Il cambiamento climatico esiste. Mettetevelo in testa

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Nel 2017 abbiamo avuto (solamente in Italia) un terzo delle regioni che ha richiesto lo stato di calamità naturale a causa di inondazioni o viceversa siccità e scarso approvvigionamento idrico direi che è un fenomeno abbastanza evidente. Perchè è lampante che ci sia e non intacca quelli lontani da noi, ma intacca proprio te e me, in Italia, adesso.

In questo schema molto semplificativo prodotto da una commissione internazionalevediamo come il Climate Change (CC) va ad influenzare il tessuto sociale e le dinamiche economiche.

 

Temporali, tempeste, inondazioni e siccità sono gli effetti diretti del CC. Essi intaccano le infrastrutture edilizie (pensate alle alluvioni, alle frane), ma anche quelle che vengono chiamate le infrastrutture sociali: aumento di allergeni, aumento della proliferazione di vettori contagio, aumento delle polveri sottili e dell’inquinamento causato dall’assenza di venti che mitigano e ripuliscono l’aria. Senza dimenticare che la siccità e le alluvioni distruggono i raccolti rendendo il cibo e le produzioni agricole un bersaglio primario delle conseguenze di questo cambiamento, con tutte le conseguenze economiche che possiamo immaginare.

Come tutti gli organismi che tendono all’omeostasi, anche la società cerca di arginare questo fenomeno cercando di adattarsi ad esso il più possibile. Inevitabilmente, però, non tutte le nazioni riescono a far fronte a nuove necessità con gravi ricadute sulla popolazione. Malnutrizione o sottonutrizione, colpi di malessere e malore, aumento delle malattie cardiovascolari, aumento di tutte quelle malattie dovute a diffusione di vettori come la malaria, la dengue. Infatti, ad esempio, su questi ultimi l’aumento delle temperature potrebbe rendere i vettori presenti nelle nostre zone, da scarsi e con efficienza mediocre a molto rappresentati e con efficienza rilevante.

Siamo ancora certi che non intacchi anche noi? 

Di sicuro non è negabile come le popolazioni più a rischio siano quelle dei paesi in via di sviluppo, che hanno risorse ed infrastrutture meno complianti e che riescono ad adeguarsi ai cataclismi e ai cambiamenti climatici con più difficoltà. Ma non basta per dire che non ci interessa. Mi interessa. Mi interessa perchè se ci sono malattie che diventano endemiche in paesi vicino i nostri prima o poi arriveranno pure da noi. Mi interessa per l’entità e la portata dei danni alle popolazioni, tutte. Non possiamo esserne indifferenti. Quando la smetteremo di fare finta che tutto questo non ci tocchi?

Ogni anno viene ricordato l’Earth Overshoot Day , giorno in cui si esauriscono le risorse che la Terra produce o possiede per un anno. Quest’ultimo anno è stato il 2 agosto, l’anno prima l’8 e nel 2000 invece era a fine settembre. Questo vuol dire che nel 2017 dal 3 agosto in poi abbiamo consumato più risorse del nostro pianeta rispetto a quelle che il pianeta o noi abbiamo prodotto. E’ un circolo vizioso in continua perdita.

Fermatevi a pensare alle alluvioni che sono avvenute in italia nel 2017 (a Livorno sono morte 8 persone), pensate al caldo afoso estivo (che nel 2015 ha provocato 2754 decessi “attribuiti alle ondate di calore” tra gli over 65, in 21 città italiane). Pensate al raccolto andato perso e agli agricoltori che non lavorano. Pensate al divario sempre più ampio tra classi e come la povertà si accentua andando ad intaccare la salute delle classi meno facoltose della popolazione italiana.

Il cambiamento climatico esiste ed è un determinante di salute importante. Non ignoriamolo, informiamoci. Riduciamo gli sprechi. Facciamo scelte ecosostenibili.

 

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