Bill Gates afferma: una pandemia imminente è possibile

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La storia dell’umanità è ricca di epidemie e purtroppo di morti a causa di agenti infettivi; sicuramente molti passi sono stati fatti nel campo delle malattie infettive: viviamo nell’era degli antibiotici, il virus dell’HIV non rappresenta più una sentenza di morte e grazie alla vaccinazione anche la polio sta per scomparire.

Però siamo veramente così al riparo da una pandemia mondiale? E’ la domanda a cui ha provato a rispondere Bill Gates durante l’ evento organizzato dal New England Journal of Medicine “Epidemics going viral: Innovation vs Nature”. Bill Gates grazie alla sua fondazione sponsorizza numerosi progetti, tra cui lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini contro le malattie infettive.

Esiste il rischio?

Il rischio di una nuova pandemia è elevato, a causa della continua ricerca sulle armi biologiche (ricerche che si stanno svolgendo in tutti i laboratori militari del mondo), grazie alla facilità con cui possiamo oggi manipolare i microrganismi, ma anche a causa del fatto che viviamo in un mondo più collegato che mai, il che rende più semplice e veloce la diffusione di un patogeno.

Tutto ciò è aggravato dal fatto che non abbiamo strutture ed enti preparati ad agire contro una possibile pandemia mondiale, questo vale sia per i paesi in via di sviluppo, che per gli stati con un sistema sanitario solido e sviluppato.

Recentemente sui giornali di tutto il mondo abbiamo potuto leggere dell’influenza suina H1N1, in cui c’è stata una mancanza nel tracciare la diffusione della patologia e la creazione di un protocollo di emergenza. Ancora un altro caso è stato l’outbreak dell’ebola, in paesi con sistemi sanitari già in difficoltà, in cui la risposta della comunità sanitaria mondiale è stata veramente lenta.

Tre fattori da sviluppare

    1. Strumenti migliori
    2. Mezzi per una diagnosi precoce
    3. Risposta unica e globale difronte ad un’emergenza

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Strumenti contro le epidemie

Nel 1918 ci fu una pandemia che causò la morte di più di 50 milioni di persone, la diffusione fu velocissima, si diffuse in tutto il territorio americano in 5 settimane, portata dai soldati di ritorno dai campi di battaglia della prima guerra mondiale. Attraverso l’utilizzo di algoritmi e software specifici si è provato a fare una previsione slll’andamento di una pandemia simile a quella del 1918 nel contesto odierno, il risultato è una diffusione mondiale della pandemia che in 6 mesi che porterebbe alla morte di 33 milioni di persone.

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Nonostante siano in sviluppo un vaccino antiinfluenzale universale, insieme a quelli contro patologie considerate prioritarie dall’OMS come la Febbre Lassa, il virus Nipah e quello della MERS, la prossima pandemia probabilmente si svilupperà da un patogeno sconosciuto che causerà un outbreak improvviso. Questo è il motivo per cui la CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) sta sviluppando tecnologie in grado di realizzare, testare e rilasciare nuovi vaccini nel giro di settimane, invece che di anni.

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Di notevole importanza è lo sviluppo di farmaci anti-virali, è il caso dello Xofluza che va ad inibire un enzima fondamentale per la riproduzione del virus influenzale bloccandone la diffusione.

Si sta pensando poi alla costruzione di una libreria di anticorpi monoclonali contro un particolare virus, da poter utilizzare immediatamente in caso di un outbreak. Il nostro sistema immunitario crea anticorpi in modo casuale, ci sono persone che pur non essendo venuti a contatto con un certo patogeno, già sono immuni da esso. Un’altra possibilità è che la produzione di anticorpi avvenga in quelle persone che abbiano superato la malattia: sono proprio questi anticorpi monoclonali ad essere stati utilizzati con successo durante l’outbreak di ebola. Avere quindi “un catalogo” di immunoglobuline da utilizzare immediatamente, sicuramente tamponerebbe la diffusione di un certo patogeno.

Diagnosi precoce

In una pandemia, il timing è un fattore essenziale, arrivare ad una diagnosi in modo precoce può fare la differenza fra il circoscrivere l’outbreak o permetterne la diffusione.

Gli scienziati dell’MIT utilizzando la tecnologia CRISPR-Cas13 hanno messo a punto un test rapido in singole strips di carta (simile ad un test di gravidanza) per la diagnosi di alcune patologie con sintomi simili, come Zika o Dengue, in meno di 2 ore, con una sola goccia di sangue. Questa tecnica rivoluzionaria è stata chiamata SHERLOCK.

Di fondamentale importanza è sapere come si muoverà e si diffonderà la patologia, questo è stata una delle mancanze principali durante l’outbreak di influenza suina; mettere a punto strumenti computazionali epidemiologici sempre più precisi e raffinati, può aiutare sicuramente gli enti sanitari ad impostare misure d’intervento più precise volte a non far diffondere l’agente infettivo.

Risposta globale

Gli enti, sia a livello locale che a livello mondiale, dovrebbero essere teoricamente pronti ad affrontare una emergenza simile, ciononostante, nella pratica non lo sono. E’ di fondamentale importanza la creazione di protocolli di emergenza a livello locale e mondiale e la collaborazione tra enti sanitari, militari e di volontariato.

Così come nel caso di una minaccia militare, si fanno simulazioni per rispondere in modo efficiente agli attacchi, la stessa cosa dovrebbe essere fatta contro un nemico molto più subdolo e per giunta invisibile, ma non per questo meno pericoloso.

Possiamo essere ottimisti?

Da qui a 10 anni, molto probabilmente un outbreak ci sarà, starà a noi essere preparati aad affrontarlo. Sicuramente c’è un avanzamento in campo scientifico verso questa direzione, grazie a particolari fondazioni sia pubbliche che private che mettono in palio sostanziosi fondi al fine di migliorare la prevenzione e le cure per queste patologie. Non si può dire però altrettanto dei vari governi mondiali, per cui la creazione di una bozza per la formazione di un sistema di risposta efficiente è ancora in alto mare.

FONTI | Epidemics going viral, intervento di Bill Gates, test SHERLOCK