Herpes virus: possibili promotori della malattia d’Alzheimer

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Nella ricerca di un nuovo target terapeutico per la malattia di Alzheimer un gruppo di ricercatori si è imbattuto in una scoperta inaspettata: un’associazione tra due comuni herpes virus e le alterazioni neuropatologiche della malattia di Alzheimer.

“Quando abbiamo iniziato ad analizzare i dati, non siamo andati a cercare i virus; piuttosto sono loro che hanno trovato noi” – Joel Dudley, autore dello studio

Alzheimer e HHV

Lo studio recentemente apparso su Neuron si aggiunge a una vasta letteratura che da decenni cerca di comprendere l’associazione tra la malattia di Alzheimer (AD) e le alterazioni causate dalle infezioni al nostro organismo o dalla risposta del nostro organismo agli agenti infettanti.

I punti di forza di questo nuovo studio risiedono nel numero di soggetti coinvolti e nelle tecniche di indagine: dati relativi al genoma, trascrittoma, proteoma e all’istopatologia di 4 aree cerebrali sono stati impiegati per il confronto di 622 cervelli provenienti da pazienti affetti dalla forma pre-sintomatica di Alzheimer e 322 cervelli di controllo.

Dal confronto è emerso che nel cervello dei pazienti con AD i livelli di acido nucleico di due herpes virus – HHV-6A e HHV-7 – sono doppi rispetto a quelli riscontrati nei cervelli di controllo, risultato confermato in 3 coorti indipendenti.

HHV-6A e HHV-7 sono due virus molto comuni nella popolazione generale che appartengono al genere Roseolovirus. Il primo è responsabile della sesta malattia (o roseola infantum, una malattia esantematica che colpisce i bambini tra i 6 mesi e i 2 anni); il secondo può causare una forma di roseola infantum del tutto indistinguibile da quella causata dall’HHV-6 se contratto in età pediatrica, mentre nell’adulto è ritenuto il possibile responsabile della pitiriasi rosea di Gilbert. Entrambi, essendo degli herpes virus, possono poi rimanere latenti nel nostro organismo per decenni.

Per escludere che i due virus fossero associati alla neurodegenerazione in generale e non a quella riscontrata nei pazienti con AD, i ricercatori hanno inoltre confrontato i livelli di RNA dell’HHV-6A e dell’HHV-7 riscontrati in tessuti cerebrali di pazienti affetti da AD e pazienti con altre condizioni.

Da tali analisi si è confermata la specificità dei due virus rispetto alla malattia di Alzheimer, evidenziando inoltre che livelli aumentati di HHV-6A sono presenti anche nella Paralisi Sopranucleare Progressiva, una rara patologia che condivide alcune caratteristiche neuropatologiche dell’AD.

In successive analisi genetiche estese anche al modello murino, è infine emersa una stretta influenza tra virus e geni umani coinvolti nel rischio di sviluppare l’AD. La presenza degli herpes virus sembrerebbe infatti perturbare la regolazione di geni patogeneticamente importanti per l’AD, causando, tra le varie alterazioni, anche un aumentato accumulo di placche di amiloide a livello corticale.

“La nostra ipotesi è che i virus gettino benzina sul fuoco” – Joel Dudley, Icahn School of Medicine

Conclusioni

Sebbene i risultati dello studio non siano sufficienti a stabilire una causalità tra la presenza e replicazione dei virus e l’insorgenza e sviluppo della malattia d’Alzheimer, forniscono comunque un nuovo tassello da includere nello studio della patogenesi di questa complessa malattia.

Un ulteriore passo avanti nella comprensione dell’evoluzione dell’AD e, in futuro, nel possibile sviluppo di nuovi farmaci, affermano gli autori, sarà la caratterizzazione dell’estensione e distribuzione delle forme integrate ed episomali dei virus nei pazienti con AD.

FONTI | Studio Neuron, Immagine in evidenza