m-Health App e autogestione del diabete

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Autogestione nel diabete

Ad oggi quando si parla di cura al diabete non si può non considerare il paziente stesso un elemento del team diabetologico. L’autogestione della malattia diabetica è oramai un elemento riconosciuto e di fondamentale importanza nel trattamento e controllo della malattia.

L’educazione all’autogestione secondo gli “Standard di cura AMD/SID 2018” deve essere garantita già al momento della diagnosi per poi continuare in maniera pianificata e strutturata attraverso le varie figure formanti il team diabetologico (medico, infermiere, dietista, educatore sociosanitario e altre figure previste).

Questa trasmissione di conoscenze, abilità e comportamenti dal team al paziente ha lo scopo di far sviluppare capacità di decision making. Il paziente diabetico quindi, risulta essere sempre più una risorsa indispensabile per il raggiungimento del miglior risultato clinico possibile.

L’AADE (American Association Diabetes Educators), al fine di facilitare ed aiutare la persona diabetica nel contesto dell’autogestione, ha creato un set di 7 punti su cui focalizzare l’attenzione: mangiare sano, attività fisica, monitoraggio glicemia, assunzione corretta dei farmaci, problem solving, riduzione dei rischi e scelte salutari.

Le metodiche ed i mezzi con cui si cerca di raggiungere tali obiettivi sono alquanto eterogenei e ovviamente iniziano ad essere presenti, anche in tale ambito, tecnologie quali le m-Health App.

m-Health App e diabete: criticità

Con questo termine indichiamo un campo della e-Health (salute digitale) che tramite applicazioni per devices mobili supporta la pratica medica e la sanità pubblica. Il numero di download di m-Health App in 3 anni è più che duplicato, anche per una maggior tendenza tra gli operatori sanitari a consigliarne l’uso.

Nell’ambito dell’auto-gestione del diabete tali applicazioni hanno potuto dimostrare la loro utilità soprattutto nel controllo glicemico dei pazienti. Tuttavia, ad oggi non poca è la resistenza a considerare l’m-Health uno strumento effettivo di cura. Infatti, come mostrato da vari studi, non sempre ci sono forti evidenze cliniche.

Studi e dati a riguardo

Da uno studio appena pubblicato su “Diabetes and Metabolism Research and Reviews” ad è emerso come tali applicazioni, per poter svolgere un ruolo importante nell’integrare la cura del diabete, dovrebbero essere validate da uno o più enti regolatori.

Huang e colleghi in questo studio hanno identificato 1019 App per Android e 1303 per iOS in 10 lingue diverse, di cui quelle in lingua cinese e inglese ne rappresentavano oltre l’80%. Di tutte le m-Health App analizzate nessuna è stata considerata completa in termini di funzionalità e di accreditamento da parte di fonti scientifiche attendibili.

Un ulteriore studio condotto da Qing Ye e colleghi dell’Informatics Institute of Columbia University, ha mostrato come alle molte App che forniscono funzionalità correlate ad un’alimentazione sana, al monitoraggio glicemico, all’assunzione di farmaci e al mantenimento di comportamenti attivi corrispondessero poche App rivolte al problem solving, alla riduzione dei rischi e alle scelte salutari. Quindi tutte le App sono state considerate incomplete in riferimento ai 7 criteri prima citati del’AADE. Secondo i ricercatori questo è da imputare al fatto che problem solving e riduzione dei rischi sono più legate ad informazioni qualitative che quantitative e quindi difficili da attuare in m-Health App.

Infine, una review italiana del 2015 pubblicata sul “Journal of Diabetes Science and Technology” non fa che confermare questi risultati ottenuti in ambito internazionale anche sul mercato nostrano. Dall’analisi delle 140 App prese da Google Play Store e delle 73 dall’Apple App Store si è infatti potuto evidenziare anche in questo caso una carenza delle App nell’approccio educativo all’autogestione della patologia diabetica.

Conclusioni

Le potenziali funzioni delle m-Health App sono più che evidenti e riuscire ad concretizzarle tutte potrebbe facilitare ulteriormente il lavoro del team diabetologico, oltre che del paziente, rispettivamente nella gestione e nell’autogestione della malattia. Utilizzare questi strumenti a pieno regime rappresenterebbe un ulteriore passo verso quella che è la tanto perseguita medicina di precisione. Come conclude uno degli studi prima citati:

“Spetta ai governi e agli enti preposti il compito di sviluppare standard minimi di qualità e garanzia scientifica”.

In effetti la presenza di App non soddisfacenti, né per gli operatori sanitari né per i pazienti, potrebbe indurre l’allontanamento da uno strumento dalle enormi potenzialità.

FONTI | Articolo1, Articolo2, Articolo3, Articolo4, Immagine in evidenza