RSAD2 : quando a combattere l’influenza ci pensa il genoma

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Con l’ormai avviata bella stagione, viene spontaneo “guardarsi indietro” per vedere quello che il passato inverno ci ha riservato. Secondo il programma di sorveglianza influenzale dell’ ISS “InfluNet” (che si avvale della collaborazione di medici di medicina generale e pediatri per tenere traccia dei nuovi casi, regione per regione) la stagione trascorsa è stata, in termini di individui colpiti, una delle peggiori.

Infatti, ci sono stati circa 8 milioni e 700 mila i soggetti che hanno contratto una sindrome influenzale compatibile con quella causata dai virus influenzali (che, per l’inverno 2017-2018 sono stati l’ H1N1, H3N2 e i lineaggio B Victoria e Yamagata).

Ma, mentre ci si affanna alla ricerca di stratagemmi alternativi per sfuggire da questa epidemia (chi con il Thé, chi con la sciarpa di lana) ,una ricerca condotta presso l’ Albert Einstein college of Medicine di Montefiore ha portato alla luce il meccanismo con il quale un gene, presente nel genoma di tutti i mammiferi, permette di “difenderci” dagli agenti virali.

Uno sguardo più da vicino

Il gene oggetto di studio è il RSAD2 (che, ricordiamo, è presente anche nel genoma umano) ed ha una stretta correlazione con le infezioni: quando una cellula viene intaccata da un agente virale, viene prodotto INF(interferone) il quale, tra i vari effetti, induce la sintesi di una pletora di geni tra cui il suddetto che a sua volta porta alla sintesi di un enzima, la Viperina (dall’inglese Viperin, che sta per enzima associato al reticolo endoplasmatico di inibizione virale indotto dall’ INF).

Il vero meccanismo con cui questo composto esplicita la sua azione, rimane tuttavia un mistero: studi hanno dimostrato in realtà che esso catalizzerebbe la conversione del nucleotide CTP (citidin trifosfato) in un nucleotide analogo, il ddhCTP.
Le differenze rispetto al nucleotide fisiologico sono minime, eppure sufficienti per impedire la replicazione virale: durante questo processo, il virus si serve di unità di CTP come se fossero “mattoncini” per l’azione della RNA-polimerasi-RNA dipendente; perciò, l’inserimento del ddhCTP arresta il processo e impedisce all’agente virale di completare il suo ciclo replicativo.

APPLICAZIONI TERAPEUTICHE

Il tutto è tanto incoraggiante quanto ancora limitato: infatti da studi in vivo è stato dimostrato  che  tale meccanismo enzimatico è  assolutamente efficace nell’inibire la replicazione del virus Zika ma, con pochi o nulli effetti sui virus influenzali.
Detto questo c’è però da dire che, per appartenenza di genere, tutti i virus dei Flavivirus sono suscettibili a questo meccanismo : pertanto, potrebbe essere efficace contro la Dengue, il virus della febbre gialla, il West Nile e non ultimo il virus dell’ epatite C.

Ricordiamo, altresì, che studi su modelli animali hanno dimostrato un’efficacia contro il virus della rabbia e contro HIV-1.

Inoltre, piccole modifiche enzimatiche nel sito attivo della viperina potrebbero renderla più  potente nella sua azione nonché più affine a particolari famiglie virali rispetto ad altre.

Le implicazioni terapeutiche sono pertanto molteplici: non solo si potranno avere a disposizione una nuova classe di farmaci che sfruttano, e potenziano, un meccanismo naturalmente presente “in noi”, ma potranno nondimeno superare la forte tossicità indotta da farmaci quali gli analoghi nucleotidici che interferiscono anche con il metabolismo delle nostre cellule.

Conclusioni

Questa scoperta apre anche i fronti per una riflessione evoluzionistica: l’uomo è quello che è perché ha ereditato centinaia di geni che sono stati, nel corso delle epoche, “evoluzionisticamente” utili alla sua sopravvivenza; pertanto, si può immaginare che questo gene sia stato fondamentale per sopravvivenza dell’uomo e per la battaglia delle malattie infettive.
Ma di tutta questa importanza noi, semplicemente, ne ignoravamo l’esistenza: per noi, il mancato malanno, era tutto dovuto alla calda sciarpa di lana della sera prima.

FONTI: