Otoplastica con stampante 3D? Benvenuta ORL 4.0!

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otoplastica

Da secoli, i chirurghi tentano di correggere malformazioni, siano esse acquisite o congenite, cercando di intersecare la finalità funzionale, certamente quella prediletta, all’aspetto estetico. Come per tutta la storia della chirurgia, anche sul versante ricostruttivo, l’avvento di innovazioni tecnologiche ha sempre accompagnato un’evoluzione nella tecnica e nella qualità dei risultati.

Infatti, stiamo parlando di una branca dove, spesso e volentieri, per ottenere il proprio risultato occorre effettuare un’ingegnerizzazione dei tessuti: manipolandoli, modificandoli ed adattandoli. Un grosso limite, che tuttavia non era ancora possibile aggirare, riguardava la possibilità di rimodellamento di strutture preesistenti.

Non è difficile intuire come, in questo contesto, si sia accolta con estremo entusiasmo la stampa 3D in materiali bio-compatibili, e di come essa abbia aperto una frontiera del tutto innovativa: un sistema relativamente low-cost in grado di riprodurre fedelmente una qualsivoglia forma elaborata precedentemente attraverso software di progettazione 3D.

Applicazioni in Otorinolaringoiatria

Già altre discipline mediche hanno avuto modo negli ultimissimi anni, di godere di questo innovativo ritrovato della tecnica. Non ha fatto eccezione il mondo ORL che ha deciso di sposare questa novità, ad esempio, nella correzione della microtia, una patologia congenita dall’incidenza di 1 caso ogni 8.000 nati vivi, che determina, solitamente monolateralmente, una malformazione, finanche all’assenza totale, della cartilagine auricolare e quindi del padiglione auricolare in toto. Se da un lato questa menomazione può provocare una alterazione del normale sviluppo di condotto uditivo e della membrana timpanica, dall’altro ha sicuramente una conseguenza estetica non indifferente.

La prima sperimentazione clinica è stata effettuata da un gruppo coordinato da Tessa Hadlock presso il Massachusetts Eye and Ear Infirmary Center e condotta su 5 pazienti di età compresa tra i 6 ed i 10 anni. Secondo il suo protocollo, anziché prelevare una cartilagine autogena e modellarla grossolanamente per poi innestarla, si è scelto di utilizzare la cartilagine per ricavarne dei condrociti autologhi, per farli crescere in vivo al fine di generare un nuovo tessuto cartilagineo avente esattamente la forma desiderata.

Grazie alla stampante si è potuto generare lo scaffold: un’impalcatura sfruttabile sia in vivo che in vitro, per farvi crescere un tessuto e darvi quindi una determinata forma. La stampa è realizzata in materiale assolutamente biocompatibile ed innestabile anche all’interno del corpo umano senza che questo lo rigetti attraverso una reazione avversa.

Quindi, una volta avviata la crescita dei condrociti, lo scaffold è stato poi innestato sul piccolo paziente in oggetto e, con oltre due anni di follow up, l’adattamento è stato assoluto. Non solo, ma la somiglianza estetica con l’orecchio sano controlaterale è eccellente, superiore a quanto mai realizzato con le tecniche precedenti.

Per quanto riguarda la progettazione dello scaffold, il grande vantaggio che questa tecnologia offre è di progettare il modello digitale che verrà poi stampato in 3D partendo dalle immagini TC acquisite dal paziente stesso. Questo significa che lo scaffold generato sarà una perfetta replica di quello controlaterale.

Stiamo parlando di un grande passo avanti nel campo della chirurgia personalizzata, sempre più disegnata (è proprio il caso di usare questo termine) sul singolo paziente. L’immenso progresso tecnologico ha reso accessibili, anche economicamente, strumenti davvero straordinari che saranno destinati a cambiare il volto della medicina nei prossimi decenni.

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