Caso Clinico 105

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Diagnosi: Pitiriasi rosea di Gilbert

E’ una malattia della pelle molto frequente e benigna le cui cause sono sconosciute (si sospetta una eziologia di natura infettiva ed in particolare virale da HSV 6 e 7).

Ne sono colpiti ambo i sessi in qualsiasi fascia d’età (sopratutto le donne tra i 10 e i 40anni, anche in gravidanza, con incidenza lievemente più alta rispetto alle altre donne: generalmente non si verificano danni al feto). Il periodo di osservazione dell’insorgenza si nota maggiormente durante i cambi stagionali, esposizione prolungata ad agenti in ambito lavorativo (polveri, particelle varie, ecc…) che vanno a determinare una secchezza particolare della cute.

Non è contagiosa e per questo non è necessario assumere particolari accorgimenti per evitare il contagio.

La malattia compare senza alcuna fase prodromica e senza altri sintomi (negli anziani può essere preceduta da una fase aspecifica simil-influenzale), ad esclusione delle caratteristiche manifestazioni cutanee.  Colpisce il busto, gli arti superiori e il cuoio capelluto; raramente il volto, gli arti inferiori, e i genitali. Si ha dapprima la formazione di una singola macchia detta “madre” con caratteristica forma “a medaglione” ovalare, eritematosa e desquamata, a limiti netti e bordi appena rilevati che va in contro a risoluzione centrale. Il colore si intensifica per poi regredire rimanendo tuttavia la particolare mancanza di elasticità e idratazione del sito. La “macchia madre” assume un decorso “pulsante” e col passare del tempo altre macchie si susseguono a dislocazione casuale, le quali, una volta maturate, scompaiono, pur rimanendo quella madre.

La diagnosi è generalmente molto semplice e si basa sull’esame obiettivo e quindi sul riconoscimento del caratteristico aspetto delle lesioni cutanee.

La malattia non deve essere confusa con: Pityriasis versicolor, pitiriasi lichenoide cronica, lichen planus, psoriasi guttata, tassidermie (dermatiti allergiche iatrogene), Tinea Corporis, dermatite seborroica e sifilide secondaria (se interessa anche la pianta dei piedi ed il palmo delle mani; in questo caso risulta utili esami come la VDRL quantitativa).

La diagnosi dev’essere ancor più scrupolosa quando la chiazza madre non s’identifica: molto spesso la diagnosi di pitiriasi rosea di Gibert può risultare erronea, poiché la macchia madre tende a presentarsi nelle forme classiche di pitiriasi ma non in tutte le altre (esistono diverse forme della malattia).

Non sono generalmente necessarie terapie mirate poiché la dermatosi tende a regredire spontaneamente in circa 4-5 settimane dall’esordio. Quando alla dermatosi pitiriasica si associa anche una forma feroce di prurito si possono somministrare antistaminici per os.

Le terapie cortisoniche per via sistemica sono sconsigliate poiché potrebbero aggravare la condizione preesistente. Tuttavia, l’applicazione topica di pomate a base di cortisone può alleggerire il prurito ed eventualmente l’eritema creatosi (utili in caso di prurito possono essere anche creme lenitive a base di mentolo, a pH leggermente acido o contenenti lievi anestetici locali). È sconsigliata l’esposizione al sole ed alle lampade artificiali UVB in caso di pitiriasi rosea di Gibert, poiché tale abitudine potrebbe esacerbare la dermatosi.