La strana storia della sensibilità al glutine

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La strana storia della sensibilità al glutine
La strana storia della sensibilità al glutine

L’uomo è ciò che mangia” o almeno così teorizzò il filosofo Ludwig Feuerbach nel XIXo secolo, riferendosi al fatto che per migliorare un popolo era necessario iniziare dalle cose più semplici e da cui dipendeva la sua stessa esistenza: il cibo.

Sebbene Feuerbach non venga considerato un luminare delle scienze dell’alimentazione, è indubbio che la medicina moderna ha fatto tesoro di questa frase, inserendo nel processo terapeutico dell’individuo anche l’attenzione al cibo che consuma.

Questa attenzione arriva, addirittura, a diventare terapia: è così per chi, nella propria vita si è imbattuto in una patologia correlata all’assunzione di glutine.

Glutine, ma che confusione!

Celiachia, intolleranza o sensibilità, la terminologia è vasta e non si riferisce ad un’unica patologia, ma ad un insieme di condizioni che trovano nel glutine il loro comun denominatore.

Sebbene la celiachia e l’intolleranza al glutine siano condizioni più o meno conosciute anche dai “non addetti ai lavori”, poco ancora si sa della “sensibilità al glutine non celiaca” (NCGS) che, nonostante vari articoli mettessero in dubbio la sua fondatezza, ultimamente è risalita agli onori della cronaca scientifica grazie ad uno studio pubblicato sul giornale “Gastroenterology”.

La definizione di “Sensibilità al glutine non celiaca”

Della condizione di sensibilità al glutine non celiaca, ce ne siamo già occupati in questo articolo.

Lo studio

Peter Gibson della Monash University e il suo team si sono interessati attivamente alla NCGS, dapprima pubblicando nel 2014 uno studio che identificava un gruppo di molecole come responsabili di condizioni di irritabilità intestinale e ora, nel 2017, indicando questo gruppo di molecole come responsabile della suddetta condizione.

Nello studio del 2014, Gibson e il suo team dimostrarono come alcuni particolari tipi di carboidrati a catena corta, denominati FODMAP (Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyols) e presenti nel grano assieme al glutine, potessero indurre sintomi di irritabilità intestinale tipici della NCGS.

Nei soggetti dello studio che assumevano cibi a ridotto contenuto di FODMAP i sintomi si riducevano fino a scomparire.

Ora, nello studio del 2017, i ricercatori della Monash University hanno identificato nei fruttani la classe di FODMAP causante i sintomi e, colpo di scena, sembrano essere loro i colpevoli della NCGS, scagionando il glutine, l’indiziato originale.

Per arrivare a questo risultato è stato condotto un trial clinico in cui sono stati reclutati 59 soggetti a cui non era mai stata diagnosticata celiachia, ma che seguivano comunque un regime alimentare a zero contenuto di glutine.

Ai soggetti sono state assegnate 3 tipi di barrette energetiche: un tipo di barrette contenenti glutine e non fruttani, un tipo di barrette contenenti fruttani e non glutine, e un terzo non contenente alcuna delle 2 molecole (il controllo/placebo).

I partecipanti poi, divisi in tre gruppi, avrebbero dovuto assumere ogni 7 giorni (e per un totale di 3 settimane) un particolare tipo di barrette energetiche (non sapendo quale tipo e cosa contenesse), andando ad annotare in un particolare diario in quale settimana si presentavano i sintomi di irritabilità intestinale.

Al termine dello studio, i ricercatori hanno notato che nella settimana in cui i partecipanti assumevano la barretta contenente i fruttani, i sintomi tipici della NCGS, quali gonfiore e intestino irritabile aumentavano del 13-15% in più rispetto alla settimana in cui si assumevano barrette contenenti glutine o quelle placebo.

Grazie a questo studio, che rimette in discussione questa particolare condizione, è possibile capire perché nei soggetti che molto spesso ritengono il glutine responsabile dei propri fastidi gastrointestinali, i sintomi non scompaiano pur interrompendone l’assunzione: i fruttani infatti, sono presenti in tantissimi altri cibi oltre il grano.

Fonte | Fructan, Rather Than Gluten, Induces Symptoms in Patients With Self-reported Non-celiac Gluten Sensitivity