Chi sbaglia paga: tasse sullo stile di vita

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Sempre più ci si appoggia a politiche fiscali per ridurre quelle condotte che sono alla base delle patologie più frequenti della nostra società.

Il substrato

Ormai nella moltitudine delle lezioni di tutti coloro che opereranno nella sanità, su tutte le testate giornalistiche o programmi tv che hanno uno spazio dedicato alla salute una è la frase che viene ripetuta come un mantra: le principali cause di morte sono ad oggi le patologie cardiovascolari e i tumori. Tutte patologie che vedono tra i fattori di rischio l’uso ed abuso di: zuccheri semplici, grassi saturi ed idrogenati, alcool e tabacco.

In realtà allargando il campo possiamo dire che uno dei problemi che maggiormente sta impegnando i sistemi sanitari di tutto il mondo è il costante aumento della popolazione affetta da patologie croniche. Questo non solo per motivi prettamente medici ma anche socio-economici (l’Università di Tor Vergata ha stimato che l’impatto economico dell’obesità sia di circa 2,5 miliardi di euro l’anno).

Le patologie croniche necessitano di un modello di assistenza basato soprattutto sulla prevenzione, sul controllo costante di chi già presenta la malattia e sul controllo del territorio e che quindi risulta essere dispendioso in termini di costi per il SSN.

Proprio per quanto riguarda la prevenzione l’OMS tra i tanti strumenti utili ha inserito all’ interno del “Piano globale per la prevenzione ed il controllo delle malattie non trasmissibili” l’uso di politiche di tassazione.

Cosa sono le politiche di tassazione

Sono provvedimenti fiscali che prevedono un aumento del prezzo di circa il 20% su alimenti e sostanze che rientrano tra i protagonisti dell’etiopatogenesei nelle principali patologie croniche. Tra queste tassazioni ritroviamo quelle sulle bibite zuccherate, tabacco o alimenti ricchi in grassi saturi.

Il razionale su cui si basa ciò è quello di indurre una riduzione nel consumo dei prodotti tassati, l’aumento dei ricavi dello Stato (che potrà reindirizzarli al SSN) senonché stimolare il consumatore a prediligere alimenti più salubri.

Diamo i numeri

In Egitto, nel 2010 le tasse sulle sigarette sono aumentate del 46%, portando ad una contrazione delle vendite del 14% e ad un incremento delle entrate del 151% in due anni.

In Ungheria dal 2011 è in vigore una tassa sulle bibite zuccherate, i consumi sono scesi in media del 27%.

Anche in Messico nel 2014 è stata introdotta una tassa sulle bevande zuccherate che ha portato ad una riduzione dei consumi del 6% nel primo anno, con una punta del 17% tra i gruppi meno abbienti.

La Danimarca invece nel 2011 è stata la prima ad introdurre la “fat tax” (tassazione su tutti gli alimenti contenenti una quota di grassi saturi superiore al 2,3%). La tassa, secondo uno studio condotto dall’Università di Copenaghen, aveva ridotto del 6% il consumo di grassi saturi e indotto un calo complessivo del consumo di oli e grassi del 10-12%. Tuttavia, dopo poco più di un anno è stata abolita perché definita dannosa per il mercato e per la competitività delle imprese.

Critiche alla tassazione

Tutti i governi che hanno introdotto o tentato di introdurre tasse di questo tipo si sono trovati a dover affrontare delle ingerenze con aziende del settore alimentare e del tabacco che presentavano perplessità di natura economica (minore entrata fiscale) e sociale (perdita di posti di lavoro ed iniquità della tassa).

In realtà queste perplessità sono state smentite dall’OMS e dalla Banca Mondiale dimostrando che se ben programmati questi interventi di natura fiscale riescono a colpire nel segno sia in ambito sanitario (come precedentemente visto), sia in ambito economico con l’auspicato aumento dei ricavi (potendo destinare i proventi al SSN).

Conclusioni

I mezzi di prevenzione e di controllo della maggior parte delle malattie croniche sono già noti e sperimentati ed è fondamentale che tutti i Paesi li mettano in pratica.

In questo contesto quindi la tassazione dei comportamenti fonte di rischio per l’insorgenza delle principali patologie croniche non deve essere considerata come la panacea di tutti i mali ma solo un ulteriore strumento dell’armamentario da cui attingere.

Ai governi spetta la responsabilità di aiutare i cittadini a vivere sani e a lungo. Non basta consigliare di non fumare, di mangiare frutta e verdura e di fare regolarmente esercizio fisico. Dobbiamo creare scuole, comunità, posti di lavoro e mercati che rendano possibili queste scelte. […] Sono convinto, e i dati lo dimostrano, che esista un legame inscindibile tra salute, sviluppo economico e riduzione della povertà.” – Ex Presidente della Repubblica federale di Nigeria.

 

FONTI | Dati Who, approfondimento tasse multinazionali, dati malattie croniche, quotidiano sanità