Il perfezionismo dei bambini come indicatore del Disturbo Ossessivo Compulsivo

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Disturbo ossessivo compulsivo

Presso l’università di Washington, un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio dal quale si evince che bambini con un eccessivo autocontrollo e manie di perfezionismo potrebbero avere un rischio doppio di sviluppare un disturbo ossessivo compulsivo in età adolescenziale.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (OCD)

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla comparsa di ossessioni e compulsioni che generano forte ansia se non soddisfatte. Sebbene spesso venga sottovalutato, può interferire profondamente con la vita quotidiana.

Colpisce l’1-3% della popolazione mondiale (i dati sono molto diversi a seconda della ricerca epidemiologica di riferimento ma la maggior parte oscillano in questo range). L’esordio ha luogo prevalentemente in età giovanile, ma non è difficile che avvenga anche in adolescenza o durante l’infanzia. Solitamente la sintomatologia è graduale.

Generalmente le ossessioni si declinano in pensieri, immagini e impulsi che si caratterizzano per la loro incontrollabilità, le compulsioni invece sono definite come comportamenti o azioni mentali messe in atto in risposta ad un’ossessione al fine di ridurre il disagio arrecato dall’ossessione stessa, per esempio possono essere comportamenti compulsivi il riordinare, contare, lavarsi le mani. Mentre le ossessioni sono fuori dal controllo volontario e talvolta anche in forte disaccordo con la personalità del paziente ed i suoi valori, morali, gli atteggiamenti compulsivi sono invece intenzionalmente messi in atto.

Le cause sono ancora sconosciute e la maggior parte degli studi finora condotti hanno permesso di individuare piuttosto che cause, fattori di rischio: in primis tra questi, storia familiare, traumi e abusi di sostanze.

Il piano terapeutico elettivo per questo disturbo, a seconda dei casi, può prevedere sia una Terapia Cognitivo Comportamentale, sia una terapia farmacologica a base di farmaci inibitori  della ricaptazione della serotonina (SSRI).

Nel caso di un’esclusiva terapia farmacologica, la risposta clinica spesso non é positiva: in tal caso si procede o con l’aggiunta di un secondo farmaco antipsicotico di seconda generazione o con l’affiancamento della terapia cognitivo comportamentale (in particolare basata sulla tecnica dell’Esposizione e Prevenzione dei Rituali). Negli ultimi anni si stanno consolidando numerosi nuovi approcci terapeutici come la Terapia Metacognitiva, la Mindfulness, l’Acceptanceand Commitment Therapy e l’Eye Movement Desensitization.

Lo studio

Si tratta di uno studio longitudinale osservazionale -pubblicato il 18 luglio su Jama Psychiatry- progettato e condotto nel contesto di un più ampio progetto di ricerca sulla depressione in età prescolare. A condurlo, una squadra di ricercatori della Washington University School of Medicine a St.Louis (WUSTL).

Un campione di 292 bambini tra i 4 e i 5 anni -già campionati per lo studio principale sulle Depressione- è stato seguito per 2 anni (dal settembre 2003 fino al maggio 2005) e successivamente per i seguenti 12 anni fino all’agosto 2017, anno in cui il follow-up è terminato. Dei 292 bambini osservati 35 -nel corso dei 12 anni di osservazione- hanno sviluppato Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

Nei primi due anni di osservazione sono state monitorate diverse prestazioni dei bambini attraverso batterie di valutazioni come quella del temperamento.

Per esempio, veniva fornito loro un foglio bianco e gli veniva chiesto di disegnare un cerchio perfetto con un pennarello: la procedura prevedeva poi che il ricercatore esprimesse un feedback negativo (ad esempio “il cerchio è troppo piccolo”) nel momento in cui il bambino mostrava il disegno. Il feedback negativo aveva una durata di 3 minuti e mezzo a cui seguiva l’ammissione da parte del ricercatore di essere stato troppo severo. Subito dopo l’ammissione seguiva la lode al lavoro del bambino.

Osservando i video dei bambini mentre cercano di disegnare un cerchio sempre più perfetto, la squadra guidata da Kirsten Gilbert (primo autore) ha notato come alcuni bambini erano molto autocritici verso se stessi e come tale eccessivo perfezionismo si sia poi rivelato il più forte predittore del Disturbo Ossessivo Compulsivo sviluppato in seguito.

Lo stesso Gilbert ha sviluppato lo schema per la codifica del monitoraggio delle prestazioni, schema che include -tra i vari parametri- punteggi riguardati la frustrazione (da 1 a 4, man mano che i segni facciali/verbali/comportamentali si facevano più evidenti), la diligenza, l’attenzione, l’intensità nell’esecuzione del compito, l’autocritica infantile (anch’essi tutti da 1 a 4).

In particolare i bambini con tendenza al perfezionismo e all’eccessivo autocontrollo si son dimostrati due volte più esposti al rischio di sviluppare OCD negli anni successivi.

A ciò si aggiunge l’osservazione delle scansioni cerebrali (MRI) dei bambini con tendenze perfezioniste da cui è emersa una differenza strutturale rispetto agli altri bambini nella Corteccia Cingolata Anteriore, struttura la cui alterazione negli adulti è collegata proprio al OCD.

Conclusioni

Individuando un probabile indicatore comportamentale associato all’insorgenza di Disturbo Ossessivo Compulsivo, questo studio offre un tassello in più che speriamo si riveli utile a contribuire all’identificazione del problema in tempi precoci o comunque allo sviluppo di un’attenzione maggiore verso i bambini che mostrano fin dall’età prescolare alcune tendenze ed atteggiamenti.

In conclusione, ci auguriamo una spinta sempre più vigorosa a studi che si occupino della ricerca di cause e fattori di rischio delle patologie a carattere psichiatrico e a una collaborazione sempre più facile e armoniosa tra figure diverse quali Psicologi, Psichiatri e Neurologi al fine di creare ambienti stimolanti e creativi di ricerca, per permettere a disturbi come quello Ossessivo Compulsivo di essere meglio compresi nonostante le sue contaminazioni che vanno dalla genetica all’anatomia all’ambiente (come d’altronde quasi per tutte le patologie ma in modo particolare per quelle psichiatriche), ma soprattutto una sempre minore sottovalutazione di questo disordine che come l’organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito in un rapporto “genera un impatto sulla vita delle persone che ne sono affette simile a quello dell’AIDS”.

FONTI| Articolo originale;

Antonella Moschillo
Nata ad Ariano Irpino (AV) il 12 Marzo 1996, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia presso "La Sapienza" a Roma dopo essermi diplomata presso il Liceo Classico "P.P.Parzanese" di Ariano Irpino.