vitamine

Avete mai immaginato di poter fumare senza qualcuno che vi ricordi: “il fumo fa male”? O addirittura di fumare e trarne anche un beneficio?

Se vi sembra impossibile forse è arrivato il momento di ricredervi o quantomeno di sapere che nel mondo c’è più di qualcuno che da anni lavora non solo con campagne di prevenzione sul fumo o campagne che invitano a smettere, ma anche su metodi alternativi al fumo che possano essere un buon compromesso.

Un esempio importante è quello delle Vitamine inalabili del cui sviluppo negli anni si sono e si stanno occupando diversi team e Università.

Un esempio è quello di LeWhifVitamin (2010) ideato e creato da un ingegnere biomedico di Harvard già creatore di dispositivi di insulina, caffè e cioccolato inalabili. Si tratta di un prodotto molto simile a uno stick di rossetto o a una sigaretta elettronica con la differenza di inalare ad ogni toke integratori vitaminici in polvere capaci di sciogliersi facilmente in bocca.

Altro esempio quello della società Inhale Health che nel 2016 annuncia il rilascio di Vitamin Vapor, anche in questo caso un dispositivo di vitamine inalabili testato in laboratorio capace di provvedere a supplementi delle quattro vitamine B essenziali (B1, B2, B6, B12).

Pro

Molto intelligente il progetto con cui più società vogliono sfruttare un metodo di somministrazione relativamente poco usato (al di fuori del trattamento delle patologie polmonari), quello inalatorio, allo scopo di rendere un’abitudine notoriamente nociva, improvvisamente innocua.

Oltre alla somministrazione di vitamine, sono state messe a punto delle formulazioni di caffeina e melatonina, estendendo ulteriormente il campo di utilizzo ed il beneficio che il consumatore potrebbe trarne, rispettivamente per: rimanere sveglio o dormire meglio la notte.

Contro

Ma come sempre non è tutto rosa e fiori, premesso che i dispositivi simili creati sono tanti e diversi per talune caratteristiche, vi elenchiamo le più importanti critiche fatte in generale al meccanismo di inalazione di vitamine.

  • Inefficienza: inalare vitamine è un metodo di somministrazione poco efficace, le particelle di vitamine dovrebbero essere estremamente piccole in modo da raggiungere i polmoni ed avere lì un contatto con i vasi sanguigni. Nella maggior parte dei dispositivi creati invece le dimensioni non sono adeguate.
  • Test: alcuni dei prodotti messi in commercio in America hanno un limite importante: non aver effettuato test sugli effetti del riscaldamento sulle vitamine. La possibilità quindi che le vitamine riscaldate perdano le loro funzionalità o addirittura si trasformino in sostanze dannose pare un’importante obiezione all’efficacia e soprattutto alla salubrità del dispositivo.
  • Ipervitaminosi: uno dei problemi più lampanti. Alcune società infatti, produttrici dei dispositivi più recenti sottolineano la perdita di questo rischio grazie a meccanismi precisi con cui ogni “sigaretta” è in grado di rilasciare solamente una certa ridotta quantità di vitamine nell’arco di una giornata, non dannosa.

Dunque, se da una parte l’idea è intrigante e piena di buoni propositi, dall’altra i limiti rischiano di rendere il dispositivo non solo inutile ma addirittura dannoso.

L’augurio è che team di esperti eterogenei continuino la ricerca e si interroghino su come fare di un’idea innovativa un progetto concreto e senza rischi.
FONTI | Articolo 1; Articolo 2

VIDEO | Repubblica TV