ASCO 2018: Un test genetico per evitare la chemio nel tumore al seno

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Potrebbe aprirsi un nuovo promettente scenario nella terapia del tumore al seno. In base ai risultati di uno studio USA di fase III presentati a Chicago in occasione del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), la chemioterapia adiuvante (post – intervento chirurgico) sarebbe evitabile nel 70% delle pazienti con il tipo più frequente di tumore mammario, ovvero quello con recettori ormonali positivi, Her2 negativo e linfonodi ascellari negativi.

Lo studio

Si tratta del più ampio studio di medicina di precisione mai effettuato finora nel tumore al seno. Il lavoro ha arruolato 10.273 donne affette da carcinoma mammario allo stadio iniziale, ER–positivo, Her2 negativo e con linfonodi negativi.

Può un test genomico influire sulla scelta della strategia terapeutica più appropriata in un dato paziente? È possibile utilizzare il punteggio ottenuto per predire l’efficacia di una terapia combinata rispetto ad una terapia singola?

A quanto pare, la risposta ad entrambi i quesiti è affermativa.

Lo studio presentato al meeting ASCO potrebbe favorire l’ulteriore sviluppo di una medicina personalizzata, che tenga conto delle specifiche condizioni che sussistono in ogni singolo paziente per impostare una terapia adeguata e con minori effetti collaterali.

Il test

OncotypeDX è un test che analizza l’attività dei geni all’interno di un campione di tumore, fornendo informazioni sulle caratteristiche biologiche della neoplasia.

Nello studio presentato a Chicago, il test è stato sperimentato con successo nelle pazienti con carcinoma della mammella in fase precoce, ma studi effettuati in precedenza ne avevano già dimostrato l’efficacia nel prevedere il rischio di recidiva e la risposta alla chemioterapia nei casi di tumore al seno invasivo ER+/Her2-.

Il test, che viene eseguito dopo l’intervento chirurgico, è stato creato in base al modello della biopsia tumorale: valuta, infatti, l’espressione di 21 geni tumorali all’interno di un campione della neoplasia.

Dall’analisi genomica si ottiene un punteggio in base al quale viene impostata la strategia terapeutica successiva all’intervento:

  • punteggio basso (0 – 10): minore rischio di recidiva tumorale, si può procedere con la sola terapia ormonale;
  • punteggio alto (26 – 100): più alto rischio di recidiva, si deve seguire un protocollo di chemioterapia + ormonoterapia;
  • punteggio intermedio (11 – 25): in questo caso, i risultati erano inizialmente incerti.

Son state studiate le pazienti con punteggi intermedi, valutando i risultati ottenuti con la sola terapia ormonale rispetto a quelli ottenuti con chemio + ormonoterapia.

Nei due gruppi, i sono risultati son stati equivalenti: le pazienti che hanno ricevuto la terapia combinata non hanno ottenuto alcun vantaggio in termini di sopravvivenza libera da malattia, sviluppo di metastasi a distanza e sopravvivenza globale.

In generale, dunque, in caso di punteggi intermedi all’OncotypeDX, non vi è vantaggio nell’aggiungere la chemio. L’unica eccezione è rappresentata dalle pazienti più giovani, under 50 anni, per le quali la doppia terapia sembra essere comunque vantaggiosa.

Il tasso di sopravvivenza a 9 anni delle pazienti con punteggio basso al test genomico, in base al trial, risulta essere pari al 93.9% in caso di sola terapia ormonale vs il 93.8% in caso di terapia combinata. Un risultato straordinario.

Un cambiamento fondamentale

Gli autori dello studio parlano di svolta epocale nell’ambito delle terapie oncologiche.

Si tratta di un cambiamento importante del modo in cui trattiamo le donne con tumore della mammella ad uno stadio precoce”, affermano.

Questi dati – dichiara Harold Burstein, esperto ASCO – forniscono l’evidenza a medici e pazienti che è possibile utilizzare le informazioni genetiche per decidere al meglio sui trattamenti nelle donne agli stadi iniziali della malattia. Questo vuol dire che migliaia di donne potranno evitare la chemioterapia e gli effetti collaterali ad essa connessi, mantenendo eccellenti risultati a lungo termine.

Nuovi risultati anche dall’Italia

Sono stati presentati al meeting ASCO anche i risultati di uno studio effettuato presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV)

Lo studio PerELISA è stato condotto su 64 pazienti con tumore al seno ER+/Her2+. Si tratta di una forma particolarmente aggressiva che colpisce il 15 – 20% delle pazienti. Allo stato attuale, la terapia standard per questo tipo di tumore prevede la chemioterapia associata all’uso degli anti–Her2.

I ricercatori dell’UOC Oncologia Medica dell’Istituto Oncologico Veneto hanno dimostrato che con la sola terapia ormonale (PertuzumabTrastuzumab) è possibile ottenere un tasso di risposta completa soddisfacente, con scomparsa del tumore sia a livello mammario che a livello dei linfonodi ascellari.

Il tasso di risposta completa (ovvero con assenza di residui tumorali), senza la chemioterapia, è stato ottenuto nel 20% dei casi e in un ulteriore sottogruppo di pazienti selezionate ha superato il 45%.

Personalizzare le cure

L’applicazione di una medicina di precisione, improntata sulle caratteristiche individuali dei singoli pazienti e sugli aspetti genomici e biologici della patologia, rappresenta un traguardo fondamentale.

Nel caso delle terapie oncologiche, uno dei risultati più vantaggiosi è la riduzione della tossicità legata alla chemioterapia, con il raggiungimento di una risposta completa a lungo termine con soli farmaci ormonali, che possa consentirne l’utilizzo anche per eventuali terapie croniche, prive, pertanto, di effetti collaterali e compatibili con una migliore qualità di vita.

 FONTI | Articolo BBCArticolo di Repubblica su PerELISA, Abstract PerELISA ASCO 2018