Mutilazioni genitali femminili: quali conseguenze?

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Dalle stime più recenti sono circa 200milioni le donne che hanno subito nel mondo una mutilazione genitale, il trend attuale vede un’incidenza di circa 15 milioni di giovani donne (sotto i 15 anni) che ogni anno si aggiungono a queste statistiche (solo confrontando i dati 2014 con quelli del 2016 si passa da 125 milioni a 200).
Le conseguenze di questa pratica non si esauriscono solo nell’ambito fisico (ambito in cui sono irreversibili e gravissimi i danni i rischi correlati), ma anche la salute mentale ne risente drammaticamente.
Da questo vuoto nasce l’esigenza di condurre uno studio che fonrnisca attendibili dati circa le conseguenze psicopatologiche della mutilazione genitale femminile (FGM), studio portato avanti dall’università di Konstanz e pubblicato pochi giorni fa su BMC Psychiatry.
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Il fenomeno

Definita Violazione dei diritti Umani sia dall’Onu che dall’organizzazione Mondiale della Sanità, la pratica delle mutilazioni genitali femminili continua a riguardare tantissime donne, spesso bambine anche inferiori ai 5 anni di età. Egitto, Etiopia e Indonesia raccolgono più della metà delle vittime, ma pensare a un problema confinato alla sola Africa o Asia è un errore, come si legge in una nota Amref in Italia, infatti, sarebbero circa 80.000 le bambine europee vittime di questa terribile pratica che con le migrazioni si è diffusa in tutto il mondo.
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Ne esistono diverse tipologie:

  • FGM I: consiste nella rimozione totale o parziale del clitoride e\o del suo prepuzio (Clitoridectomia).
  • FGM II: consiste nella rimozione totale o parziale del clitoride e delle piccole labbra, con o senza asportazione delle grandi labbra.
  • FGM III: consiste nel restringimento dell’orifizio vaginale con creazione di una chiusura ottenuta tagliando e riposizionando le piccole o grandi labbra, con o senza ablazione del clitoride (quando i due lembi delle labbra vengono cuciti insieme si parla di Infibulazione).
  • FGM IV: vengono raccolte in questa categoria tutte le altre pratiche ritenute dannose per i genitali femminili realizzate per scopi non terapeutici.

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La pratica viene nella maggior parte dei casi effettuata da altre donne e la sua origine si perde nella storia: sicuramente era già praticata nell’antico Egitto, giungendo poi a Roma dove il primum movens era il controllo della sessualità delle schiave.

Tradizione religiosa, norma civile o convenzione sociale, qualsiasi sia il motivo per cui viene preaticata, rimane un gravissimo atto di violenza e violazione dei diritti umani.

Lo studio

Il professor Thomas Elbert, il dott. Anke Köbach e la dott.ssa Martina Ruf-Leuschner hanno esaminato l’impatto delle mutilazioni genitali femminili non solo sul corpo ma anche e soprattutto sulla mente. A fare da scenografia l’Etiopia e le sue diverse popolazioni che rispettivamente praticano mutilazioni genitali femminili di diverse tipologie.
Lo studio è stato condotto su un campione di 167 donne scelte tra il quartier generale degli affari femminili di Jijiga (capitale della regione somala del paese) e un’organizzazione non governativa etiope locale.
I disturbi psichiatrici tenuti presenti sono stati il Disturbo Post Traumatico da Stress, depressione e ansia, abuso di sostanze e dipendenze, rischio di suicidio e disturbi psicotici sulla scala M.I.N.I (scala di valutazione psichiatrica: Mini International Neuropsychiatric Interview, un’intervista diagnostica nata con l’obiettivo di essere chiara, semplice, facile da somministrare e molto sensibile) e sulla shutdown dissociation scale.
Il 36% ha subito FGM di tipo I, il 52% FGM di tipo II\III, di loro tutte hanno riferito l’intensa paura provata e\o la forte impotenza davanti a tale procedura. Di tutte le donne oggetto dello studio sono stati prelevati infine dei campioni di capelli al fine di valutarne le concentrazioni di cortisolo.

Risultati

Dai risultati è emerso che la FGM di tipo II\III è associata a una maggiore tendenza allo sviluppo di disturbi psichiatrici causati da eventi stressanti quali il Disturbo Post Traumatico da Stress (di cui soffrono il 32% delle donne esaminate che hanno subito FGM), Depressione, Ansia ed infine ad alterazioni della shutdown dissociation scale.
Dai capelli analizzati è emersa una maggiore quantità di cortisolo. Molto interessante è il fatto che tale aumento è presente anche nelle donne che hanno subito la pratica quando erano molto molto piccole (meno di un anno di età), a dimostrazione del fatto che anche se le donne non hanno più ricordo, conservano una “traccia biologica” che le accompagnerà per sempre.

Conclusioni

Non è questo studio a decretare l’ingiustizia, la barbarie e l’illeggittimità di questa pratica, queste sono già note a molti e l’augurio è che tale consapevolezza si estenda sempre di più a popoli e nazioni diverse fino a raggiungere la scomparsa di un fenomeno che condanna per sempre le donne che lo subiscono.
Tuttavia lo studio aggiunge una tessera importante a un quadro già complesso di conseguenze e che forse ancor più di un’emorragia, un’infezione, o uno shock cambia – e per sempre – la vita di oltre 200 milioni di donne.