Sclerosi Multipla: una speranza arriva dalle cellule staminali


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In uno studio pubblicato il 22 Febbraio sulla prestigiosa rivista Cell Stem Cell -firmato dai ricercatori dell’università di Cambridge Dr. Peruzzotti e Dr. Frezza – è stato osservato che, in vitro e in vivo, il trapianto di peculiari cellule staminali contribuirebbe a diminuire il danno nel sistema nervoso centrale generato dalla Sclerosi Multipla.

La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia autoimmune a carattere cronico-degenerativo ingravescente laddove la risposta immune –prevalentemente cellulo-mediata, anche se ultimamente è stato esaltato il ruolo dell’immunità umorale– viene indotta contro le componenti della guaina mielinica di rivestimento delle fibre nervose.
Questo fa si che la malattia sia caratterizzata da fasi di acuzie –con deficit neurologici – seguiti da periodi di remissione di durata variabile.

La Sclerosi Multipla, lo stato dell’arte

Ad oggi, in Italia, si contano circa 114.000 casi di SM con una diffusione doppia nelle donne rispetto che negli uomini e con una stima di più di 3400 nuovi casi l’anno.
Inoltre, l’età media alla diagnosi oscilla tra i 20 e i 40 anni, rare sono invece le forme pediatriche.

Oltre a questa larga diffusione, si deve fare il conto con una gestione sanitaria usualmente non delle più semplici: assenza di personale sanitario, correlate difficoltà sociali e lavorative e nondimeno una onerosa spesa sia sul SSN che sul privato (circa un 40% dei pazienti, secondo un indagine AISM-CENSIS 2017, afferma di non ricevere gratuitamente i farmaci sintomatici di cui fa uso) rappresentano solo alcune delle criticità socio-gestionali della patologia.

Sebbene negli ultimi anni la ricerca abbia compiuto enormi passi in avanti, consentendo di giungere ad una diagnosi precoce e relativo trattamento –permettendo ai pazienti di godere di un’ottima qualità di vita– purtroppo, ad oggi, non esiste una cura definitiva.

Abbiamo parlato a lungo ed ampiamente di tutte le recenti scoperte nel campo della Sclerosi Multipla; potete trovare tutto ciò che abbiamo scritto a riguardo qui.

Lo studio

Nelle forme progressive di Sclerosi Multipla, l’infiammazione cronica che sottende la patologia è sostenuta dalla consistente attivazione di fagociti mononucleati (MPs) di tipo 1 –cioè con polarizzazione pro-infiammatoria– che, nel SNC, derivano dall’insieme della microglia residente e dei macrofagi infiltranti derivati dai monociti.
Ciò è avvalorato dal fatto che questi elementi cellulari sono stati ritrovati:

  • Nelle lesioni della sostanza grigia, prossimi ai neuriti in degenerazione;
  • Nelle lesioni della sostanza bianca, dove la famosa “placca” della SM è contornata da una rima di MPs polarizzati verso un fenotipo pro-infiammatorio;
  • Nondimeno anche in regioni apparentemente sane di sostanza bianca: sono stati ritrovati aggregati nodulari di MPs che, probabilmente, rappresentano un’anticamera del danno in concerto con l’attivazione dei linfociti T auto-reattivi.

Il fatto che questi elementi cellulari si ritrovino in prossimità di siti oggetto di flogosi cronica non è casuale: la polarizzazione verso un fenotipo 1 pro-infiammatorio causa variazioni nel metabolismo cellulare che a sua volta conduce ad un accumulo di succinato, il vero attore in tutto questo processo flogistico.

Il succinato infatti:

  • se accumulato all’interno delle
    cellule induce, tramite diverse vie metaboliche, un aumento di citochine pro-infiammatorie (IL1b) e di ROS (specie reattive dell’ossigeno);
  • se accumulato all’esterno, si lega ad un recettore (SUCNR1) posto sulle cellule limitrofe e, a sua volta, amplifica la produzione di IL1b.

Come fare allora per frenare l’azione o la produzione del succinato?
A questo ci pensano le cellule staminali.

Staminali: NCS e iNCS

Nello studio, i ricercatori hanno dimostrato che in modello di Encefalomielite Autoimmune Sperimentale (EAE, un modello che nel topo “simula” la Sclerosi Multipla dell’uomo) il trapianto nel liquido cefalorachidiano di Cellule Staminali Neuronali (NCS) -che grazie alla loro multipotenza possono differenziarsi in neuroni, astro e oligodendrociti – avrebbe un ruolo determinante nel ridurre la flogosi cronica e l’attività delle cellule MP tipo 1 nell’encefalo murino.
Tutto questo avverrebbe grazie sia allo switch da un fenotipo pro-infiammatorio a uno anti-infiammatorio dei fagociti mononucleati (MP) ma anche grazie ad una riduzione dei livelli di succinato –dosabile nel liquor– e della relativa diminuita attivazione di SUCNR1.
Inoltre, i livelli di prostaglandina E2 sarebbero aumentati, e tutto questo conferma il transito verso una marcata attività antinfiammatoria.

Qualora questa terapia fosse traslata sull’uomo però, presenterebbe un grosso problema: le NCS sono infatti cellule staminali embrionali, e quindi non possono essere ottenute in quantità sufficiente per i fini terapeutici.
Inoltre, è possibile che si generi una risposta immune dell’accettore contro queste cellule che le riconosce come estranee/non-self  -similmente a quanto accade per gli organi trapiantati- compromettendo l’intero processo.

I ricercatori hanno però superato questi ostacoli grazie alle Cellule Staminali Neuronali indotte (iNCS).

Tali cellule possono essere ottenute prelevando fibroblasti dal derma del paziente –quindi evitando il rigetto– e riprogrammandole geneticamente a NCS.

Questa rappresenta pertanto la migliore metodica per ottenere cellule staminali cerebrali autologhe idonee per metodiche cliniche e terapeutiche e soprattutto ottenibili in quantitativi virtualmente illimitati, bypassando l’ulteriore problema che si era generat0 con le NCS.

Dal confronto tra i parametri ottenuti il quadro isto-patologico è apparso non solo nettamente migliorato, ma anche con risultati sovrapponibili tra NCS e iNCS, dimostrando l’assoluta efficacia e validità di queste ultime.

Conclusioni
Benché lo studio sia assolutamente promettente e innovativo, i tempi non sono ancora maturi per poter gridare a gran voce di avere una terapia cellulare validata a disposizione per poter migliorare/controllare la Sclerosi Multipla e la relativa flogosi.

Eppure, i risultati di terapie cellulari ingegnerizzate ci sono già –vedesi i promettenti risultati della terapia genica contro la leucemia linfoblastica acuta ottenuti qualche settimana fa dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù– e questi si devono anche e soprattutto alla collaborazione tra le varie branche della medicina (genetica, medicina rigenerativa, oncologia, ecc.) che permettono, giorno per giorno, di rendere malattie assolutamente invalidanti un qualcosa con cui il paziente può tranquillamente convivere.

Il motivo per cui alcune patologie, da acute e letali, sono diventate croniche e long-lasting è da ricercarsi proprio in queste incoraggianti scoperte.

Fonti| Articolo originaleAIMS, Robbins e Cotran. Le basi patologiche delle malattie