Roberto Miano Giorgia Zunino DigitalUHealth

Parla Roberto Miano, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e fondatore del un gruppo internazionale di ricerca ITRUST (International Translational Research in Uro-Science Team).

Intervista di Nicola Marino.

Si parla di tecnologie esponenziali in medicina, un suo parere da chirurgo e Docente.

Semplicemente affascinante. Tutto ciò che è innovazione in campo medico e chirurgico ma dobbiamo capire dove questa tecnologia possa essere utile, perché non dobbiamo mai dimenticare che il fine è il trattamento del paziente. Quindi, dobbiamo capire dove queste tecnologie sono oggi applicabili, essere capaci di manovrare e controllare queste tecnologie al fine di raggiungere il risultato.

Negli ultimi anni infatti, molte delle tecnologie introdotte in medicina hanno falli, per il semplice motivo che non erano mezzi capaci di permettere il raggiungimento del risultato sperato. Per tale motivo dobbiamo essere cauti ed attenti.

La robotica ad esempio, che ha avuto un’incredibile crescita negli ultimi anni, in particolar modo nelle branche dell’urologia e della ginecologia, dove manifesta le maggiori applicazioni in chirurgia, dev’essere ancora capita e studiata in termini di risultati. Tutt’oggi infatti, non è chiarissimo il vantaggio che ha il paziente con questo tipo di chirurgia rispetto ad una chirurgia più tradizionale. In particolar modo, la sicurezza del paziente spesso viene dimenticata. Come sottolineano ultimi report su programmi di sicurezza in merito situazioni che posso venire a crearsi a causa di un malfunzionamento della macchina che poi non sempre trova preparati gli operatori. In merito a ciò bisogna essere molto attenti. La tecnologia è affascinante ma bisogna essere pronti a capirla e ad applicarla in modo da trarne il risultato migliore per il paziente.

Tante sono le tecnologie utili in medicina ma differente è il loro valore secondo l’evidenza scientifica, questo può comportare paradossi, ovvero l’esclusione di alcune con “high-value” e l’inclusione di altre a “low-value”.

La robotica ci ha conquistati negli ultimi vent’anni. Non solo noi medici ma anche, e soprattutto, i pazienti. La campagna mediatica è stata talmente forte in merito all’utilizzo della robotica che oggi è il paziente stesso che ci chiede di poter essere operato con il robot, senza neanche sapere se ci sono e quali sono i reali vantaggi nell’utilizzo. Ad oggi, chi non possiede il robot si trova in grandissima difficoltà perché non può offrire un tipo di trattamento che è estremamente richiesto dal paziente. Nonostante il fatto che, se noi andassimo a confrontare i risultati nel panorama mondiale, non solo nei centri d’eccellenza, i risultati non sono così diversi tra la chirurgia robotica e, addirittura, l’open. Come ad esempio nel nostro intervento principe, la prostectomia radicale. D’altro canto, sistemi di telemedicina, telementoring a distanza, non vengono ad essere nemmeno considerati. Siamo in un mondo fatto d’informazione, quando i media spingono verso un certo tipo di soluzione tecnologica è difficile non cavalcarla poiché c’è il rischio di trovarsi in una situazione di mancata offerta verso il paziente, però oggi stiamo tornando indietro ponendoci domande importanti quali; è utilizzata ma, ci sono realmente dei vantaggi? Se sì, giustificano il costo rispetto all’uso di sistemi “tradizionali”?

Questo è ciò che è in atto in urologia, un modello di rivalutazione. L’adozione di una tecnologia è facile da avere ma la giustificazione è qualcosa che necessita di maggior attenzione da parte di noi medici.

Bias cognitivi, pochi trial clinici e cos’altro rallenta l’adozione delle tecnologie in medicina.

Negli ultimi quarant’anni abbiamo avuto almeno tre cambi generazionali. La prima generazione ha avuto un’educazione medica priva di qualsivoglia dispositivo tecnologico semplice, vedi il personal computer. Poi la generazione successiva, che ha visto l’esplosione di internet e di altre incredibili tecnologie oggi comunemente utilizzate che abbiamo con il tempo imparato ad utilizzare. Infine il medico di oggi, nato con una mole incredibile di dispositivi a disposizione. In Italia abbiamo un’età media (medici ndr.) elevata e quindi l’adozione di alcune tecnologie è più difficile ma non solo, è complessa la stessa comprensione. Il punto è questo, preparare i nostri studenti e coloro che si avvicinano al mondo della medicina a percorrere un percorso che nel prossimo futuro sia vicino a tali tecnologie, senza dimenticare l’esperienza avanzata negli ultimi trent’anni.

Questo è un momento importante, un momento in cui chi è più esperto deve aiutare le nuove generazioni di medici all’uso di questi nuovi sistemi senza dimenticare ciò che è passato.

Alfabetizzazione digitale. Lei, docente di urologia presso l’Università di Tor Vergata, come sta preparando i suoi studenti a questo salto generazionale.

Questa è una mia passione, amo star vicino ai miei studenti anche grazie al fatto che, insegnando nel corso di laurea in lingua inglese, il numero ridotto nelle classi mi permette di avere un contatto diretto con loro. In merito al digitale sto cercando, innanzitutto, di farli appassionare. Purtroppo, l’istruzione sta passando un periodo molto delicato, nel quale io penso che è compito del docente far si che lo studente si appassioni alla materia e non il contrario. Siamo noi che dobbiamo dare gli strumenti agli studenti per poterli coinvolgere. Gli studenti di oggi infatti, sono nati in un’era digitale e l’avvicinarsi alla chirurgia con programmi di simulazione e training con nuove tecnologie può stimolarli. Personalmente curo molti programmi di simulazione facendo parte del gruppo di training della Società Italiana di Urologia per far in modo che lo studente, avvicinandosi a tali sistemi educativi possa apprendere meglio rispetto al passato. Credo che l’organizzazione di progetti ed eventi che possano avvicinare i nostri studenti all’applicazione di nuove tecnologie in medicina siano delle ottime soluzioni.

“DigitalUHealth per parlare di Salute e se si parla di Salute si parla innanzitutto di persone. A prescindere dalla tecnologia non è possibile l’una con l’esclusione dell’altra.”

a cura della Dott.ssa Giorgia Zunino, Hospital Designer, Strategic Project manager ASL Roma

Giorgia ZuninoCi stiamo avvicinando rapidamente ad una nuova era dove gli uomini avranno al loro fianco nuovi compagni di lavoro, le macchine, con cui comunicare utilizzando il loro linguaggio: il coding.

Lavori di cui oggi si intravede appena la punta dell’iceberg e per i quali non abbiamo nemmeno le parole per descriverli: nuove ed importanti figure del medico computazionale con le sue diverse specializzazioni, il progettista di batteri sintetici, del designer di realtà immersiva o di creatori di interfacce cerebrali in grado di farci evolvere alla velocità delle macchine.

Nuove sfide e nuovi approcci per una medicina empirica fatta di sperimentazione, con nuovi eroici protagonisti così confidenti nelle loro visioni, capaci di testare su se stessi nuovi orizzonti. Questo è avvenuto in tutte le fasi delle passate rivoluzioni industriali, con i primi tentativi di innovazione della medicina moderna. Non sarà semplice, non è mai stato semplice, ma i vantaggi saranno incommensurabili in termini sia di numero di vite umane che di sofferenze alleviate.

Nel mondo della medicina, come in altri settori, occorre pensare che il progresso sta avvenendo in maniera così rapida che per sfruttare appieno tutte le opportunità ed i vantaggi del mondo digitale è necessario prendere coscienza che siamo come nuovi coloni in terra aliena.

E come individui provenienti da un mondo ormai lontano, è necessario andare alla scoperta di questo nuovo mondo con umiltà, guardarsi attorno oltre i propri limiti autoreferenziali e dare nuove e potenti parole alla Salute, e quindi a nuovi paradigmi e ai nuovi oggetti a venire. Saremo in grado di essere protagonisti del cambiamento per dare un’impronta migliore a questa società?

Sì, questo nuovo percorso di temi, e dei protagonisti sulla scena della rivoluzione digitale della medicina narrati, sarà per alcuni la piattaforma di lancio verso il firmamento di nuove opportunità, per altri la conferma che la strada che hanno intuito prima di vedere è quella giusta.

FONTI | (1) https://www.healthcaredive.com/news/ama-ceo-james-madara-digital-health/519341/ (2) https://www.dtxalliance.org/ (3) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3241518/ (4) https://www.fda.gov/MedicalDevices/DigitalHealth/DigitalHealthPreCertProgram/default.htm