La Terza Repubblica della Sanità

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L’abbinamento dei colori giallo-verde non mi ha mai particolarmente attratto. Ad essere onesti, mi dà quell’idea di pacchiano, di spirito carnevalesco, a cui possono solo gli eccentrici e gli appassionati di incoscienza.

Ma si sa: nell’era del complottismo 2.0 e delle rivoluzioni dietro le tastiere, tutto è ampiamente concesso. E poi, io sono una di quelle che ancora pensa sia universalmente apprezzabile abbinare la borsa alle scarpe. Niente di più noiosamente retrò.

Ebbene, è notizia di giorni che di giallo-verde si vestono anche i nostri massimi rappresentanti. Dopo anni di ingiurie vicendevoli e distopici “mai”, i secessionisti di casa nostra si sono accorti che il Po era inquinato un tantino di Giallo e le (cinque) stelle del nostro cielo che Verde non era solo la speranza di governare.

Così eccoci qua: nei giorni in cui spegne 72 candeline, la nostra amata Repubblica si prepara prima del previsto a darsi una svecchiata e si accinge a definirsi “Terza”. E, in effetti, si parla quasi con velata ossessione di “cambiamento”.

Bello! Finalmente! Non vedo l’ora! Quel che lasciamo lo conosciamo fin troppo bene, ma siamo coscienti di cosa bolle nel pentolone? D’altra parte lo dice sempre, la nonna: chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova!

Proviamo ,quindi, nei giorni più caldi ad abbozzare un’idea di quel che ci attende in materia Sanità. Il vertice del dicastero spetta alla Dott.ssa Giulia Grillo, pentastellato medico specializzato in Medicina Legale, siciliana, che con il mentore del suo movimento annovera un’omonimia senza parentela.

Fedelissima al Movimento, militante già ai tempi de “gli amici di Beppe Grillo”, si è distinta sin dagli esordi in Parlamento quale prima firmataria di temi caldi come governance farmaceutica, revisione della disciplina intramoenia e sblocco del ricambio del personale sanitario.

Nel suo programma si percepisce una comunione di intenti con i suoi predecessori, concentrando nel dettaglio le sue energie sui seguenti punti:

  • Riduzione delle disuguaglianze di cura e assistenza tra cittadini di diverse regioni, checchè ne dicano i più accaniti federalisti.
  • Garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria, nonché corroborare le  politiche di promozione della salute, quale mezzo di investimento e non più un costo.
  • Abbassamento dei prezzi dei farmaci, intervenendo sulla governance farmaceutica.
  • Assunzione del personale sanitario, il cui turnover è drammaticamente bloccato.

A margine rimane il tema dei finanziamenti, che ha attanagliato anche i suoi predecessori e su cui la neo-ministro si dice “pronta a restituire dignità”, giudicando il Ministero dell’Economia sua “grande preoccupazione”.

Fa strano che all’appello manchi il tanto decantato sostegno ai no vax sbandierato in campagna elettorale. Lei stessa pare si sia dichiarata favorevole ai vaccini, ma non all’obbligo e fino ad oggi non è pervenuta la cancellazione della legge Lorenzin in cima alla lista degli impegni. Qualche malalingua ha già commentato che il governo andrà decisamente più cauto sull’argomento da quando la copertura vaccinale ha rimpolpato le sue stime ed ora che anche massimi esperti interpellati trovino l’obbligatorietà “cosa buona e giusta”.

Tuttavia, rimangono solo congetture da salotto, che il Ministro raccoglie prontamente e non tarda a mettere a tacere rassicurando i suoi: “i vaccini sono parte del Contratto. C’è una parte del contratto che ne parla, piccola, ma c’è. E su questo agiremo in sinergia con il resto del Governo. Quando lo faremo, vi comunicheremo modi e tempi.”

Non possiamo dunque che mettere da parte ironie e commenti di ogni natura sull’effettiva realizzabilità del Contratto di governo ed augurare un buon inizio. In attesa dei frutti dell’operato, speriamo nelle scelte più sagge e auspichiamo altresì, che il nuovo arrivo riporti con sé un po’di quel gradito garbo ad un dibattito politico ormai triviale e privo di moderazione.

Fonti: Ansa

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Daniela Rossetti
Redazione Farmacista, laureata presso l'Università degli studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti. "Nella sua accezione più ampia, considero la Medicina come la più umanistica delle scienze; in futuro mi auguro pertanto di offrire un piccolo e dedito contributo alla comprensione ed al miglioramento della condizione umana".