Virus a catinelle… sulle nostre teste!

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Una ricerca capitanata da Curtis A. Suttle ha finalmente chiarito il fenomeno della dispersione dei virus nei diversi continenti. Se infatti ad oggi era compresa la diffusione dei betteri, decisamente più oscura era provenienza dei piccoli parassiti obbligati.

Numeri esorbitanti sopra le nostre teste

Di fronte all’osservazione di virus di medesima identità genetica in svariati continenti, una ricerca internazionale è partita dal presupposto circa la capacità di aerosolizzazione delle particelle del suolo e degli aggregati marini di trasportare batteri e virus attraverso l’atmosfera libera. Tale diffusione a lunga distanza tuttavia non forniva conoscenze certe sul tasso di deposito dei microrganismi.

Così lo studio ha previsto l’installazione di macchinari di campionamento dell’aria sul complesso montuoso della Sierra Nevada, in Andalusia: è venuto fuori che, anche in ambienti incontaminati, il tasso di deposizione atmosferica dei virus è dalle 9 alle 461 volte superiore a quello batterico. 

Praticamente in un metro quadro di atmosfera possono depositarsi ben 800 milioni di virus, tutti sopra le nostre teste, facendo ipotizzare un tempo di permanenza atmosferico di gran lunga maggiore a quello batterico.

In effetti, lo strato dell’atmosfera preso in considerazione dallo studio è il più basso: rispolverando qualche nozione dell’età scolastica, ricordiamo che lo strato più vicino alla Terra è quello della Troposfera, con uno spessore di circa 11 km. È lo strato più denso, non a caso etimologicamente definibile “del movimento” e sede dei fenomeni atmosferici. In parole povere è lo strato che permette a virus e batteri, una volta raggiunto, di percorrere siderali distanze da un continente all’altro. Alla Troposfera seguono la Stratosfera (che per la cronaca è la porzione di atmosfera dove facciamo i nostri viaggi aerei) con la sua Ozonosfera e successivamente, in ordine, Mesosfera, Termosfera ed Esosfera.

Il campionamento dell’aria ha fornito anche ulteriori informazioni attraverso l’osservazione dei fenomeni atmosferici: si registravano infatti tassi di deposizione batterica molto elevata durante gli eventi piovosi, che sembrano invece non influenzare significativamente le percentuali virali. In aggiunta, alti tassi di deposizione virale sono stati associati al trasporto in Troposfera a partire da fonti marine, in contrapposizione ai batteri, di provenienza terrestre.

Non tutti i parassiti vengono per nuocere

Di fronte a numeri così spaventosi, il primo istinto è di prospettare uno scenario drammatico, ma fortunatamente non tutti i virus sono patogeni. Sinonimi infatti di “parassiti endocellulari obbligati”, alcuni sono in realtà preziose armi di difesa per la salute umana.  Si pensi ad esempio ad alcuni dei cosiddetti batteriofagi, preposti quindi ad infettare batteri che altrimenti metterebbero a rischio la vita umana: la loro validità ha portato ad ipotizzare la possibilità futura di una “terapia fagica”, in sostituzione dei classici antibiotici.

Sebbene dunque l’origine latina “veleno” non aiuti, può essere sdoganata l’associazione obbligata di virus=nocivo che la storia ci ha insegnato. I piccoli organismi, subodorati per la prima volta da Pasteur che definendo l’agente eziologico della rabbia scoprì organismi dalle dimensioni troppo piccole per essere visti al microscopio ottico, divennero osservabili solo a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, con l’invenzione del microscopio elettronico. Da lì il primo passo per una comprensione sempre più puntuale dei piccoli organismi, la cui minaccia maggiore è presumibilmente rappresentata dalla loro capacità di mutare e passare da una specie ad un’altra, con il rischio di generare quindi nuove ed aggressive infezioni per l’uomo.

L’importanza della scienza in ambito politico

Superate dunque le preoccupazioni iniziali per la recente scoperta (in ogni caso positiva, in termini di progresso conoscitivo), sembra invece doveroso sottolinearne la rilevanza politica e sociale. In tempi di campagne elettorali infatti, viene da sé riflettere sulle odierne tematiche più sentite dalla vox populi, della quale di conseguenza si respirano le convinzioni culturali più radicate.

In questi termini, una verità scientifica ha il potere unico ed universale di mettere a tacere “misconoscenze” ottuse, alimentate talvolta da populismi annessi. Nel caso specifico di tale ricerca, ci si riconduce automaticamente alla voce piuttosto comune (e più volte smentita dalla comunità scientifica) circa la riduttiva associazione dei flussi migratori con il ritorno nel continente europeo di patologie ritenute debellate, o il diffondersene di nuove.

Oggi dà il suo contributo di smentita una conoscenza ennesima, che spiega nella fattispecie, e per la prima volta, la presenza di virus geneticamente identici in ambienti tanto differenti, quanto distanti.

Tutto questo non per prendere parte a colori o bandiere, ma per porre l’accento sul valore del progresso scientifico, di cui deve essere impedita la circoscrizione unicamente alla sua sfera gnoseologica o, peggio, una barbara ed insensata ghettizzazione. Ogni nuovo tassello in ambito scientifico è infatti libero da qualsiasi sfumatura democratica. Deve rappresentare non solo un interesse comune, inteso come vantaggio di benessere e salute collettiva, ma ha il potere di determinare la società del futuro. Una società consapevole e culturalmente forte, vaccinata da perniciosi tentativi di disinformazione e complottistiche verità millantate.

FONTI | Articolo Nature