UNICEF lotta contra HIV DRONI

 

Una lingua di terra dell’Africa Orientale popolata da circa 12 milioni di abitanti, distribuita sua una superficie di 118.000 km2 ed una “ricchezza” che permette ai tre quarti della sua popolazione di vivere con 1,25 dollari al giorno, è questo il Malawi.

Immerso nell’Africa più profonda, conta 1 milione di abitanti affetti da HIV, con una prevalenza d’infezione pari al 9.2% – tra le più alte al mondo – 36.000 nuovi casi di infezione e 24.000 decessi solo nel 2016 (UNAIDS data 2017).

Tra le cause maggiori del devastante impatto dell’AIDS in Malawi vi è il precoce inizio dell’attività sessuale e del matrimonio, il 50% delle nuove infezioni infatti si collocano tra i 15 e 17 anni d’età e la percentuale sale al 70% tra le donne nello stesso periodo. Inoltre, le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni hanno una probabilità 10 volte superiore di sposarsi rispetto a le loro controparti maschili, con il 45,9% delle donne che hanno il loro primo matrimonio prima di compiere 18 anni. Per tentare di affrontare questo problema, nel 2017 il Governo del Malawi ha aumentato l’età minima del matrimonio da 15 a 18, criminalizzando il matrimonio infantile.

Secondo il Governo il più grande problema del Paese nella lotta all’HIV non deriva dalla scarsa formazione – il 78% delle giovani donne e l’82% dei giovani uomini dimostrano sufficiente conoscenza in materia di prevenzione – né tantomeno dall’accesso ai più moderni sistemi di contraccezione – nonostante solo il 25% delle donne sposate e il 30% delle femmine non sposate sessualmente attive utilizza una qualsivoglia forma di contraccezione. Il peggior risultato deriva dai bambini orfani affetti. Si stima che ci siano 670.000 orfani a causa dell’AIDS, questo rende la fascia d’età da 0 a 14 anni il “gruppo target” dalla strategia di lotta all’HIV del Malawi.

Le attività di screening nei bambini con madri sieropositive, a differenza degli adulti, richiede laboratori specializzati – solo 8 in tutto il Paese – tali da poter eseguire test sofisticati. Inoltre, aggiungendo l’assenza di infrastrutture adeguate per la mobilità si ottiene che solo la metà dei giovani affetti ha accesso al trattamento e la diagnosi viene spesso ritardata.

Le possibilità di superare questi limiti e garantire una migliore salute pubblica possono arrivare dalle più avanzate tecnologie. È quello che hanno deciso di fare l’azienda californiana Matternet ed UNICEF, progettando droni capaci di superare il trasporto via terra dei campioni di sangue ed utilizzando la via aerea per raggiungere e zone rurali del Paese, abbattendo costi e tempi di consegna.

Per i test, iniziati già da qualche anno, sono stati utilizzati droni lunghi meno di un metro capaci di trasportare fino a 1 kg di campioni di sangue in un comparto nascosto sotto il vano batteria. Sono inoltre programmati per viaggiare lungo un percorso designato, superando punti predeterminati tracciati usando un’app. Nessun pilota è necessario per il comando che richiede invece un operatore sanitario che, con una password ed un segnale GPS sul proprio telefono cellulare, può accedere al percorso e alla posizione del drone in volo.

Il Ministero della Difesa del Malawi, inoltre, ritiene che così come i telefoni cellulari hanno trasformato l’assistenza sanitaria in Africa più di un decennio fa, i droni potrebbero fare lo stesso con specifici programmi per affrontare l’HIV, salvando vite umane partendo dalla prevenzione e diagnosi precoce.

L’unico limite sono i costi – seppur minimi a livello operativo essendo l’elettricità per ricaricare le batterie più economica del diesel per le moto – pari a 7.000 dollari per singolo drone.

Il Governo però è convinto del potenziale del progetto. Le barriere logistiche possono essere superate in un paese in cui i tassi di HIV tra i bambini rimangono incredibilmente alti e uno su dieci malawiani convive con l’HIV.

I test hanno permesso di misurare le prestazioni del drone con diverse velocità del vento, umidità e distanza, e se i risultati saranno positivi, l’esperimento verrà ampliato.

Queste cosiddette tecnologie leapfrog con il tempo ed un impegno finanziario sufficiente potrebbero cambiare il volto dei programmi sanitari in tutta l’Africa.

Dott. Nicola Marino