Osservatorio tecnologie digitali

L’8 maggio a Milano sono stati presentati i risultati della ricerca condotta dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, durante il convegno “Sanità e Digitale: uno spazio per innovare”.

Il team di DigitalUHealth, grazie alla concessione de “Osservatori Digital Innovation” della School of Management del Politecnico di Milano è entrato in possesso del report per spiegarvi, dati alla mano, qual è lo stato dell’arte dell’innovazione digitale della sanità italiana e perché sono fondamentali studi di settore ed ulteriori investimenti in formazione.

Ciò che emerge dallo studio è la costante attenzione dei medici nei confronti delle tecnologie digitali, utilizzati soprattutto per comunicare con i pazienti. Nello specifico, la piattaforma di messaggistica WhatsApp è usata dal 63% dei medici di famiglia e dal 52% degli specialisti con il fine di scambiare immagini ed informazioni di pertinenza del paziente.

In merito all’impiego del digitale nella continuità di cura, attraverso uno studio condotto su 2.191 medici specialisti emerge che il 68% fa un utilizzo frequente (almeno una volta a settimana) di strumenti per la gestione dei dati anagrafici del paziente, il 44% di agende digitali, mentre solo 24% utilizza soluzioni per il monitoraggio degli sviluppi clinici e sociali del paziente e, ancor meno, per la raccolta di opinioni degli assistiti (17%).

Non bene quando si tratta di redigere, grazie a strumenti digitali, il Piano di Assistenza Individuale. Una rilevazione effettuata su 600 Medici di Medicina Generale (MMG), in collaborazione con la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), mostra che solo il 9% dei medici utilizza piattaforme informatiche con le quali condividere i dati del paziente, anche se ben il 69% si palesa interessato a farne uso.

Quali sono allora le barriere?   

Secondo i MMG, le risorse. Soltanto il 15% ritiene l’attuale disponibilità di tempo e risorse umane sufficiente a effettuare la prenotazione online di una prestazione all’atto della prescrizione, mentre la maggior parte (63%) pensa che questo sia praticabile solo ad alcune condizioni, legate alla presenza di personale di studio dedicato (64%) e alla valorizzazione economica del compito (61%).

Ma quali sono gli ostacoli all’adozione delle tecnologie digitali?

La survey condotta dell’Osservatorio (coinvolti 116 Direttori di aziende sanitarie, 600 medici di medicina generale e 2.771 medici specialisti) sottolinea che, subito dopo le limitate risorse economiche, figura la scarsa cultura digitale (segnalata dal 43% dei Direttori, 45% dei MMG e 39% degli specialisti). Sul podio, al terzo posto, la scarsa conoscenza delle potenzialità degli strumenti digitali (32%, 41% e 40%) e la mancanza di competenze nel loro utilizzo (24%, 41%, 39%). Un dato interessante è il punteggio di autovalutazione fornito dai medici in merito alle capacità di comunicazione e coinvolgimento degli utenti durante il lancio di un progetto di innovazione digitale. Quest’ultimo si presenta come il più basso, ad avvalorare la necessità di alfabetizzazione digitale.  Le Direzioni Strategiche, invece, ritengono che la competenza più rilevante, che dovrà essere costantemente aggiornata in futuro, è la capacità di comprendere gli impatti delle tecnologie sui processi e sul valore apportato, indicata dal 52% del campione.

Il problema è la costante mancanza dei costi, che impedisce al SSN di rispondere con immediatezza alle necessità di studenti, specializzandi (vedi il numero inadeguato di borse di specializzazione) nonché professionisti e pazienti, ma c’è un paradosso. Implementando l’offerta e l’utilizzo di semplici servizi digitali ai cittadini potremmo ridurre i costi del “non digitale”. Infatti, otto italiani su dieci nell’ultimo anno hanno ritirato documenti clinici di persona impiegando in media 45 minuti, contro i 20 per il ritiro in farmacia e i 5 via web: se invece l’80% li ritirasse online, il 10% in farmacia e solo il 10% di persona, l’impatto economico sarebbe di 1,63 miliardi di euro. E sono 1,15 miliardi di euro gli impatti legati all’accesso online a informazioni su prestazioni e strutture sanitarie, 1,43 miliardi per la prenotazione online di visite ed esami e 980 milioni per il loro pagamento, per un totale di oltre circa 5 miliardi di euro. Un quantitativo di danaro perso dal sistema sanitario, per intenderci, pari ad oltre 16 volte l’intera spesa annua per i vaccini in Italia, pari a 317,9 milioni di euro.

Con il progressivo invecchiamento della popolazione il divario fra bisogni di cura e risorse a disposizione è destinato a crescere e l’innovazione digitale è l’unica leva per rendere sostenibile il sistema sanitario”

– afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità. La leggera crescita degli investimenti per la Sanità digitale è una buona notizia, ma non basta per colmare il divario esistente. Serve un rinnovamento dei modelli organizzativi delle aziende sanitarie, spostando le prestazioni dall’ospedale al territorio e migliorando l’accesso alle cure. È necessaria la partecipazione attiva dei cittadini alla corretta gestione della propria salute, da incentivare attraverso l’adozione di strumenti digitali utili per comunicare col medico, per accedere ai propri dati clinici, come il Fascicolo Sanitario Elettronico, e per monitorare il proprio stile di vita, come le App.

“Serve lo sviluppo delle necessarie competenze digitali degli operatori sanitari, sia nelle università che attraverso piani di formazione continua sul posto di lavoro”

Se l’analfabetizzazione digitale tra i professionisti della salute è un fenomeno importante, drammatico è tra i cittadini, la maggior parte dei quali preferisce ancora accedere ai servizi sanitari di persona, soprattutto se si tratta di un consulto medico (86%), del pagamento delle prestazioni (83%) e del ritiro dei referti (80%). L’indagine condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità in collaborazione con Doxapharma su un campione di 2.030 cittadini mostra che è ancora il telefono lo strumento privilegiato per prenotare visite ed esami (51%), mentre l’uso del canale web appare abbastanza limitato e confinato alle fasi di accesso alle informazioni su prestazioni e strutture sanitarie (40%) e ritiro dei documenti clinici (21%). Soltanto la fascia anagrafica dei 45-54enni mostra valori di utilizzo del digitale sopra la media in entrambe le operazioni (rispettivamente 47% e 27%).

Perché questa bassa adozione tra i cittadini?

La maggior parte li considera i nuovi strumenti poco affidabili. Ma la mancanza di competenze è un dato rilevante, 3 cittadini su 10 non si sentono in grado di utilizzare strumenti innovativi e rapidi.

Le App rappresentano una quota sempre più rilevante dei servizi digitali utilizzate dai cittadini, soprattutto per quanto riguarda le App informative, che si stanno diffondendo velocemente. Un cittadino su quattro dichiara di utilizzare App per cercare le farmacie di turno (25%), uno su cinque per trovare la farmacia più vicina e il 19% per informarsi sui farmaci. La fascia di età più incline a utilizzare questa tipologia di applicazioni è quella fra i 35 e i 44 anni, in cui l’uso sale rispettivamente al 45%, 36% e 30%. Le App di maggior interesse fra i cittadini, invece, sono quelle in grado di verificare la presenza di un farmaco in farmacia e prenotarlo e quelle per monitorare i tempi di attesa in pronto soccorso, anche se in entrambi i casi si registra una mancanza di offerta. Accanto alle App informative si diffondono anche quelle di “coaching”: il 19% dei cittadini utilizza App per monitorare lo stile di vita (ad esempio, l’alimentazione e gli allenamenti), il 12% per controllare i parametri vitali (battito, pressione, ecc.), il 7% per ricevere avvisi su controlli medici o esami periodici. L’adozione di questi strumenti diminuisce fra i cittadini con più di 55 anni o affetti da malattie croniche.

In conclusione, il report mostra un’evoluzione interessante soprattutto dal punto di vista della consapevolezza degli enormi benefici che la trasformazione digitale potrebbe fornire, in termini economici e di accesso alle cure. Emerge però un bilancio non rassicurante in merito all’educazione digitale, il vero ago della bilancia per medici e cittadini.

Gli studi mostrati rafforzano la nostra consapevolezza sull’importanza che progetti come DigitalUHealth, il primo nel suo genere in Italia, hanno sulla formazione dei medici (digitali) del futuro. Continueremo il nostro viaggio intervistando le menti più brillanti nel panorama mondiale della digital health, confrontandoci con ricercatori e studiosi, tale da ottenere senso critico e consapevolezza multidisciplinare.

Fonti | (1) edizione 2017-2018 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità realizzata con il supporto di Artexe, Doxapharma, Reply Health, Engineering, PKE, wHealth, Wolkers Kluwer, Philips, BioMedia, Boston Scientific, Dedalus, Fujifilm, InterSystems, IoT.power, Medas, SAS, Siemens Healthineers, Clinika, Datamatic, Ipsa/MS, Santalucia PharmaApps; e con il patrocinio di AISDET, AISIS, AME, ARIS, ASSD, Digital SIT, FADOI, Federfarma, Federsanità ANCI, FIASO, FIMMG, FISM, HIMSS Europe, Ministero della Salute, Provincia Autonoma di Trento, Regione Autonoma Valle d’Aosta, Regione Abruzzo, Regione Basilicata, Regione del Veneto, Regione Emilia-Romagna, Regione Lazio, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Puglia, SITD; (2) https://www.snop.it/attachments/article/686/Consumo-dei-farmaci-e-spesa-per-i-vaccini.pdf