Reflusso gastroesofageo neonatale: nuove importanti sfumature

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Uno studio australiano basato su una casistica di 11 anni ne analizza i molteplici aspetti evidenziando interessanti prospettive.

Background sul Reflusso Gastroesofageo

Il Reflusso Gastroesofageo (RGE) è definito come il reflusso di materiale gastrico nell’esofago in assenza di conati. Tale disturbo, piuttosto comune nei neonati, é caratterizzato da frequenti reflussi a volte accompagnati da emissione di piccole quantità di latte dopo la poppata, che tuttavia      non interferiscono con la crescita e scompaiono nel primo anno di vita.

Si tratta dei bambini definiti in inglese “happy spitter”- rigurgitanti felici, che crescono sereni malgrado questo disturbo.

Un fenomeno dunque il più delle volte transitorio e fisiologico, che può talvolta determinare piccoli disturbi collaterali.

I più frequentemente decritti tra questi sono irritabilità durante o dopo i pasti, vomito e pianto costante o improvviso con schiena inarcata all’indietro. In questi casi piccoli accorgimenti, come non distendere subito e completamente il neonato dopo la poppata, ed un po’ di rassicurazione dei genitori sulla transitorietà del fenomeno sono sufficienti.

Diversa invece è la condizione della Malattia da Reflusso Gastroesofageo (MRGE), identificata quando il reflusso provoca danni anatomici alla mucosa gastrica e funzionali in termini di ridotta crescita neonatale.

Numerose le complicanze e i segnali di allarme respiratori, gastrointestinali e neuro-comportamentali correlati tra cui dolore, apnea, bronchioliti ricorrenti, polmoniti da aspirazione, soffocamento, disfunzioni della deglutizione e  suzione, ritardo nello svezzamento e ritardo di crescita.

Questa condizione dunque, notevolmente più preoccupante nonché stressante per i genitori, necessita di una diagnosi differenziale e di terapia adeguata. Nel caso specifico, le linee guida, prevedono che in prima battuta si abbia un approccio non farmacologico attraverso l’utilizzo di presidi alimentari quali ad esempio particolari tipologie di “latte antireflusso”. Qualora le modifiche comportamentali adottate dallo specialista non abbiano riscosso successo, si passa in seconda battuta ad antiacidi sintomatici, cercando di evitare l’utilizzo degli inibitori di pompa.

Cause e fattori di rischio

Il reflusso gastroesofageo, sempre più frequentemente diagnosticato, è stato relazionato a transitori rilasciamenti dello sfintere esofageo inferiore (TLESR).

Nel periodo neonatale questi sono facilitati da una dilatazione dello stomaco che è massimale in termini di mL di latte assunti per chilogrammi di peso corporeo: si stima, in media, che un neonato che prenda 180 mL in una poppata, assuma in un solo giorno l’equivalente per un adulto di 14 L di cibo.

Lo studio australiano, condotto nello stato del NSW, riporta come l’1% degli infanti ammessi in ospedale entro i 12 mesi di vita abbia ricevuto la diagnosi di RGE/MRGE.

Caratteristiche ricorrenti di questi ricoveri erano: essere nati da madri australiane, alla prima gravidanza, che avessero avuto assistenza privata al parto, un disturbo psichiatrico, un parto pretermine (precedente le 40 settimane), un taglio cesareo, ammissione del neonato in terapia intensiva neonatale e neonato di sesso maschile.

Madri australiane, alla prima gravidanza, con un’assistenza privata al parto sono risultate essere determinanti per la diagnosi di RGE/MRGE. Infatti, donne con tali caratteristiche in parte si preoccupano più facilmente nel veder piangere e lamentarsi il neonato, in parte più agevolmente possono ricorrere al pediatra frequentemente in cerca di soluzioni estemporanee. Essendo ad oggi la diagnosi nel neonato prettamente clinica, grande rilevanza ha infatti la percezione del problema da parte dei genitori.

Questo meccanismo si amplifica se è presente una patologia psichiatrica materna: per patologia ansiosa, ad esempio, lo studio riporta una probabilità di 5 volte maggiore di avere tale diagnosi nei neonati. Il rischio è che si instauri un vero e proprio circolo vizioso.

La dinamica familiare infatti influisce fortemente sulla capacità del neonato di reagire a stimoli fastidiosi quali il reflusso e a sua volta il pianto inconsolabile del piccolo può alimentare lo stress parentale.

Riguardo gli altri fattori correlati nello studio con il reflusso, alcuni erano noti da tempo, come sesso maschile ed il parto pretermine, per altri nuovi meccanismi fisiopatologici sono stati ipotizzati.

Riguardo il taglio cesareo e la permanenza in terapia intensiva neonatale ad esempio la motivazione viene identificata in una diversa composizione del microbiota intestinale, insieme di tutti i batteri che colonizzando il tratto gastrointestinale ne favoriscono la funzionalità. Questo viene causato in un caso dal mancato passaggio del feto attraverso l’ambiente vaginale materno, e nell’altro dall’uso profilattico di terapia antibiotica.

Prospettive future

La rilevanza di questo studio risiede nell’aver confermato statisticamente l’importanza delle figure genitoriali e della dinamica familiare nel crescente tasso di diagnosi neonatale di RGE/MRGE.

Questo sottolinea l’importanza di una rete di supporto territoriale per i genitori, composta da ostetriche e pediatri, che consenta loro di affrontare più serenamente la condizione di reflusso diminuendo l’allarmismo nei confronti di questa condizione e focalizzando l’attenzione sui segnali di allarme della MRGE.

Inoltre nuova luce viene posta nei confronti del microbiota intestinale alla cui integrità diventa sempre più importante mirare.

FONTI| Articolo originale