Da Xylella ai vaccini: scienza, giustizia e media

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Da alcuni anni i fatti di cronaca, le vicende giudiziarie e i casi scientifici pongono puntualmente in discussione i rapporti, di per sé complessi, tra scienza, mass media ed istituzioni, riportando alla ribalta precedenti degni di nota –dal caso Stamina al caso Di Bella, dalla sempre attuale questione vaccini al recente fenomeno Xylella– che dimostrano la difficile integrazione tra le parti in causa, con conseguenze potenzialmente gravi per la popolazione, condizionata in maniera negativa dai falsi miti e dalla cattiva informazione, che hanno una diffusione sempre più capillare attraverso il web.

Il caso Xylella

Era il 2013 quando giunse la segnalazione degli olivicoltori del Basso Salento sui sintomi di un disseccamento delle piante di olivo.

Nel 2013, il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Bari individuò la Xylella fastidiosa come il principale responsabile del fenomeno del disseccamento degli ulivi del Salento, come riportato in un disease note pubblicato sul Journal of Plant Pathology.

Si tratta di un batterio Gram negativo che vive e si riproduce a carico delle piante di olivo, all’interno dei vasi xilematici responsabili del trasporto della linfa grezza (acqua e sali minerali). L’infezione determina la proliferazione del patogeno e la formazione di un gel che ostruisce il normale flusso della linfa, interferendo con la nutrizione del vegetale.

La rapida diffusione della Xylella nelle terre pugliesi è facilitata da un insetto chiamato cicalina che funge da vettore, trasportando il batterio da una pianta all’altra. Ne è derivata, nel 2015, una vera e propria epidemia.

Per il forte impatto economico e sociale che ne è conseguito il caso Xylella ha inevitabilmente coinvolto la sfera politica, il panorama scientifico, la magistratura, le istituzioni e i mass media.

Nel 2013, la Regione Puglia ha disposto l’estirpazione delle piante infette, a seguito della quale giunse una denuncia contro ignoti da parte di associazioni ambientaliste ed agricoltori pugliesi, con la successiva apertura delle indagini.

Nel 2014 la Commissione UE ha stabilito le misure da adottare per impedire la diffusione del batterio.

La decisione del Governo Centrale che, basandosi sulle ricerche svolte dal CNR, ha stabilito a scopo precauzionale il taglio sia delle piante malate che di quelle sane che si trovano ad una certa distanza dai focolai, ha sollevato un polverone nel contesto dell’opinione pubblica e dei mezzi di comunicazione.

In risposta alle misure adottate, nel 2015 la Procura di Lecce ha disposto il sequestro delle aree colpite, allo scopo di impedire il taglio degli ulivi, misura che, seppur drastica, avrebbe potuto arrestare il contagio da Xylella. Parallelamente il procuratore di Lecce ha inviato avvisi di garanzia, alcuni dei quali destinati agli autori dell’articolo pubblicato su Journal of Plant Pathology.

L’ultima decisione, in ordine di tempo, è quella che giunge dalla Corte di Giustizia Europea, che in virtù del principio di precauzione, ha obbligato gli Stati membri ad abbattere tutte le piante di olivo potenzialmente infettate da Xylella, che si trovino in prossimità di quelle già colpite, anche se non presentano sintomi.

La “scienza sotto attacco”

Il caso Xylella costituisce un chiaro esempio di disinformazione mediatica nella quale la scienza viene, per l’ennesima volta, a trovarsi sotto l’occhio del ciclone.

I giornali italiani hanno parlato di “processi al metodo scientifico” e di “scienza sotto attacco” e hanno dipinto la vicenda come quella di “un Paese che odia la scienza”.

Il decreto di sequestro disposto dai P.M. di Bari è stato descritto dalla stampa come un atto di accusa nei confronti dei ricercatori che si sono occupati del fenomeno Xylella, o come il tentativo, da parte della Procura, di interferire con la ricerca scientifica.

Questa vicenda rappresenta la cartina di tornasole del disagio profondo che viene a crearsi nell’ambito di una difficile convivenza tra le istituzioni ed i rispettivi ruoli. Negli ultimi anni, i mezzi di comunicazione, sull’onda di importanti casi di cronaca nazionale, hanno diffuso l’idea secondo la quale nel nostro Paese sia in atto uno scontro tra ricerca scientifica e sistema giudiziario.

Le “sentenze antiscientifiche”, delle quali si è sentito spesso parlare a proposito, ad esempio, dei casi Di Bella e Stamina, non sono altro che uno dei falsi miti creati dai media.

Xylella e vaccini: la storia si ripete?

Una delle informazioni non corrette o mal interpretate che, in questi anni, sono state veicolate dai mezzi di comunicazione, generando scalpore e confusione nella popolazione, riguarda il tema scottante dei vaccini, e in particolare i casi delle sentenze che hanno riconosciuto i danni da vaccino.

Il caso più eclatante risale al 2012, quando l’ASL fu condannata a risarcire 200.000 euro in seguito alla diagnosi di autismo in un paziente a cui era stato somministrato il vaccino MPR.

La sentenza derivava dal riconoscimento, nei documenti medici presentati in I grado, di un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino MPR e l’insorgenza della patologia autistica, nesso che venne smentito in II e in III grado di giudizio in virtù delle relazioni presentate dalla CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio).

In queste relazioni si precisava che “nella storia clinica del bambino non c’è un’oggettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica ed il vaccino MPR, ma vi è solo il fatto che i due eventi avvengano uno prima e uno dopo, ma come dimostrato, ciò non è sufficiente a mettere in relazione i due eventi.”

Analogamente, nel 2013, veniva riconosciuto un collegamento tra l’immunizzazione con vaccino esavalente ed il manifestarsi di una forma di epilessia criptogenetica. Data l’insorgenza della patologia, ricollegabile con elevata probabilità alla somministrazione del vaccino esavalente, il Ministero fu condannato a pagare 106.000 euro.

Queste sentenze, basate sulla consulenza tecnica dei CTU e sulla documentazione redatta e firmata dai medici, fanno riferimento a casi tra loro diversi, nei quali viene esaminato, sulla base di acquisizioni medico-scientifiche, l’eventuale nesso di causalità tra vaccini e insorgenza di patologie di vario tipo. Ma rappresentano, al contempo, uno specchietto per le allodole, soprattutto per la popolazione, che risulta facilmente suscettibile su questi temi.

Sulla base di tali elementi si può, dunque, ben capire come una corretta divulgazione medico-scientifica sia fondamentale per veicolare le giuste informazioni, in particolare quando si parla di salute e, ancor di più, di vaccini.

Risulta altrettanto importante che ognuna delle parti in causa (medici, scienziati, ricercatori, sistema giudiziario, mass media e cittadini) abbia piena consapevolezza del proprio ruolo e del proprio campo di specifiche competenze.

FONTI | Ius dicere in a globalized world, Caso Xylella, Immagine in evidenza