Resistenza agli antibiotici: una nuova classe di farmaci ridona speranza

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Una delle emergenze sanitarie che desta maggiore preoccupazione nella comunità scientifica riguarda la crescente resistenza che alcuni ceppi batterici mostrano alle varie classi di antibiotici, non solo in ambito ospedaliero ma anche in quello comunitario. Quello che preoccupa maggiormente sono la crescita esponenziale del fenomeno e la possibilità che un giorno si possa selezionare una specie batterica non più responsiva ai farmaci che attualmente rappresentano “ultime spiagge” terapeutiche (ad esempio le polimixine).

Il problema della resistenza

Quando si parla di resistenza in ambito della farmacologia antimicrobica si intende la capacità del microrganismo di non subire l’effetto del farmaco. Essa è da imputare a:

  • Abuso o bassa dose di farmaco
  • Immunodepressione
  • Farmaci usati in monoterapia
  • Inappropriata via di somministrazione

I meccanismi di resistenza possono essere trasmessi secondo due modalità:

  • Trasmissione verticale: è il caso delle mutazioni, sotto la pressione selettiva del farmaco antimicrobico i ceppi mutanti possono prevalere, soprattutto quando le difese immunitarie sono compromesse. Si noti che la mutazione non è direttamente indotta dall’esposizione all’antibiotico, ma di per sé è un evento casuale che conferisce un vantaggio per la sopravvivenza.
  • Trasmissione orizzontale: può verificarsi tra batteri appartenenti alla stessa specie ma anche tra specie diverse. È più frequente rispetto alla trasmissione verticale e avviene tramite trasferimento di plasmidi o trasposoni da un batterio all’altro.

I principali meccanismi di resistenza comprendono:

  • Ridotto accesso del farmaco al bersaglio
  • Alterazioni qualitative/quantitative del bersaglio
  • Meccanismi a valle dell’interazione con il bersaglio (ad es sviluppo di una via metabolica alternativa)

I principali ceppi resistenti, descritti dall’acronimo ESKAPE sono Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus maticillina e vancomicina resistente, Klebsiella Pneumoniae, Acinetobacter Baumanii, Pseudomonas,Enterobacter.

La novità ODL

Odilorhabdins o ODL, questo è il nome di nuovi antibiotici, identificati per primi da Nosopharm, prodotti da batteri simbiotici trovati nei vermi nematodi che vivono nel terreno. Fino ad ora, questi batteri associati ai nematodi e gli antibiotici che producono, sono stati in gran parte sottostimati.

Per identificare l’antibiotico, come riporta lo studio pubblicato su Molecular Cell, il gruppo di ricerca Nosopharm ha esaminato 80 ceppi  ​​di batteri per verificare l’attività antimicrobicaHanno quindi isolato i composti attivi, studiato le loro strutture chimiche e ingegnerizzato i derivati ​​più potenti.

Tali antibiotici possono di diritto essere considerati alla stregua degli inibitori della sintesi proteica (macrolidi, amino glicosidi, tetracicline etc.) poiché agiscono, legandosi ad esso, sul ribosoma batterico ma risultano essere unici dal momento che si legano ad un sito del ribosoma diverso da tutti gli altri. 

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ODL (in giallo), si legano ad un sito sul ribosoma non utilizzato da altri antibiotici

I ricercatori hanno osservato che quando viene legato al ribosoma, l’antibiotico interrompe la capacità di quest’ultimo di interpretare e tradurre il codice genetico. Il ribosoma quindi commette errori durante la sintesi nuove proteine. Questi, generano proteine ​​difettose e causano la morte della cellula batterica, un meccanismo comune anche ad altri inibitori della sintesi proteica. La grande potenzialità degli ODL risiede però principalmente nel loro legame ad un  sito sul ribosoma non sfruttato da alcun antibiotico noto, un indicatore questo del loro potenziale per trattare le infezioni che non rispondono ad altri antibiotici.

Non a caso i ricercatori hanno portato avanti una serie di sperimentazioni in cui i composti ODL si sono dimostrati efficaci nella cura di topi infettati da numerosi batteri patogeni e hanno dimostrato attività contro i patogeni Gram-negativi e Gram-positivi e in particolare hanno curato gli enterobacteriacae resistenti ai carbapenemi, uno dei ceppi batterici più pericolosi nell’ambito delle resistenze e responsabile della morte del 50% dei pazienti infettati.

Speranze e prospettive future

Questo studio è una testimonianza della crescente tendenza alla collaborazione internazionale e interdisciplinare, necessaria per combattere la globale minaccia di resistenza agli antibiotici. Ovviamente per scongiurare il più possibile il pericolo delle resistenze è necessario un impegno a 360 gradi:

  • Formazione del personale
  • Uso di linee guida specifiche per ogni ospedale
  • Consulenza per un approccio multidisciplinare del paziente
  • Monitoraggio delle resistenze a livello ospedaliero
  • Appropriata profilassi chirurgica
  • Prelievo del campione biologico prima della terapia empirica in modo da scegliere l’antibiotico migliore possibile in base alla circostanza.

In passato abbiamo scritto un vademecum per ridurre al minimo il rischio di antibiotico-resistenze, nella vita di tutti i giorni, lo trovate cliccando qui.

FONTI | Articolo Originale, Immagine in evidenza