Vaccini – Intervista al Prof. Giovanni Gabutti

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Il 2017 è stato un anno caratterizzato dalla questione vaccini, la cui copertura stava, di anno in anno, calando drasticamente.

Se da un lato il dibattito pubblico era occupato da professionisti come, ad esempio, il prof. Burioni, dall’altro si improvvisavano esperti alcuni politici e giornalisti che rispondevano con assurdità e notizie come minimo ambigue. Poi è arrivato il D.L. Lorenzin ed i tassi di copertura vaccinale sono tornati fortunatamente a crescere.

Si è tornati a discuterne in queste ultime settimane, quando, esponenti del nuovo Governo si sono espressi “sull’inutilità di 10 vaccini, che sarebbero troppi” piuttosto che “sull’obbligatorietà che toglie al cittadino la libertà di scelta”, fino ad arrivare alla messa in discussione dello stesso Decreto Lorenzin.

Ed ancora, quando siamo stati accusati dal Collegio Medico Inglese di essere responsabili dell’aumento dei casi di Morbillo in Europa. Infatti, se nel 2017 si sono registrati circa 5.400 casi, a giugno 2018 siamo a già 1716, secondi solamente alla Romania, sebbene la copertura vaccinale sia passata da un circa 87% ad un 91,8% (immunità di gregge prevista per una copertura al 95%).

In questo clima di dubbio, fake news e diffidenza, contro il tamburo battente di chi scredita le vaccinazioni, ho quindi fatto alcune domande al professor Giovanni Gabutti, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università degli Studi di Ferrara, nel tentativo di ribattere ad alcune delle stupidaggini che più frequentemente vengono diffuse sul web.

  1. Professore, partiamo dal principio, ovvero dalla produzione dei vaccini. Può raccontarci brevemente quali sono i processi a cui va incontro un vaccino prima dell’arrivo sul mercato che ci fanno stare tranquilli circa la loro sicurezza?

La sperimentazione di un vaccino, prevede una fase “pre-clinica”, in cui  il prodotto viene testato in laboratorio, una fase in vivo su modello animale, ed infine la fase “clinica” sull’ uomo, che a sua volta consta di 4 fasi. Nella fase 1 il vaccino viene testato su alcune decine di volontari adulti sani per valutarne la reattogenicità locale e sistemica e l’immunogenicità. Nella fase 2, il vaccino in via di sviluppo viene somministrato ad alcune centinaia di soggetti appartenenti alla popolazione target dell’intervento vaccinale per definirne dose, schedula, tollerabilità, risposta immune. Nella fase 3, l’efficacia clinica e la tollerabilità vengono confermate su larga scala (su alcune centinaia o migliaia di soggetti appartenenti alla popolazione target dell’intervento vaccinale). Se le fasi 1, 2 e 3 forniscono risultati positivi, il vaccino viene commercializzato ed  inizia la fase 4 (sorveglianza post–marketing) per la valutazione degli eventi avversi non comuni e la conferma dell’efficacia.

  1. Insistendo su questo aspetto, ultimamente sul web si leggono proposte, secondo alcuni derivate dai medici espulsi dall’albo, di istituire un registro per il monitoraggio degli effetti avversi da vaccino. Tuttavia, un registro del genere esiste già. Come funziona?

L’attuale normativa prevede che le segnalazioni spontaneee degli eventi avversi che seguono una vaccinazione fatte tramite apposita scheda oppure online da medici, operatori sanitari e cittadini vengano inserite nel database nazionale (Rete Nazionale di Farmacovigilanza). L’analisi continua dei dati permette di evidenziare eventuali segnali di sicurezza, a livello non solo nazionale ma anche internazionale. E’ opportuno ricordare che la segnalazione rappresenta un sospetto e non una certezza dell’esistenza di un rapporto causa-effetto tra la vaccinazione eseguita e l’evento segnalato.  

 3. Altra protesta molto di moda e che desta preoccupazioni in fatto di sicurezza è il discorso di mercurio ed alluminio. Vogliamo screditare anche questi falsi miti e spiegare perché sono presenti queste sostanze?

Il tiomersale (etilmercurio) è stato usato in passato come conservante. Sebbene sia stato dimostrato essere privo di effetti negativi sulla salute, da anni non è più utilizzato e pertanto oggi  nessun vaccino contiene questo derivato del mercurio.

I sali di alluminio sono utilizzati per ottimizzare la risposta immune ai vaccini. Il contenuto in sali di alluminio non correla con alcun rischio sanitario. E’ bene ricordare che la popolazione generale assume giornalmente una quota di alluminio attraverso l’alimentazione (vegetali in particolare).

 

  1. Una parola invece sul numero di vaccini: specialmente l’esavalente terrorizza i cultori del “sei vaccini tutti insieme non sono gestibili dal sistema immunitario”. Il sistema immunitario di un bambino ha realmente questa difficoltà a gestire più vaccini contemporaneamente?

Il sistema immune di un neonato è adeguato sia a contrastare i germi presenti nell’ambiente e con cui viene a contatto dopo la nascita  sia a rispondere alla vaccinazione con più antigeni. Si ritiene inoltre che un bambino sano abbia la capacità teorica di rispondere a 5.000-10.000 stimoli contemporaneamente e che 10 antigeni impegnino circa 1 millesimo del suo sistema immune. Pertanto il concetto di “troppi vaccini” tutti insieme è errato.

 

  1. Mi sposterei ora sul discorso degli effetti avversi: molti pensano che per effetti avversi si intendano autismo, sclerosi multipla o chissà quali patologie disastrose, specialmente a carico del sistema nervoso. Quali sono invece i possibili effetti collaterali più frequenti e con che frequenza si realizzano?

Gli effetti collaterali che si verificano più comunemente sono a carattere locale (cioè nel sito di inoculo), di lieve entità ed autolimitanti (cioè regrediscono spontaneamente senza necessità di terapia); in dettaglio sono costituiti da rossore, gonfiore e dolore nel sito dove si è proceduto alla puntura. Tra gli eventi avversi a carattere sistemico, la febbre, anche questa di lieve entità, è quella più obiettivabile. La frequenza è variabile da vaccino a vaccino. Comunque, le conclusioni del  Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia 2014-2015 riportano testualmente: “In generale le reazioni segnalate nei due anni (2014-2015) sono state considerate non gravi nella maggior parte dei casi (tra l’84 e l’88%) e non è emerso nessun nuovo segnale di sicurezza”.

  1. Infine una delle frasi più ricorrenti “il Governo mente, non è in corso nessuna epidemia, perciò non serve vaccinarsi”. Alla luce di questa affermazione le chiederei di spiegare brevemente a cosa servono i vaccini e quando si utilizzano. In pratica, perché la frase che le ho appena citato non sta in piedi.

L’introduzione delle vaccinazioni nella pratica medica ha portato alla eradicazione del vaiolo (in tutto il mondo) e della poliomielite (in alcuni continenti), alla eliminazione della difterite ed al controllo di moltissime altre malattie infettive (tetano, difterite, epatite B, morbillo, rosolia, parotite, meningite). La ridotta percezione del rischio derivante dalle malattie infettive è proprio legato al fatto che con la vaccinazione è stato possible conseguire enormi successi. Se si commettesse l’errore di sospendere le vaccinazioni, si avrebbe il rischio concreto della ricomparsa e di un nuovo impatto di malattie infettive pericolose e, in alcuni casi, potenzialmente mortali.