Toccati le tette, non te ne pentirai!

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Ogni anno vengono diagnosticati circa 50.000 casi di tumore al seno e attualmente risulta essere la prima causa di morte oncologica in donne con età inferiore ai 50 anni. Tuttavia, le continue campagne divulgative, l’aumentata sensibilità per l’argomento da parte della classe medica unite alle continue scoperte scientifiche, permettono ogni anno un calo della mortalità di circa l’1%.

Diagnosi precoce: una grande alleata

Sicuramente, se oggi si muore meno che in passato, una medaglia al merito va data agli esami di screening per la diagnosi precoce e all’identificazione dei fattori di rischio (di questo se ne parla in maniera più approfondita nel nostro articolo “Tumore al seno- Fattori di rischio, prevenzione ed ereditarietà” ).

La diagnosi precoce in ambito senologico viene attuata su più livelli che partendo dal basso sono l’autopalpazione, la visita senologica e gli esami strumentali (mammografia, ecografia e risonanza magnetica) a cui si aggiunge il test genetico in particolari categorie.

L’autopalpazione deve iniziare a partire dai 20 anni e deve essere eseguita ogni mese tra il 7° e il 14° giorno del ciclo. Questo permetterà alla donna di conoscere sin da subito il suo seno, sia all’osservazione che alla palpazione, potendo così cogliere rapidamente qualsiasi cambiamento: retrazione del capezzolo, alterazioni cutanee, cambiamenti nella forma del seno, perdita di secrezioni ematiche o sieroematiche dal capezzolo e presenza di noduli.

La visita senologica consiste in un esame clinico che non richiede particolari strumenti. Il medico dopo un’accurata anamnesi prosegue con l’ispezione e la palpazione del seno. Se non strettamente necessaria nelle giovani donne, la visita senologica è fortemente consigliata annualmente in donne che hanno superato i 40 anni.

Gli esami strumentali risultano parecchio efficaci nella diagnosi precoce del tumore al seno. Regina è la mammografia ma ad essa si affiancano l’ecografia e la risonanza magnetica. Nessuno dei tre esami è invasivo. Proprio quest’ ultimo motivo dovrebbe spingere le donne, superati i 40 anni, a sottoporsi annualmente ad una mammografia a scopo preventivo.

Una menzione a parte meritano i test genetici. Qui è il medico, solo dopo un’attenta anamnesi della donna, a valutarne la loro necessità. Questo non è tanto uno strumento per la diagnosi precoce quanto uno strumento in grado di fornire informazioni sul rischio di presentare un tumore della mammella nel corso della vita. Le mutazioni coinvolte sono essenzialmente quelle del gene BRCA1 e BRCA2 e una volta accertata la mutazione due sono le strade percorribili: la stretta osservazione della donna (già in giovane età) o la chirurgia preventiva.

Video su come eseguire una corretta autopalpazione del seno:

 

Le false credenze

Anche nell’ambito delle neoplasie del seno ci sono delle credenze che non hanno alcuna base scientifica.

Iniziamo dicendo che le forme iniziali della neoplasia non provocano dolore (solo nello 0,4% dei casi) che invece è spesso correlato alle fisiologiche variazioni ormonali del ciclo mestruale.

Inoltre, né la mastopatia fibro-cistica, né la biopsia e tantomeno le protesi estetiche aumentano il rischio di sviluppare un tumore della mammella. Allo stesso modo, non vi è alcuna prova scientifica che faccia rientrare tra i fattori di rischio l’uso di deodoranti o la depilazione ascellare.

Infine, i markers tumorali CEA e CA15.3 non sono indicatori diagnostici mentre le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 indicano un aumentato rischio (tra il 40 e il 65%) e non una certezza di sviluppare un tumore del seno.

Ricordiamoci inoltre che il tumore della mammella non colpisce solo le donne ma, se pur raramente, può presentarsi anche nel sesso maschile.

Quindi palpatevi e fatelo fare anche al vostro medico, non ve ne pentirete. Può salvarvi la vita!

Le parole più belle che uno possa desiderare di sentire non sono più ‘Ti amo’, ma ‘Non si preoccupi, è benigno!”. – Woody Allen

 

FONTI| AIRCFondazione Veronesi