La medicina dei desideri: estremizzazione del desiderio di cura e di benessere contemporaneo

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Nell’ultimo periodo fare il lavoro del medico sta diventando sempre più difficile, non solo per i risvolti legali della professione, con riferimento a tutta quella che viene chiamata medicina difensiva, ma anche e soprattutto per la violenza verbale, fisica e il pressing di cui alcuni professionisti sono vittime ogni giorno.

Il rapporto medico paziente

Forse le cause di questo deterioramento della situazione sono da allocare nella dissoluzione di quell’invisibile legame che univa i medici con i pazienti. Un rapporto imprescindibile e insostituibile. Necessario per raggiungere al meglio gli obiettivi terapeutici. Un rapporto che si basa su quell’atto di fiducia che il paziente compie ponendosi nelle mani del medico.


Questo rapporto è stato studiato nel corso degli anni e si è trasformato molto con il passare dei secoli. Possiamo infatti definire il rapporto con il paziente nel passato (fino a inizi 900) come un rapporto che viene definito dall Eliot Freidson nel 1970 “dominanza medica” e che Rodrigo de Castro, medico del 17° sec., nel suo trattato Medicus politicus (1614) spiega anche meglio dicendo che, come il sovrano governa lo Stato e Dio governa il mondo, il medico governa il corpo umano. Si tratta di un potere assoluto, in cui chi sta in posizione dominante (one up) determina cosa fa a beneficio di chi è in posizione dominata (one down) in modo del tutto autorefenziale.
Questo tipo di rapporto non richiedeva al medico di includere le preferenze del paziente tra gli elementi che determinavano le decisioni: il paziente faceva ciò che il medico dichiarava fosse giusto per lui.


Nel 900,però, con i moti degli anni ’60, con la sempre maggiore consapevolezza del proprio corpo e con la volontà di auto affermazione dell’uomo contemporaneo, questa tipologia di rapporto si è trasformata. Il paziente è ,ora, chiamato in causa con il grande compito di scegliere il proprio percorso terapeutico. Con un documento ufficiale del Comitato nazionale per la bioetica chiamato: “Informazione e consenso all’atto medico” del 1992 , viene descritta questa transizione così: «Il consenso informato, che si traduce in una più ampia partecipazione del paziente alle decisioni che lo riguardano, è sempre più richiesto nelle nostre società. Si ritiene tramontata la stagione del paternalismo medico, in cui il sanitario si sentiva, in virtù del mandato a esplicare nell’esercizio della professione, legittimato a ignorare le scelte e le inclinazioni del paziente e a trasgredirle quando fossero in contrasto con le indicazioni cliniche in senso stretto».

Oggi, il rapporto mutato

Oggi il protagonista è il paziente, il quale, però, tende ad avvicinarsi sempre più ad una “medicina dei desideri” come la chiama Giuseppe De Rita, presidente del Censis. “Il paziente non vive più di soli bisogni, ma anche di desideri. Desiderio di essere in salute e di mantenere un buon equilibrio psico-fisico, perché questa è l’immagine che i media e la società moderna hanno creato, diffondendo conoscenze e l’idea di una potenzialità di salute che è diventata più importante del bisogno”. Non si cura più il paziente solamente in acuto, oggigiorno il paziente si rivolge dal medico per essere accompagnato. In questa ottica è mutato anche il rapporto tra paziente e i farmaci, è un rapporto che tende a diventare del tutto individuale e privato. Il 35% della popolazione si autoprescrive farmaci e questo da un lato conferisce all’individuo il grande potere di curarsi autonomamente ma d’altro canto anche la grande responsabilità sul come farlo, sul tipo di farmaci da usare, sul tipo di terapia da scegliere. E bisogna ammettere che spesso il cittadino non è in grado di farlo.

Media, da nemici ad amici

In tutto questo, il ruolo dei media e di internet è centrale. Infatti, ci si rivolge sempre più spesso al Dottor Google in cerca del nome di quella pillola che faccia passare qualunque male e si presta sempre meno attenzione a quello che è invece l’indicazione del medico. Così se un medico non ci soddisfa possiamo sempre cambiare e andare da un altro che ci prescrive quello che vogliamo, quello che abbiamo letto su quel form.

Il paziente si sente indipendente e capace di decidere per se. Questa è la rottura contemporanea. In questa estremizzazione dell’autodeterminazione del sé.

Tra milioni di informazioni e consigli l’utente medio di internet però non ha la capacità di saper scegliere e comprendere quali sono le nozioni giuste e quali quelle sbagliate. La scienza è stata svenduta ed è stata sostituita dalle opinioni. I dibattiti politici di queste elezioni lo dimostrano. La medicina dei desideri, che è un buon concetto, si porta allo stremo in una medicina dell’incoscienza basata su opinioni e sull’ “ho letto che…”. Dimenticandosi del ruolo del medico, della sua esperienza, della sua professionalità. Il medico deve fornire sia assistenza, ma anche tutte quelle informazioni critiche necessarie per una decisione consapevole.

L’unica soluzione

In questo mare agitato di pseudo informazioni e voglia di determinarsi,l’unica soluzione si può ritrovare nel rapporto tra il medico e il suo paziente. Un rapporto che deve andare a valorizzare puntualmente i desideri dell’individuo, a comprenderne le cause, i timori e a supportarlo. Che ,però, richiede all’individuo di compiere quello sforzo necessario di cui abbiamo parlato prima, che è quello di riporre fiducia nel professionista che si ha di fronte, perchè in fondo vuole solo la nostra salute. Di sicuro molto più di dottor Google.

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