le frasi tipiche dello studente di medicina

Continuiamo la nostra guida affrontando l’annoso problema della comunicazione con gli abitanti del luogo.

La barriera linguistica è innegabile e non è certo qui il luogo più adatto per trattare in modo esaustivo tutte le formule idiomatiche che permeano i muri delle varie biblioteche mediche o reparti in giro per lo Stivale. Eppure ci sono alcune espressioni che il viaggiatore dovrà riconoscere con dimestichezza poichè onnipresenti e frequentemente utilizzate, dalle valli Aostane alla UCLA University of Castelsaraceno-Lavello-Acerenza (PZ).

Ne riportiamo le più fondamentali per viaggiare in sicurezza.

    • Ho fatto il piano esami per la sessioneQuesta frase contiene in sé stessa la tipica ritualità e religiosità arcaica dello studente alla vista del pericolo. Nessuno seguirà il piano esami, nemmeno chi lo ha scritto crede davvero di potere fare quello che annuncia, eppure da generazioni si continua a fare. Altro non è che il diretto discendente del sacrificio del vitello al dio delle piogge per avere messi in abbondanza: un grido doloroso verso l’Altissimo alla ricerca di conforto o di qualche CFU, come a sottolineare la bassezza della condizione umana. I più ortodossi e osservanti se ne camminano per i corridoi intonando rosari di “ho fatto i conti, ci dovrei stare”, ma la carne è debole e la sveglia è spegnibile e, di norma, il piano va a farsi benedire. Alternativa sul breve periodo è Ho fatto il piano studio per l’esame, di solito contando di studiare tra le 16 e le 26 ore a giorno ed arrivando alla sera prima dell’orale pensando a che diamine ci si fosse fumati quando lo si era pianificato.
    • Dopo (inserire esame a piacere) è tutto in discesa: Detto per la prima volta nella storia da Napoleone Bonaparte alle sue truppe prima di Waterloo, è il classico goffo tentativo di prolungare la favola dolce che a un certo punto la questione si semplifichi. Falso. Perché dopo il test c’è anatomia e ti dici, ora che ho capito che cos’è l’omento il resto è una bischerata, e invece ad aspettarti c’è il funzionamento del rene in fisiologia, poi gli antibiotici in farmacologia, le sindromi di pediatria, le autodiagnosi di psichiatria, l’anatomia di nuovo in ortopedia che è come se non l’avessi mai fatta e poi clinica medica che ti chiedi ma io in questi sei anni dov’ero? Non ditelo mai a un povero studente, sarebbe davvero viltà.
    • Ho chiesto la tesi: Rito di passaggio, come il Bar Mitzvah o la Danza del Sole degli indiani Lakota. Assolutamente ignari del mondo i giovani si lanciano in un reparto chiedendo una tesi, che vorrà dire, di solito, seguire uno studio iperspecialistico di cui si vanteranno con la nonna e il cassiere della pescheria ma di cui poi in tutta onestà non capiranno nemmeno il titolo. È un patto di sangue. Divisi nelle diverse casate dei vari reparti, a seconda della scelta potranno essere costretti a fare da segretari, dattilografi, ricercatori di dati nelle cartelle cliniche, fermacarte, mozzi; i più fortunati arriveranno ad amare spassionatamente il loro progetto fantasticando sul loro futuro. Poi con una tesi di Chirurgia Vascolare sugli stent medicati, entreranno in specialistica a Medicina Termale e vivranno felici, contenti e con una pelle morbidissima.
    • Mi ha chiesto l’unico argomento che non sapevo: frase iperbolica il cui sottofondo psicologico amplissimo può essere tradotto in lingua corrente con: “lo so che non è che proprio avessi studiato un sacco, poi dai Netflix è una bomba, poi il giornalaio mi ha consigliato di mettermi in pari con Game of Thrones che ero alla stagione uno perché tutti ne parlano e mi sembra dovere civico rimanere aggiornati, poi la prozia ha avuto il raffreddore quindi son stato a confortarla, e c’era il secondo capitolo che mi faceva cagare proprio con tutti gli elenchi e poche figure, mi avesse chiesto il capitolo sei quello lo sapevo bene ma dai, la sindrome di Prader-Willi chi se la caga? Cioè, doveva chiedermi proprio quella?”
  • Facciamo pausa? La riproduzione degli uccelli del paradiso segue rituali spettacolari, che possono essere anche estremamente complessi. I maschi che si riuniscono in lek per sfidarsi l’un l’altro, esibendo ciascuno una serie di movimenti altamente ritualizzati atti a mettere in mostra alle femmine presenti la propria forza e la colorazione sgargiante. Il maschio ippopotamo invece si avvicina ad un esemplare femmina fuori dal branco e mostra il suo interesse annusandole il fondoschiena. Anche lo Studente di Medicina non è da meno e nella complessa ritualità di corteggiamento è cruciale l’approccio durante una fase, per l’esemplare donna, stressante e sgradevole: lo studio. Spesso il maschio non segue una stagione degli amori come molti vertebrati, ma rimane in agguato pressochè tutto l’anno. Quando l’esemplare del suo desiderio mostra segni di cedimento verso il tomo aperto che sta zelantemente sottolineando, egli si avvicina goffamente e mugugna qualcosa riguardante una pausa e un caffè. Qui si aprono le mille possibilità di risposta della corteggiata come: “No guarda sono proprio indietrissimo, magari un’altra volta”, “Si dai, volentieri che qui non ce la faccio più” oppure il più crudele “Scusa, ma tu chi sei?”. È bello vedere da lontano tutte queste fasi e se mai vi capitasse, indugiate nell’osservazione rispettosa; vedrete come questa specie, se non pochi esemplari, non è atta all’approccio e abituata ad anni di linee guida, si trova teneramente in estrema difficoltà quando il caso clinico è imprevedibile come lo può essere in questi casi.(continua nella parte III – Il meraviglioso mondo dei tirocini)