Una pozione medievale contro il superbatterio MRSA

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“Pestare aglio e cipolla in pari quantità in un mortaio per circa due minuti. Aggiungere 25 ml di vino inglese. Unire sali biliari dissolti in acqua distillata e conservare per 9 giorni a 4 gradi”.

Non è la ricetta di un piatto destinato a deliziare palati raffinati, né tantomeno una pozione magica tratta da un libro di stregoneria. Si tratta, piuttosto, di una miscela, risalente al Medioevo, dimostratasi capace di uccidere lo Stafilococco Aureo Meticillina – Resistente (MRSA), agendo su biofilm formatisi in vitro, in modelli murini di infezione cronica da MRSA.

È quanto emerso da uno studio condotto presso l’Università di Nottingham, i cui risultati sono stati presentati in occasione della Conferenza Annuale della Società di Microbiologia a Birmingham, suscitando notevole stupore e catalizzando l’attenzione sull’antibiotico – resistenza, una problematica che diviene sempre più preoccupante in ambito sanitario, ma che potrebbe trovare una soluzione attingendo informazioni preziose dai testi medievali.

Antibiotico – resistenza: il punto della situazione

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha più volte suonato l’allarme sulla resistenza agli antibiotici, fenomeno ormai ampiamente diffuso su scala mondiale. L’ultimo allarme dell’OMS è dei giorni scorsi: “Misuse of antibiotics puts us all at risk.

Viene nuovamente sottolineato come l’abuso di somministrazione possa favorire lo sviluppo di resistenze a varie classi di antibiotici, rendendo le infezioni più difficili da trattare per qualsiasi paziente, di ogni fascia d’età.

Per quanto possa essere un processo naturale, già preannunciato nel 1945 da Alexander Fleming, in occasione della Cerimonia di conferimento del Nobel, l’antibiotico – resistenza può essere favorita o accelerata da condotte terapeutiche scorrette e inadeguate, quali:

  • Uso di antibiotici per il trattamento di infezioni virali, nelle quali non hanno alcuna utilità;
  • Prescrizione di terapia antibiotica a scopo preventivo;
  • Somministrazione a dosi inferiori o in tempi diversi rispetto a quelli raccomandati;
  • Dosi elevate di antibiotici inoculati negli animali da allevamento, con la diffusione del farmaco nell’ambiente tramite lo sterco e le falde acquifere, e la conseguente desensibilizzazione dei batteri.

Antibiotico – resistenza: i dati epidemiologici

In base ai dati presentati a gennaio 2017 dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), che fanno riferimento al rapporto “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2015”, risulta essere sempre più preoccupante la presenza di resistenze nei batteri Gram – negativi. In particolare, continua ad aumentare la resistenza in due specie di batteri sotto sorveglianza, Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae, responsabili di infezioni urinarie, sepsi e di altre infezioni nosocomiali. Hanno mostrato, in base all’ultimo rapporto, un aumento nelle percentuali di resistenza alle cefalosporine di terza generazione, ai fluorochinoloni e agli aminoglicosidi, resistenze che sono spesso associate tra di loro generando batteri multi – resistenti, causa di infezioni difficilmente trattabili.

È stata registrata, invece, un’inversione di tendenza riguardo i batteri Gram – positivi: negli ultimi anni, la percentuale media di Staphylococcus Aureus resistente alla Meticillina (MRSA) ha mostrato un trend di diminuzione (dal 18.2% nel 2012 al 16.8% nel 2015), anche se rimane tuttora una priorità di sanità pubblica considerando che in 8 Paesi su 30 le percentuali di resistenza superano il 25%.

Come evidenziato dall’OMS, un uso corretto degli antibiotici e la promozione di misure di controllo attuate su tutti i livelli della sanità sono i principali mezzi attraverso i quali è possibile prevenire la selezione e la diffusione di batteri antibiotico – resistenti.

Consumo di antibiotici

Ogni anno, lo European Surveillance of Antimicrobial Consumption Network (Esac-Net) pubblica i dati sul consumo di antibiotici nei 28 Paesi dell’Unione europea più Islanda e Norvegia. Nel 2015, il consumo di antibiotici per uso sistemico nella comunità è stato di 22,4 DDD/1000 abitanti/die (Dose Definita Giornaliera), mentre in ambito nosocomiale è risultato di 2,1 DDD/1000 abitanti/die. Sono dati che non differiscono significativamente rispetto agli anni precedenti, ma mostrano un trend che non accenna a diminuire.

Di questo passo, le infezioni batteriche sono destinate ad aumentare esponenzialmente: entro il 2050 potrebbero arrivare a mietere 10 milioni di vittime all’anno in tutto il mondo. A farne le spese sono, più di tutti, neonati e bambini. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Lancet, nel 2013 circa 58 mila neonati sono morti per infezioni sostenute da batteri resistenti agli antibiotici.

Il “superbatterio” MRSA

Si tratta di un tipo di stafilococco che ha mostrato resistenza verso antibiotici in passato efficaci, quali meticillina, oxacillina e nafcillina. Si diffonde per contatto diretto e può causare infezioni chirurgiche, cutanee e polmoniti. La crescente resistenza dello stafilococco ha indotto i ricercatori a studiare nuove strategie per distruggere il superbug.

Lo studio

Sorprendentemente, una possibile soluzione per la strage silenziosa, che la resistenza agli antibiotici sta progressivamente determinando, potrebbe provenire da un intruglio utilizzato circa mille anni fa come collirio.

La miscela è stata scoperta dai ricercatori dell’Università di Nottingham all’interno di un manoscritto risalente al X secolo, il “Bald’s Leechbook”. Si tratta di uno dei primi trattati medici dell’epoca, conservato presso la British Library. L’antica pozione, utilizzata per il trattamento delle infezioni oculari, contenente aglio, cipolla o porro, vino inglese e bile di mucca, veniva preparata all’interno di un recipiente di ottone, per ottenerne la sterilizzazione, e lasciata riposare per 9 giorni prima di essere applicata a livello della sede dell’infezione.

Seguendo le istruzioni contenute nel manoscritto, i ricercatori, guidati dalla microbiologa Freya Harrison e dalla dottoressa Christina Lee, hanno ricreato la miscela in laboratorio.

Al termine dei 9 giorni di riposo, hanno osservato che tutti i batteri del suolo, introdotti nella miscela, erano stati debellati.

Il composto è stato successivamente testato su campioni di pelle prelevati da topi infettati con lo stafilococco aureo resistente alla meticillina. Il risultato è stato lampante: la mistura ha ucciso il 90% dei batteri, pari alla percentuale di batteri debellata utilizzando, nel test di controllo, la vancomicina, l’antibiotico che viene generalmente usato per il trattamento delle infezioni causate da MRSA.

Il team di ricerca si è detto sorpreso per i risultati dello studio: “I sali biliari sono in grado di uccidere i batteri e l’aglio può fornire sostanze chimiche che interferiscono con la capacità dei batteri di danneggiare i tessuti, ma siamo rimasti sorpresi dall’efficacia della combinazione di questi ingredienti.

L’azione antibatterica esercitata dalla miscela sui biofilm è altrettanto importante, considerata l’accentuata resistenza batterica che si sviluppa in tali condizioni.

Prospettive future

La scoperta di un efficace rimedio battericida, a partire da una miscela elaborata oltre mille anni fa, dimostra come già all’epoca, prima dell’avvento degli antibiotici, venissero condotti studi scientifici basati su un metodo “trial-and-error”.

Questi risultati, se opportunamente integrati con i dati scientifici attuali, possono fornire spunti preziosi per combattere il fenomeno della resistenza agli antibiotici.

FONTI | Articolo originale, Dati epidemiologici antibiotico-resistenza, Mortalità antibiotico-resistenza, Immagine in evidenza