’iniezione di droghe nel mondo degli ultimi anni.

Condividere gli strumenti per l’iniezione di droghe è un determinante fondamentale del carico di malattia a livello globale, e i numeri di questa multistage systematic review forniscono prova e controprova di questa tesi.

Di chi stiamo parlando

Al 5 Giugno 2017, in 179 paesi su 206 totali è stata riportata l’evidenza dell’utilizzo di 2017 droghe per via iniettiva. E questi 179 paesi contengono il 99% della popolazione mondiale di un’età compresa fra i 15 e i 64 anni. Nel 2015 ne facevano uso 15,6 milioni di persone, sparse in tutto il mondo, di cui 3,6 milioni sono donne. Nella sola Europa Occidentale, sono 1.009.500 le persone che si iniettano droghe.

Gli autori sottolineano in più frangenti quanto varino le caratteristiche che descrivono l’utilizzatore di droga tramite iniezione da una regione all’altra del globo. Non è un semplice vezzo epidemiologico: questo studio è pensato come uno strumento per politiche sanitarie a livello sia locale che più ampio. Il tema, ben lontano dall’essere un esercizio dialettico da talk show, è d’una gravità assillante: fra queste persone 2,8 milioni sono HIV positive, e la percentuale più alta di infetti con HIV tra chi fa uso di droghe tramite siringhe è stata riscontrata nell’Europa dell’Est (ed in America Latina).

L’Europa Occidentale non offre nemmeno lei un panorama fiabesco: nei suoi territori e paesi vivono 46.000 persone che usano iniettarsi droga e sono HIV positive; oltre alle 537.000 che sono risultate positive al virus dell’Epatite C. Non si può sottovalutare nemmeno la presenza di 32.000 individui che oltre ad iniettarsi la droga sono positive alla presenza al virus dell’Epatite B.

 

In questa immagine è mappata la percentuale degli individui HIV positivi fra coloro che fanno uso di droghe per via iniettiva, paese per paese. Spicca, costantemente nell’occhio del ciclone mediatico per via dei suoi stravolgimenti di politica interna, la Spagna: qui il virus HIV è stato rinvenuto fra il 20 ed il 40% di tutti quelli che usano siringhe per assumere droga.

La positività per il virus dell’epatite B è risultata invece essere maggiore nell’Est ed il Sud Est Asiatico, seguito da paesi anche molto lontani fra loro come la Repubblica Ceca o l’Egitto. In tutto il mondo sono 1,4 milioni le persone che, sempre iniettandosi la droga, sono positive al virus. All’epatite C invece sono state esposte 8,2 milioni di persone, sempre in questa coorte particolare: persone che assumono droga tramite iniezione.

Il valore di questo studio

Potrebbero bastare queste cifre a smuovere una sensibilità politica attenta, ma lo studio va oltre: caratterizza anche socio demograficamente queste persone che utilizzano droghe iniettandosele. Oltre alla cifra delle positività virali, che di per sé non da indicazioni particolari su quali siano le fasce più sensibili, questo valore aggiunto delle studio permette di focalizzare i gruppi a rischio. Un’azione di politica sanitaria ed attività di sanità pubblica possono indirizzarsi più precisamente: non è più come cercare un ago in un pagliaio.

Per esempio nel Nord America il 50,3% delle persone che fanno uso di droghe iniettate hanno vissuto l’esperienza della perdita della dimora o vivono in condizioni di instabilità domiciliare. L’esperienza del carcere invece, nell’Europa dell’Est, è un fattore comune al 35,7% di queste persone. E le droghe più iniettate, e questo a livello globale, sono gli oppioidi (eroina, morfina, metadone…).

Per poter meglio muoversi nella moltitudine di dati, all’interno dello studio un’appendice di pagine e pagine riporta tabelle con i dati paese per paese.

Nessuno Escluso

Presentando i propri risultati i ricercatori tengono a sottolineare alcune note importanti ricavate dallo studio. Innanzitutto, i paesi ad alto reddito non si credano dispensati da nessuna azione di sanità pubblica. Se le persone che fanno uso di droghe tramite iniezione sono risultate a maggior rischio di incarcerazione, arresto, sfruttamento sessuale, instabilità domiciliare, e tutte associate con una maggior possibilità di trasmettere i blood-borne virus (parliamo di HBV, HCV e HIV), questi eventi si fanno più comuni proprio nei paesi più ricchi. Il Nord America è caso esemplare. E sono sempre più utilizzatori che salgono d’età, e di sesso femminile, quest’ultimo dato è vero in particolar modo se comparato con quelli registrati in paesi a medio-reddito.

C’è una nota di speranza che schiarisce la visione di una realtà così vasta e dolente: l’accesso ai trattamenti per la dipendenza dalla droga è ora uno dei “Sustainable Development Goal” per il 2030. L’obiettivo è attivare programmi di prevenzione ed eliminazione in particolar modo di HIV. L’imperativo da ora è investire in programmi di siringhe e aghi sterili, di minimizzazione del rischio, di garantire risorse ai trattamenti per chi vive con HIV o HCV.

E in una sessione speciale dell’Assemblea Generale sullo stato del problema delle droghe a livello mondiale nel 2016 agenzie come OMS, UNODOC hanno dato il loro fermo sostegno ai programmi in grado di rendere più accessibili tutte queste proposte alle persone che fanno uso di droghe, ed in particolare per via iniettiva.

L’obiettivo, in lontananza, si vede. Ora bisogna tracciare la strada, un passo (urgente) dietro l’altro.

FONTE | articolo The Lancet