Cellule staminali: ottenuto il primo embrione totalmente artificiale

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L’embrione, il simbolo e l’inizio di ogni forma di vita umana, è stato protagonista di una sperimentazione in laboratorio che potrebbe rivoluzionare per sempre gli aspetti scientifici ed etici del settore embriologico.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Maastricht è partito dall’osservazione dei frequenti mancati impianti di embrioni in utero, causa del fallimento di svariate gravidanze. Infatti, questo processo richiede un vero e proprio complesso “dialogo molecolare” tra l’embrione e i tessuti materni necessario un corretto sviluppo. Tale considerazione è stata il punto di partenza per studiare i meccanismi alla base dell’impianto e, soprattutto, quelli coinvolti nei primi stadi dello sviluppo embrionale. Più in particolare il gruppo di ricercatori ha voluto verificare se le due popolazioni di cellule staminali che compongono la blastocisti, quelle, cioè, più esterne del trofoblasto e quelle più interne dell’ embrioblasto, fossero in grado di aggregarsi in vitro, mimando quello che normalmente succede in vivo.

 

L’embrione

Ma facciamo un passo indietro. L’embrione è un’entità biologica che ha inizio con la fecondazione del gamete femminile (ovocita) da parte del gamete maschile (spermatozoo).

Lo zigote, stadio iniziale dello sviluppo embrionale, comincia a discendere dalla tuba uterina fino all’utero, sede dell’impianto dell’embrione: durante tale percorso, va incontro ad una serie di divisioni cellulari con progressivo raddoppio del numero di cellule costituenti tale entità biologica fino ad arrivare allo stadio di morula (16 cellule totipotenti).

In tale stadio e al quarto giorno post fecondazione, l’embrione arriva finalmente in utero. All’interno della morula, formata ora da 32-64 cellule, si forma gradualmente una cavità, il blastocele, e l’embrione, definito ora blastocisti (formata da uno strato esterno chiamato trofoblasto e uno interno, l’embrioblasto), è pronto per impiantarsi nell’utero materno. Dal trofoblasto avranno origine i tessuti fetali della placenta, mentre dalla massa cellulare interna avranno origine i tre foglietti germinativi (ectoderma, endoderma e mesoderma) da cui deriveranno tutti i tipi cellulari che compongono i vari tessuti, organi e apparati dell’intero organismo. Per tale proprietà, le cellule dell’embrioblasto sono definite cellule staminali embrionali pluripotenti.

È da questo punto che prende il là la ricerca del gruppo di scienziati dell’Università di Maastricht.

La prima fase dell’esperimento è consistita nell’isolare le due (trofoblasto ed embrioblasto) popolazioni di cellule staminali a partire da una blastocisti murina.

Il primo risultato è stato assolutamente sorprendente: le due popolazioni di cellule non rimanevano distribuite casualmente né tanto meno isolate, bensì si auto-assemblavano in una struttura molto simile a quella di una vera blastocisti, definita Blastoide dai ricercatori. A guidare questo processo di assemblaggio erano, come avviene in vivo nello sviluppo embrionale in utero, le cellule della massa interna, l’embrioblasto. Quello che sorprende ancora di più è che il blastoide si presentava come una vera blastocisti non solo per la forma, ma anche per una serie di fattori/marcatori tipici delle due popolazioni cellulari che la compongono anche grazie all’implementazione in corso di sperimentazione di una serie di fattori di crescita aventi un ruolo fondamentale nel normale sviluppo in vivo della blastocisti.

Ciò che lascia però sbalorditi è la fase finale dell’esperimento: il tentato impianto in utero del blastoide. Esso è stato in grado di impiantarsi in utero, proprio come farebbe una normale blastocisti. C’è però da dirsi che il viaggio dell’embrione artificiale si è interrotto spontaneamente nelle prime fasi dello sviluppo post-impianto, suggerendo che altri fattori sono necessari per garantire il corretto processo di maturazione.

Nonostante quest’ultimo punto che dimostra come ci sia ancora molto da capire e da scoprire, tale studio rappresenta, senza alcun dubbio, un passo importante per capire i meccanismi alla base dello sviluppo embrionale, dalla comunicazione tra le varie componenti fino ai geni e ai fattori di crescita coinvolti con il chiaro obiettivo di analizzare a fondo il problema dell’infertilità con la speranza di porvi rimedio nel futuro prossimo.

Parallelamente a queste speranze nasce, però, in molti la preoccupazione che queste ricerche possano portare ad una deriva e allo sviluppo di esseri umani creati in laboratorio. Un problema etico senza dubbio da approfondire e analizzare questo ma che non sembra avere al momento delle basi concrete che ne giustifichino l’esistenza essendo l’attenzione dei ricercatori rivolta altrove e, cioè, verso l’analisi, la comprensione e la risoluzione dei problemi di sviluppo e impianto dell’embrione.

 

FONTE: Articolo 1