Ieri ho sostenuto il test di ingresso a medicina, oggi sono laureato

 

Ieri ho sostenuto il test di ingresso a medicina, sono rimasto fuori. Oggi sono laureato in Medicina e Chirurgia.

Era il luglio del 2011 quando, varcata nel verso opposto la soglia del liceo, potevo affermare a gran voce di aver terminato le scuole superiori. Ahimè, l’euforia della fine prevalse sulla lungimiranza e, dopo una splendida estate, mi ritrovai lì piantato su una sedia a sostenere il test di ingresso per la facoltà di medicina e chirurgia.

Ai miei tempi (non sono proprio una macchina fotografica a rullino, ma un digitale della prima era) il test d’ingresso lo si sosteneva per sedi. Tutti lo stesso giorno, possibilità di un’unica scelta e graduatoria singola per ateneo.

Con il bagaglio culturale non appropriato, reo di notti brave illuminate delle stelle cadenti la notte di San Lorenzo, scelsi di sostenerlo a Padova. Per antonomasia uno fra i poli universitari in cui l’accesso è più arduo.

Impertinente.
Fui segato.

E non fui segato per poco, ma in malo modo. Ricordo perfettamente che, nel momento di inizio, tutti aprirono il plico galvanizzati ed in cerca del proprio futuro. Tutti correvano per raggiungere il traguardo attraverso la strada spianata dalla loro BIC nera. Eppure non sapevo una domanda, anzi a dir la verità qualcuna la sapevo.

Non ero entrato a medicina o, meglio, non avevo fatto nulla per entrare nella scuola di medicina. Mea culpa. Il più delle volte siamo artefici del nostro destino più di quanto non si possa immaginare.

Passai un anno studiando fisioterapia dove, fortunatamente, riuscii ad accedere. Nel corso dei tirocini mi accorsi che trascorrevo la maggior parte del mio tempo con i medici, curioso della loro spocchia e abbastanza sfacciato per fregarmene. Forse fu solo allora che realizzai davvero che studiare medicina era quello che mi avrebbe soddisfatto.

Non avevo foto di me da bambino con addosso un camice, ne avevo mai provato ad auscultare il mio cane, tantomeno mi era mai balzata in mente l’idea che andare in ospedale potesse costituire un desiderio e non un’avversità del fato. Eppure nel corso di quell’esperienza realizzai quanto avrei voluto essere medico ed abbandonare i miei sogni da bambino di pittore (si, proprio quello che dipinge i muri).

Passò un anno e mi riavvicinai alla data del test. Questa volta, però non più per singolo ateneo, ma per circoscrizioni. Un anno di università alle spalle e, a questo giro, la consapevolezza di ciò che avrei voluto fare. Mi impegnai.

Questa volta ce la feci ed anche con un discreto risultato. Oggi sono laureato.

Questa è la mia storia e so che oltre la mia ambizione e la fatica, sono stato uno di quei pochi fortunati che hanno potuto accedere alla facoltà ambita.
Perchè ve la racconto, quindi? Semplicemente perché voi, fra pochi giorni, sarete come me nei primi righi di apertura di questa storia.

Molti di voi sanno esattamente cosa vogliono ed altrettanti non immaginano minimamente di guardarsi un giorno allo specchio con un camice (evitate i selfie in divisa il primo anno, vi prego n.d.r.). Eppure con impegno e con passione, con la capacità di saper accettare le sconfitte non avrete modo di entrare a medicina, ma, cosa ben più importante, di trovare la vostra strada.

E se è medicina il vostro sogno, dateci dentro.

In bocca al lupo.