bambino vegetariano

Frequentemente la cronaca segnala casi di bambini ricoverati in ospedale, in condizioni anche gravi, per aver seguito regimi alimentari scorretti o diete estreme. Le dimensioni del problema non sono ancora ben chiare, ma l’etica ci impone di guardare con attenzione a questo fenomeno per comprenderlo e, possibilmente, gestirlo.

Diviene fondamentale per un pediatra conoscere la dieta vegetariana e vegana eridurre i rischi in chi decide praticarla. La minore varietà di alimenti che caratterizza la dieta vegana rende più complesso l’approvvigionamento dei nutrienti necessari al bambino e con maggiore facilità si possono manifestare carenze nutrizionali sub-cliniche o palesi.

Tipologie di diete vegetariane

  • Pesco-vegetariana: esclusione solo della carne (erroneamente considerata dieta “vegetariana”)
  • Latto-ovo-vegetariana (LOV): esclude alimenti che derivano dall’uccisione diretta di animali sia terrestri che marini: carne, pesce, molluschi, crostacei. Ammette qualunque alimento di origine vegetale, prodotti animali indiretti: (latte e derivati, uova), miele, funghi, alghe, batteri.

Varianti:

  • Latto-vegetariana: ammette latte e derivati ma esclude le uova.
  • Ovo-vegetariana: ammette uova ma esclude latte e derivati.
  • Vegana – “vegetariana totale”: esclude tutti gli alimenti di origine animale: carne, pesce, molluschi, crostacei, latte e derivati, uova, miele e altri prodotti delle api. Ammette qualunque alimento di origine vegetale, alghe, funghi e batteri (fermenti lattici).

Quanto è diffuso?

Dal punto di vista demografico, secondo i dati Eurispes 2017, se la popolazione che segue una dieta vegetariana è stabile (circa il 7,6%), è in forte aumento il numero di coloro, circa il 3%, che praticano una dieta vegana (nel 2016 erano 1%), mentre diminuisce al 4,6% il numero dei vegetariani LOV (nel 2016 erano il 7,1%).

Nelle famiglie italiane le scelte alimentari vegetariane o vegane dipendono nel 47,6% dalla convinzione che le proteine vegetali siano più salutari di quelle animali, mentre nel 31,7% il profondo rispetto negli animali è la molla che innesca il cambiamento. Nei casi restanti si fa appello a ragioni religiose, filosofiche, economiche o ambientali.

Il nostro questionario

LL’ass. “La Medicina In Uno Scatto”, in collaborazione con la prof.ssa Mariella Baldassarre, docente dell’Università degli Studi di Bari nell’UOC di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale ed esperta di nutrizione pediatrica, ha condotto un’indagine conoscitiva su un campione di genitori italiani, ai quali è stato sottoposto un questionario costituito da quaranta domande, volte a valutare:

  1. La diffusione dello svezzamento vegetariano
  2. La correlazione tra regime alimentare dei genitori e metodologia di svezzamento
  3. Il regime scelto dai piccoli dopo l’acquisizione di maggiore autonomia nella selezione degli alimenti
  4. La durata dell’allattamento in relazione al tipo di svezzamento
  5. Il ruolo dei pediatri di famiglia
  6. L’utilizzo di integratori alimentari

I risultati, in gran parte allineati a quelli della letteratura, hanno mostrato che:

  • La percentuale degli adulti vegetariani nel campione in analisi è del 5,7% (molto vicino al 7% dei dati Europei).
  • Il regime alimentare scelto per lo svezzamento dei piccoli è per il 90,8% onnivoro e per il 9,2% vegetariano.
  • L’alimentazione materna rappresenta il principale fattore che influenza il regime dietetico scelto per lo svezzamento dei figli.
  • Lo svezzamento non convenzionale è collegato ad un prolungamento della durata dell’allattamento.
  • Una buona parte dei pediatri (41,2%) non soddisfa le esigenze delle famiglie per quanto riguarda la richiesta di informazioni riguardanti il tema dello svezzamento non convenzionale.
  • Il 77,4% dei pediatri è contrario allo svezzamento non convenzionale, che trova l’appoggio di solo il 22,6%.

Salubre o non salubre?

La minore varietà di alimenti che caratterizza la dieta vegetariana ma soprattutto la dieta vegana rende più complesso l’approvvigionamento dei nutrienti necessari al bambino di cui il regime scelto ne è in parte privo. Ecco perché, maggiore facilità, si possono manifestare carenze nutrizionali sub-cliniche o franche, soprattutto nei bambini nel corso prima infanzia, quando l’organismo è in crescita e sono ancora rilevanti i processi di sviluppo degli organi.

L’importanza della varietà degli alimenti per pianificare una dieta sana è stata dichiarata con forte enfasi dalla maggioranza delle società scientifiche nord-americane, compresa l’American Academy of Pediatrics (AAP) e l’Academy of Nutrition and Dietetics (ADA).

Nonostante ciò, si trovano in letteratura giudizi contrastanti sulla dieta vegana in età pediatrica e sono stati diffusi sia messaggi che ne esaltano l’adeguatezza nutrizionale, appropriata in ogni fase della vita, in gravidanza, nel lattante e nel bambino (ADA), sia opinioni che invitano a non utilizzarla nella prima infanzia (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition – ESPGHAN e Società Italia di Pediatria -SIP).

Cosa fare quindi?

Le diete vegetariane possono soddisfare le esigenze nutrizionali anche nei periodi più “vulnerabili” della vita solo se ben pianificate e seguite.  Quanto più ristretta è la dieta però, tanto più è alto il rischio di possibili carenze.

Sono assolutamente necessari quindi:

  • Il Counseling nutrizionale
  • Il Monitoraggio dei nutrienti critici
  • La prescrizione di eventuali integrazioni
  • Le corrette informazioni sulle potenziali carenze nutrizionali

Secondo i Position Statement delle più eminenti Società di Pediatria Europee lo svezzamento vegano è da scoraggiare. Se un genitore vuole che il figlio abbia un’alimentazione complementare vegana o vegetariana, questa dovrebbe esser fatta solo sotto la supervisione di un pediatra esperto al quale sarà affidato il compito di monitorare e casomai integrare le eventuali carenze.

Svezzamento vegetariano

Con l’introduzione dell’alimentazione complementare, il latte materno resta la principale fonte calorica del bambino e quindi è importante indagare se la mamma vegana conduca una dieta sana ed equilibrata, con sufficienti supplementazioni di vitamina B12 e adeguata introduzione di vitamina D, calcio e acidi grassi essenziali.

Lo svezzamento è simile a quello consigliato ai lattanti con dieta onnivora, sostituendo la carne con alimenti ad elevato tenore proteico, quali legumi, soia e derivati (latte, yogurt, tofu), aggiungendo alla pappa o allo yogurt frutta secca o semi oleaginosi polverizzati o in crema, utili sia per diversificare la varietà di proteine, sia per ottimizzare l’apporto calorico.

All’inizio dello svezzamento è necessario che le pappe siano cremose, fatte con cereali raffinati, di facile masticazione e possibilmente prive di fibre, anche per migliorare l’assorbimento di ferro e zinco. Per ottimizzare il bilancio marziale è utile l’inserimento di alimenti ricchi di ferro (legumi, pseudocereali, frutta secca, ecc.) e l’aggiunta alle pappe di qualche goccia di limone, onde facilitare l’assorbimento del ferro grazie all’apporto della vitamina C.

Riguardo alle farine del commercio per lattanti, vanno preferite quelle arricchite in ferro e calcio (ferro: 10 mg/100 g, calcio: 400–560 mg/100 g) per ridurre il rischio di anemia o di alterazioni del metabolismo dell’osso.

Una saggia abitudine è la rotazione degli alimenti della stessa classe, così da beneficiare della complementarietà e compensare gli squilibri nutrizionali legati al singolo alimento.

Infine, non bisogna dimenticare mai di somministrare un integratore di vitamina B12.

Per concludere

L’alimentazione vegetariana e vegana non controllata da personale esperto può esser causa di gravi carenze nutrizionali perché utilizza una minore varietà di alimenti i quali, a loro volta, sono carenti di alcuni costituenti essenziali della nostra alimentazione.

Per questo motivo è opportuno sconsigliare la dieta vegana nel lattante e nel bambino, quando l’organismo ha bisogno di completare la maturazione degli organi oltre che crescere considerando che  i danni potenziali di una dieta non adeguatamente supplementata (scarsa crescita, rachitismo, deficit cognitivi irreversibili, atrofia cerebrale fino alla morte) sono particolarmente gravi.

È però necessario essere vicini ai genitori che scelgono un’alimentazione vegetariana e vegana per il proprio figlio.

L’importanza della comunicazione tra pediatra e genitori vegani è essenziale, in quanto deve esser loro spiegato quanto gravi possano essere le conseguenze nel caso la dieta non sia adeguatamente composta da vitamina B12 e non si arricchisca con vitamina D, ferro, zinco, folati, LC-PUFA Omega 3, proteine e calcio. Il pediatra ha un ruolo fondamentale nel guidare i genitori e nel consigliargli il regime alimentare più appropriato alle varie età del bambino, ma deve anche essere opportunamente preparato ad aiutare i genitori vegani a pianificare la dieta del loro bambino.

Inoltre, particolare attenzione deve essere posta per diagnosticare e trattare tempestivamente le eventuali carenze che la dieta vegana può comportare, confrontandosi con i genitori senza diffidenza e garantendo comunque un adeguato sostegno.

 

Un articolo di Matteo Cavanna e Domenico Posa

 

Domenico Posa
Amministratore e Facebook Manager | Frequento Scuola di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro." Fondatore ed ideatore del progetto "La medicina in uno scatto" | email - domenico.posa@gmail.com