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Idatidosi cistica o Ecchinococcosi

La ecchinoccosi è una infestazione zoonotica causata dalla forma larvale di Ecchinococcus Granulosus.

E’ una patologia diffusa in tutto il mondo, in particolare, però, è endemica sopratutto nel Medio Oriente, in Africa e Sud America ed Europa orientale dove è comune l’allevamento di animali.

L’echinococco arriva all’uomo mediante l’ingestione di cibi infestati dalle uova del parassito (molto spesso verdure poco pulite e non cotte). I succhi prodotti dall’intestino durante la digestione rompono il guscio facendo fuoriuscire l’embrione che penetra la mucosa intestinale. L’embrione giunge quindi al fegato o ai polmoni attraverso i vasi linfatici o il sangue venoso del circolo portale dove si formano le cisti. Qui raggiunge il suo stadio larvale e si moltiplica nel giro di molti anni dando la classica malattia cistica.

Nella maggior parte dei casi, la presenza delle cisti è completamente asintomatica. Possono dare sintomi da compressione se queste crescono a tal punto da dare effetti meccanici sugli organi vicini: dolore, epatomegalia e senso di pesantezza in ipocondrio destro, disturbi digestivi, febbre, l’ittero e ipertensione portale.

La complicanza più grave è la rottura della cisti che può verificarsi nelle cavità peritoneale, pleurica, nelle vie biliari o negli organi cavi in particolare nei bambini o nei giovani adulti che più frequentemente svolgono attività motorie impegnative. Il risultato è, spesso, una risposta immunologica sistemica con rischio di shock anafilattico.

La diagnosi è fatta grazie all’ausilio di tecniche per immagini: l’ecografia rileva il tipico aspetto uniloculare delle cisti, la TAC e la RMN possono fornire informazioni sulla densità del contenuto della cisti, la presenza di cisti figlie all’interno della cisti più grande e di cisti al di fuori del fegato. Segno tipico della presenza di una cisti di echinococco sono le calcificazioni che vengono rilevate nella parete nel 20-30% dei casi.

La terapia medica si basa sulla somministrazione di  albendazolo e mebendazolo ed è efficace solo nel 30% dei casi (di più per le forme del polmone).
Si può intervenire con radiologia interventistica grazie a una puntura percutanea ecoguidata (in alcuni casi TC-guidata) con aspirazione del contenuto della cisti. La terapia definitiva è, comunque, l’exeresi chirurgica delle cisti. In caso di rottura della cisti bisogna essere attenti alla eventuale insorgenza di shock anafilattico e trattarlo.

I pazienti devono inoltre essere sottoposti a follow up con ecografia ed indagini di laboratorio a partire da sei mesi dall’intervento chirurgico e ogni 1-2 mesi.