Vaccinare è un vantaggio per l’economia

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Vaccinare fa bene all’ economia.

E’ la conclusione cui giunge uno studio che ha analizzato i benefici economici di 10 vaccini in ben 73 paesi a medio e basso reddito. Basandosi su alcuni studi precedenti pubblicati nel 2013, lo studio presentato questo Settembre è stato patrocinato dall’Alleanza Mondiale per Vaccini e Immunizzazione (GAVI), una coalizione di enti pubblici e privati di cui fanno parte tra gli altri l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Bill & Melinda Gates Foundation.

L’obiettivo del lavoro era analizzare i vantaggi economici dell’immunizzazione.

I dati

I 73 paesi avevano tutti un PIL minore di 1000 dollari e hanno ricevuto gli aiuti di GAVI per combattere dieci patogeni: Haemophilus influenzae tipo b, Papillomavirus umano,  Neisseria meningitidis sierogruppo A, Rotavirus , Streptococcus pneumoniae, virus della Febbre gialla, virus dell’Epatite B, dell’ encefalite giapponese, del Morbillo e della Rosolia.

GAVI si è basato su statistiche raccolte negli anni, confrontandole con altri studi, per poter dipingere un quadro degli effetti che le vaccinazioni hanno sull’economia passata, presente e futura.

Questa stima in termini economici è stata possibile grazie ad un approccio al costo delle malattie calibrato da una prospettiva sociale. I numeri riguardanti i costi di trattamento, confrontati con le cifre che descrivono le perdite di produttività nei vari paesi, sono stati ricavati calcolando i casi di malattia, di decesso e di disabilità dovuti ad ognuna delle dieci malattie di cui sono distribuiti i vaccini.

Ad esempio, per un bambino malato, la persona responsabile della sua cura può perdere mezza giornata di produttività (ovvero di lavoro) per una visita ambulatoriale. Ma può pure assentarsi per una giornata intera, se questo bambino viene ospedalizzato.

Le cifre (enormi)

Tra il 2001 e il 2020, l’uso di questi 10 vaccini impedirà circa 20 milioni di morti, 500 milioni di casi di malattia e 9 milioni di esiti in disabilità a lungo termine. Si stima che per il 2020, le vaccinazioni in questi 73 paesi permetteranno di risparmiare 350 miliardi di dollari che verrebbero altrimenti spesi o persi a causa delle malattie. Dal 2011 al 2020, solo in trasporto dei malati si potrebbero perdere dai 240 ai 490 milioni di dollari. Solo in trasporto.

Dei 73 paesi in questione, qualcuno va tenuto d’occhio più degli altri. E sono Bangladesh, India, Indonesia, Nigeria e Pakestan: questi cinque paesi presentavano le coorti di nascituri più grandi. Da soli, grazie alle vaccinazioni, si stima saranno responsabili del risparmio di più della metà del costo totale, fra il 2011 e il 2020, delle 10 malattie studiate. Non è solo una cifra: è un focus strategico per chi si occupa di salute globale ed ha a cuore la stato di salute di società anche lontane.

Lo studio, come immaginabile, presenta pure una serie di debolezze, in gran parte dovute all’enormità della mole di dati. Alcuni modelli utilizzati risultano solo statistici, per penuria di dati o scarsità di fonti. Altrove, per esempio durante il processo di elaborazione, non è stato possibile calcolare gli effetti dell’immunità di gregge. Non si è potuto neanche distinguere l’età di somministrazione del vaccino: ritardi e somministrazioni dopo l’infanzia tendono a diminuire l’impatto economico della vaccinazione.

Nonostante i limiti, lo studio apre una prospettiva inedita sui benefici delle vaccinazioni. Una prospettiva che può fare la differenza per policymakers e stakeholders, sempre così attenti e responsivi alle questioni di portafoglio.

FONTI|Lo studio