Localizzazione e trattamento del cancro al seno: nuova speranza arriva dalle nanoparticelle

2016

In tutto il mondo, il tumore alla mammella rappresenta il tipo principale di neoplasia nelle donne e il 25% di tutti i casi di tumore. Si tratta di una neoplasia con una maggiore prevalenza nei paesi sviluppati e con un interessamento preponderante del sesso femminile che causa ogni anno diverse centinaia di migliaia di decessi.

In realtà, i tassi di sopravvivenza nel mondo sviluppato sono alti, con valori stimati che variano tra l’80% e il 90% a 5 anni dalla diagnosi. Il problema risiede proprio nel momento in cui avviene quest’ultima: se sottovalutati i segni e sintomi della neoplasia primaria il rischio di veder comparire quelli relativi ad una metastatizzazione è alto, con tutte le annesse conseguenze.

I segni di questa condizione morbosa, assolutamente da non sottovalutare per impostare un trattamento tempestivo ed efficace, possono comprendere la comparsa di un nodulo palpabile nella mammella, un cambiamento di forma di un nodulo già esistente, la formazione di fossette nella pelle dovute all’invasione tumorale dei legamenti connettivali che ancorano la mammella sul piano sottostante, la comparsa di una macchia rossa squamosa sulla pelle. In caso di metastasi, vi può essere comparsa di dolore alle ossa, ingrossamento dei linfonodi, mancanza di respiro e ittero.

Appare, dunque, chiaro che uno dei principali problemi nel trattamento del tumore al seno, è identificare la neoplasia primaria e in fase quanto più precoce possibile in modo da scongiurare il rischio di metastatizzazione.

Nel tentativo di superare questo problema, i ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center hanno sviluppato una nanoparticella fluorescente in grado di trovare i tumori, che si accende e viene attivata ​​con la luce per generare calore per distruggere le cellule tumorali.

Le nanoparticelle

Risale, infatti, a quasi due anni fa la scoperta che minuscole nanoparticelle (non più grandi di 100 nm) fluorescenti,originariamente sviluppate per illuminare e delimitare i tumori durante l’intervento chirurgico, possano anche uccidere le cellule tumorali innescando un tipo di morte cellulare che non era stata osservata in precedenza.

Più nel dettaglio, si parla di punti Cornell o punti C, cioè di minuscole particelle di silice fluorescenti, con un diametro di 5 nanometri ideate come strumento per la chirurgia del cancro: attaccandosi alle cellule tumorali e  illuminandosi danno la possibilità ai chirurghi di rimuovere il tumore senza lasciare residui e senza costringerli ad invertenti eccessivamente distruttivi solo per avere maggiore sicurezza di aver asportato l’intera massa neoplastica.

Il recente studio pubblicato nell’attuale numero della rivista ACS Applied Materials and Interfaces ha presentato alla comunità scientifica le Hybrid Donor-Acceptor Polymer Particles, o H-DAPPs  che si sono rivelate in grado di localizzare con successo e uccidere le cellule di cancro al seno nei topi: le piccole dimensioni e la loro composizione morbida facilitano il loro passaggio attraverso il flusso sanguigno al tumore.

La straordinaria e inaspettata novità di quest’ultimo studio è stata la costatazione di quanto efficientemente le nanoparticelle localizzassero i tumori senza alcun agente di target: raggiungere livelli sufficientemente elevati di H-DAPP all’interno del tumore per consentirne la visualizzazione, offre un vantaggio per sapere esattamente dove la luce dovrebbe essere applicata per generare calore e uccidere le cellule tumorali: tutto questo è stato possibile grazie alla creazione da parte del team di ricercatori di polimeri che assorbono fortemente la luce infrarossa e generano calore. Combinare un polimero generante calore con un polimero che emette luce consente il rilevamento e il trattamento termico su richiesta del cancro al seno.

Ovviamente è necessaria molta più ricerca per garantire che gli H-DAPP possano essere  utilizzati negli esseri umani ma senza dubbio la strada intrapresa è quella giusta e promette evoluzioni nel breve-medio periodo.

FONTE: Articolo 1