La correlazione tra Diabete tipo 2 e turni lavorativi notturni

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Il diabete mellito di tipo 2 rappresenta una delle patologie croniche a maggiore diffusione mondiale, in Italia il 10% della popolazione maschile è affetto da questa patologia, il 7% per la popolazione femminile. In Europa si hanno tassi del 10-14% della popolazione.

Il diabete è causa di tutta una serie di complicazioni, a livello della retina, del sistema cardiovascolare, del rene, dei vasi e dei nervi: è quindi una patologia che se non trattata adeguatamente compromette l’organismo in toto.

Le due macroaree di rischio sono fattori genetici ed ambientali. Per quanto riguarda quest’ultimi, conosciamo come fattori di rischio principali: l’obesità, la mancanza di esercizio fisico adeguata ed una dieta iperglicidica. C’è però anche una componente genetica, perché ci sono persone che pur avendo tutti i fattori di rischio sopra elencati non sviluppano questa patologia, per adesso si conoscono 120 loci indipendenti che sembrano associati ad una predisposizione a questa malattia.

Lo scopo della ricerca

Poichè l’ambiente e lo stile di vita hanno una forte influenza su di noi, alcuni scienziati hanno voluto studiare se esistesse una correlazione tra lo sviluppo del diabete di tipo 2 ed il lavoro notturno.

Precedentemente è stato dimostrato come il lavoro notturno abbia un ruolo importante nel causare un disallineamento circadiano nei lavoratori, con potenziali effetti patologici. Addirittura sembra che abbia un ruolo nel causare ridotta tolleranza al glucosio (una condizione di pre-diabete).

Da ricerche precedenti è stato osservato che i minori effetti negativi sono stati riscontrati in quelle persone che avevano un cronotipo più notturno. Il cronotipo dipende da individuo ad individuo ed è definita come “la caratteristica degli esseri umani che indica se sono e desiderano essere maggiormente attivi in un particolare periodo della giornata”: ci sono persone che sono maggiormente attive la mattina e persone maggiormente attive la sera.

La ricerca, condotta da un team del Brigham and Women’s Hospital, vuole andare ad approfondire il ruolo del lavoro notturno nello sviluppo della patologia diabetica, ed in particolare se è solo il lavoro notturno di per sè oppure se è la frequenza con cui si lavora di notte a poter causare patologia.

Influenza del lavoro notturno sviluppo diabete

La popolazione analizzata è formata da 270.000 persone, di queste, di 44.000 erano disponibili i dati genetici personali e familiari.

Dalla ricerca è risultato che i lavoratori che svolgevano turnazioni notturne, sia regolari che  irregolari, erano più inclini del 44% a sviluppare il diabete mellito di tipo 2, questo rischio è salito di ben 4 volte rispetto ai lavoratori diurni, negli individui con una predisposizione genetica.

E’ stata riscontrata una correlazione lineare con la frequenza dei turni, infatti maggiore era la frequenza dei turni, maggiore è stato il rischio patologico (a partire da almeno 3 turni al mese). Il rischio sembra, però, essere correlato alla sola frequenza e non alla durata dei singoli turni.

Molto particolare è stato il fatto che in quei lavoratori che non hanno turnazione, cioè che lavorano perennemente di notte non è stato riscontrato nessun aumento del rischio. Altro dato emerso rilevante è che nei lavoratori maschi il rischio è risultato più elevato rispetto a quelle delle lavoratrici donne.

Conclusione

La ricerca dimostra quanto sia forte l’influenza del nostro stile di vita sullo sviluppo di patologie gravi come il diabete, specialmente nel caso ci sia già una predisposizione genetica. Una soluzione sarebbe quella di diminuire la frequenza dei turni di lavoro notturno in individui a rischio. La scienza ha ancora molto da scoprire per quanto riguarda i fattori di sviluppo (sia genetici che ambientali) di questa patologia, che sono in costante aggiornamento.

FONTI | Articolo giornale ; Articolo scientifico; Immagine in evidenza