Politerapia: un “male” necessario

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Politerapia: un “male” necessario
Politerapia: un “male” necessario

 Il fenomeno

Il termine politerapia (polypharmacy), apparso per la prima volta circa 150 di anni fa, sta ad indicare in realtà un fenomeno della medicina moderna che richiede urgente attenzione.

Con tale termine si indica l’assunzione contemporanea di almeno 5 farmaci della stessa o di diverse aree terapeutiche. Questa situazione è di facile riscontro tra gli anziani con multimorbilità.

Considerando il costante invecchiamento della popolazione e la crescente incidenza delle patologie croniche possiamo da subito capire come questo sia un fenomeno difficile da contenere ma sicuramente da controllare e studiare ulteriormente da vari punti di vista.

L’AIFA attraverso uno studio ha mostrato come ben l’11,3% della popolazione geriatrica in Italia riceve una prescrizione contemporanea di 10 o più farmaci nella fascia di età 75-84 anni e ben il 50% tra 5 e 9 farmaci.

Tuttavia alcuni studi, prendendo in esame linee guida delle più comuni patologie, hanno mostrato come in queste ci fosse scarso spazio per nozioni inerenti il trattamento di pazienti con patologie concomitanti e le possibili interazioni farmaco-farmaco.

Le criticità

Tra le principali criticità associate alla politerapia troviamo: scarsa aderenza al trattamento, interazioni farmacologiche, alto rischio di errore nell’assunzione dei relativi farmaci e fenomeno della cascata prescrittiva.

Per quel che concerne l’aderenza al trattamento e il rischio di errore nell’assunzione bisogna considerare come l’anziano possa fare confusione con trattamenti complessi oltre che poter presentare deficit cognitivi, condizioni che possono quindi portare ad un dosaggio eccessivo o non sufficiente di qualche farmaco rientrante nella terapia e conseguentemente alterare lo schema terapeutico impostato.

Per fenomeno della cascata prescrittiva invece si intende una situazione in cui il paziente riferisce un sintomo che viene visto dal medico come l’instaurarsi di una ulteriore patologia (invece che come un effetto avverso da farmaco) portando quindi alla prescrizione dell’ennesima terapia farmacologica.

A riguardo delle situazioni di interazioni farmaco-farmaco o farmaco-malattia l’AIFA ha mostrato come, seppur in termini percentuali parliamo di piccoli numeri, osservando il fenomeno in numeri assoluti questo induce serie preoccupazioni. Ad esempio, lo 0,2% degli anziani prende warfarin in concomitanza con farmaci antinfiammatori non steroidei o inibitori della COX 2 e acido acetilsalicilico o antiaggreganti; lo 0,7% ACE inibitori o sartani insieme ad antagonisti dell’aldosterone e FANS o inibitori della COX 2; lo 0,3% infine due o più farmaci che prolungano l’intervallo QT (in termini assoluti significa che circa 35000 anziani sono a rischio di aritmie potenzialmente fatali). Tra le altre interazioni si riscontra anche la somministrazione di gastroprotettori che riducono l’efficacia di farmaci per il trattamento dell’osteoporosi o di alcuni antibiotici.

Per tutti questi motivi su JAMA pochi giorni fa è apparsa una guida semplice redatta dal dott. Onder e dott.ssa Marengoni. Tra tutte le tematiche toccate vi era uno spazio dedicato a semplici ma fondamentali consigli quali: avere sempre una lista dettaglia di tutti i farmaci assunti, integratori e i prodotti erboristici; aiutarsi con i dispenser giornalieri e settimanali; informare il proprio medico curante su tutti i farmaci assunti per discutere della loro funzione e dei possibili effetti collaterali a cui prestare attenzione; cercare periodicamente con il proprio medico curante di semplificare o ottimizzare la terapia stessa.

Conclusioni

Appare chiaro quindi come oggigiorno dalla politerapia non si possa sfuggire spesso. Sicuramente oltre che per delle motivazioni strettamente mediche questo fenomeno è facilitato da una crescente medicalizzazione della vita.

In conclusione, se pur bisogna considerare la politerapia un “male” necessario è bene sviluppare ulteriori approfondimenti e strumenti utili al miglioramento e all’ottimizzazione di tali trattamenti farmacologici. A tal proposito una maggior considerazione del farmacista clinico negli ospedali e sul territorio e la creazione di database e linee guida aggiornate in tempo reale potrebbero facilitare il lavoro del medico ma soprattutto tutelare maggiormente il malato.

FONTI | Articolo JAMA, IPASVIAIFA1, AIFA2