Attività sessuale e funzioni cognitive: un nuovo studio

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Attività sessuale e funzioni cognitive: un nuovo studio
Attività sessuale e funzioni cognitive

La correlazione tra attività sessuale e funzione cognitiva è stata oggetto, finora, di numerosi studi volti ad analizzare le conseguenze che i problemi cognitivi possono determinare sulla vita sociale di chi ne è affetto.

Gli aspetti emozionali, motivazionali e cognitivi sono, infatti, essenziali nella funzione sessuale, ma si sa ancora poco sull’associazione tra stato cognitivo e comportamento sessuale. L’ultimo studio in ordine di tempo è stato condotto da un team di ricercatori americani e pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society.

L’obiettivo era quello di indagare sulla relazione esistente tra comportamento sessuale e funzione cognitiva, intesa come la capacità dell’individuo di pensare e di prendere decisioni.

Lo studio

I dati sono stati raccolti dal National Social Life, Health and Aging Project al fine di descrivere i rapporti che sussistono tra l’attività sessuale e lo stato cognitivo.

La stato cognitivo è distinto in tre categorie -normale, lieve deterioramento cognitivo e demenza- in base alla classificazione MoCA (Montreal Cognitive Assessment), che valuta l’orientamento, le funzioni esecutive, le abilità visuo-spaziali, la memoria, l’attenzione e il linguaggio con un punteggio da 0 a 30.

È stato esaminato un campione di 3.196 soggetti adulti (1.682 donne e 1.514 uomini) di età compresa tra 62 e 91 anni. L’analisi, condotta a domicilio dei partecipanti allo studio, ha considerato i seguenti parametri:

  • Stato cognitivo;
  • Attività sessuale;
  • Ulteriori problematiche ed attitudini.

I risultati

Sul totale dei soggetti che sono stati studiati, il 46% degli uomini ed il 18% delle donne con demenza sono risultati sessualmente attivi; tra i soggetti affetti da demenza aventi un partner, il 59% degli uomini ed il 51% delle donne sono risultati sessualmente attivi, incluso il 41% di soggetti tra 80 e 91 anni di età.

Da notare inoltre come, nonostante la positiva attitudine al sesso della maggior parte popolazione ed il fatto che più del 60% del totale si ritenga soddisfatto dalla propria vita sessuale, tre quarti della popolazione abbia almeno un problema sessuale ma solo una bassa percentuale di questi ne parla con il proprio medico (il 17% degli uomini e l’1% delle donne).

Rispetto alla controparte con status cognitivo normale, le persone con demenza intraprendono attività sessuali senza essere eccitati e goderne con maggior frequenza, come pure è più alta in questi la percentuale di persone che hanno rapporti sotto pressioni da parte del partner (differenza molto più evidente nei maschi che nelle donne).

Conclusioni

I ricercatori hanno stimato che negli USA tra i soggetti a partire dai 62 anni di età, circa 1.8 milioni di uomini e 1.4 milioni di donne con sospetta diagnosi di demenza sono sessualmente attivi. Questo numero è destinato a raddoppiare entro il 2050.

Raramente, come evidenziato dagli autori dello studio, i soggetti affetti da demenza o da altre condizioni patologiche ricorrono alla consulenza di specialisti per affrontare o risolvere i problemi sessuali che possono manifestarsi.

I ricercatori ritengono che i dati raccolti possano risultare utili nella gestione delle patologie che comportano una compromissione delle funzioni cognitive oltre che di tutta la sfera sociale del paziente con demenza.

Studi come questo gettano inoltre le basi per i futuri approcci medico-legali alla vittimizzazione sessuale a cui questi pazienti possono venir sottoposti, argomento estremamente ostico e spinoso.

È opportuno veicolare una corretta informazione riguardo tali aspetti al fine di garantire un counseling e terapie adeguati in rapporto al paziente e al contesto socio – ambientale nel quale vive ed affronta la malattia, riconoscendo nella sessualità una componente importante per il mantenimento delle interazioni sociali e per il miglioramento della qualità di vita.

FONTI | Articolo originale, Funzioni cognitive e sessualità nei pazienti anziani
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