Donazione di ovociti: tra urgenza e necessità

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Il 28 Giugno su Repubblica in molti ci siamo imbattuti nella storia di Martina, l’avvocato ventinovenne che ha deciso di donare i suoi ovociti.

Nulla di strano si direbbe, nulla di nuovo, se non che la notizia è rimbalzata su tutte le prime pagine, in tutti i telegiornali e tra commenti e lusinghe qualcuno ha storto un po’ il naso.

Martina, come si legge anche dal post scritto da lei stessa su Facebook e dall’intervista rilasciata a Repubblica è stata ispirata dalle difficoltà affrontate da una cara amica che, difronte all’impossibilità di una gravidanza “naturale”, ha scelto la fecondazione eterologa; ma se per la prima la biologia aveva reso le cose complicate, per la seconda ci ha pensato l’Italia in cui la pratica è legale sì, ma in pratica difficilissima da portare a termine.

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Cerchiamo di capire quali sono i limiti del nostro Paese riguardo questo tema e perché il gesto di Martina è un gesto di cui l’Italia avrebbe più spesso bisogno.

La procreazione medicalmente assistita (PMA)

Sono milioni al mondo le persone che davanti al desiderio di diventare genitori devono anteporre l’incapacità da parte di uno o di entrambi i componenti della coppia di procreare naturalmente. Solo in Italia le percentuali ruotano intorno al 15% per le coppie che complessivamente si trovano a dover fare i conti con l’infertilità.

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La medicina a queste coppie offre come soluzione le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Queste possono essere sia di tipo omologo che eterologo (con gameti provenienti dai due partner o con uno dei due gameti derivato da un donatore).

In particolare è la fecondazione eterologa quella che permette l’avvio di una gravidanza il cui seme o ovulo provengono da un donatore esterno: il tipo di fecondazione a cui Martina ha dato un contributo andando ad aumentare il numero concreto di ovociti a disposizione nel nostro Paese, in cui il numero delle donatrici è nei fatti praticamente pari a zero.

In Italia è la legge numero 40 del 2004 a disciplinare le pratiche di Procreazione Medicalmente Assistita: nella sua prima stesura la fecondazione eterologa era vietata, ma per fortuna dal 2014 non è più così. La Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità della legge in talune parti sdoganando il divieto i ricorrere a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nel caso di infertilità assoluta e rendendo dunque legale la fecondazione eterologa.

Per accedervi è necessario attestare l’infertilità assoluta di almeno uno dei due partner, quindi una situazione in cui non si possa disporre dei gameti dei due componenti della coppia o altrimenti l’unica altra condizione si verifica nei casi in cui la partner femminile è Rh-Negativo (e gravemente isoimmunizzata) e il partner Rh-Positivo.

Le tecniche possono essere diverse e di differenti livelli (la classificazione tiene conto di un grado crescente di complessità e invasività tecnica):

  • Primo livello: Inseminazione Intrauterina semplice (HIUI homologous intra uterine insemination) con seme del partner.
  • Secondo e terzo livello: FIVET(fecondazione in vitro embrio transfer), IVF (in vitro fertilization), ICSI (iniezione intracitoplasmatica di un singolo spermatozoo), GIFT (gamete intrafallopian transfer), Prelievi testicolari, Crioconservazione

In particolare la crioconservazione dei gameti è una procedura sempre più proposta, anche a pazienti oncologici o con patologie iatrogene al fine di offrire una previdente soluzione alla possibilità futura di vedere la propria fertilità minata a causa delle terapie affrontate.

I limiti della fecondazione eterologa in Italia

Chiaramente in tutti quei casi in cui la fecondazione assistita è eterologa si rende fondamentale la presenza di un/una donatore/donatrice. È a questa domanda che risponde l’offerta di Martina, è questa l’equazione che cerca di risolvere e che spera diventi una fida per tante altre donne.

Le donne che usufruiscono dell’ovodonazione sono spinte da situazioni e contesti diversi ma tutte dalla stessa forte motivazione di diventare mamme:

  • Donne interessate da insufficienza ovarica primaria
  • Pazienti interessate da menopausa fisiologica o precoce
  • Donne portatrici di malattie geneticamente trasmissibili
  • Pazienti che hanno riportato numerosi insuccessi a seguito della stimolazione ovarica (nessuna risposta adeguata/miglioramento, grazie a quest’ultima)
  • Donne che sono incorse in ripetuti insuccessi a seguito dei trattamenti ICSI

Il tutto è possibile non senza rischi (d’altronde come ogni gravidanza) ma soprattutto non senza grosse spese e grosse attese.

Per quanto riguarda le spese queste variano da Paese a Paese, in Italia si può parlare di 3.000/2.500 euro nelle Cliniche private, ma anche in strutture pubbliche che erogano il servizio attenendosi ai costi del Ticket della propria regione. Dal gennaio 2017 con un decreto che aggiorna i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) si è sancito che per tutte le spese connesse alle prestazioni di raccolta, conservazione e distribuzione di cellule riproduttive finalizzate alla PMA eterologa, sia previsto un contributo il cui importo è fissato dalle singole Regioni.

Tuttavia in Italia c’è un grosso problema, che la causa sia un tessuto socio-culturale restìo, o una legislazione poco chiara e definita poco importa, in Italia mancano donatori e donatrici di semi e ovociti e la conseguenza è che le coppie sono costrette ad andare all’estero o attendere che i Centri Italiani (come già stanno facendo) stringano sempre più spesso accordi con le banche di gameti esteri per acquisire gameti vitrificati.

Ciò non solo permette ai tempi di allungarsi e ai costi di aumentare drasticamente ma si traduce anche in una riduzione dei successi della tecnica (la vitrificazione infatti riduce il tasso di sopravvivenza dei gameti) andando a rendere solamente più faticoso un percorso già difficile.

Un’altra soluzione è l’egg sharing (non molto diverso dal car sharing concettualmente) in cui sono le donne che si sottopongono a pratiche di fecondazione omologa a donare ovociti in eccesso ad altre donne.

In Italia ricordiamo inoltre che, come in Europa, le donazioni devono avvenire a titolo volontario e gratuito (non è previsto un corrispettivo economico). Questa decisione nasce dal ragionevole tentativo di evitare qualsiasi tipo di commercio di ovociti e seme, tuttavia rende molto difficile reperire gameti (in particolare ovociti).

Diventare donatrici dunque potrebbe essere un gesto davvero importante e solidale, che ha in sè il potere di cambiare radicalmente, in meglio, la vita di altre donne.

Come diventare donatrici?

Prima di tutto è utile chiarire che qualsiasi donna sana e che risponda alle condizioni giuridicamente previste può diventare una donatrice (età tra i 18 e i 35 anni, buono stato psico-fisico, con capacità giuridiche e che abbiano firmato il contratto).

Poiché naturalmente ogni mese una donna produce un solo ovulo e poiché non tutti gli ovuli possono essere donati, la donatrice subirà una terapia di stimolazione del ciclo ovarico che le permetterà di portare a maturazione definitiva più di un solo ovulo nel successivo ciclo.

La terapia è costantemente monitorata attraverso analisi ormonali ed ecografie. Il prelievo infine avviene poco tempo prima dell’ovulazione tramite l’aspirazione ecografica.

Fondamentale è che il ciclo ovarico della donatrice e della beneficiaria siano sincronizzati vista l’impossibilità di conservare gli ovuli. Dunque mentre la donatrice segue un preciso iter terapeutico atto ad “allestire” più ovuli, dall’altra parte la beneficiaria segue un corrispettivo iter terapeutico atto ad “allestire” il suo endometrio affinchè possa accogliere l’embrione.

Aspettative

La mancanza di donatrici e donatori è un’emergenza con cui il nostro Paese deve fare i conti, come accade per altri temi (vedi aborto) non basta una legge a creare dei diritti. Fino a che non ci sono gli strumenti per metterle in pratica le leggi rimangono solo scritte ed i diritti paralizzati.

Senza dubbio campagne di informazione e sensibilizzazione e gesti pubblici come quelli di cui vi abbiamo parlato sono fondamentali. Insegnare, formare e suggerire di donare i propri gameti come avviene per la donazione del sangue contribuirebbe senza dubbio a far sì che anche l’Italia arricchisca la sua banca e possa così garantire alle coppie che desiderano diventare genitori di realizzare il proprio sogno.

Concludiamo con la stessa conclusione di Martina, sperando che il tema diventi sempre più attuale e al centro di discussioni che promuovano e costruiscano nuove “politiche umane di solidarietà”:

“Sono sicura che se si sapesse come funziona e quanto poco ‘costa’ in termini di tempo e terapie e, soprattutto, se si vedesse la gioia di chi ora accarezza quel pancione grazie alla solidarietà di un’altra donna oggi ci sarebbero centinaia di donatrici. Informarvi e valutarlo non costa nulla. Spero lo facciate”

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