Le molteplici attività di Akkermansia muciniphila

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Akkermansia muciniphila. Questo nome potrebbe essere sconosciuto ai più al momento, ma le cose potrebbero presto cambiare. Più studiamo questo batterio più ci rendiamo conto del ruolo importante che gioca in molte patologie, tra cui obesità, diabete di tipo 2 e processi di  infiammazione intestinale. 

Recentemente abbiamo scoperto anche il suo coinvolgimento nel successo dell’immunoterapia contro il cancro. Dovremmo tenere a mente questo nome, perché potrebbe essere la nuova star del microbioma.

Un batterio dalle sembianze poco interessanti

E’ noto ormai da tempo che nel nostro intestino ospitiamo un vero e proprio ecosistema di batteri. Abbiamo così tanti batteri che il loro numero supera quello di tutte le cellule del nostro corpo. Una comunità così cospicua non può che influenzare il nostro stato di salute. 

Negli ultimi anni sono stati numerosi i microrganismi studiati dagli scienziati, ma Akkermansia muciniphila sta spiccando per la quantità di interazioni che stabilisce con molte patologie. Ma di cosa stiamo parlando?

A. muciniphila è un minuscolo batterio di forma ovale. E’ un organismo strettamente anaerobico,  significa che non necessita di ossigeno per sopravvivere. Questo batterio non è capace di movimento e non forma spore. Insomma, sembra il batterio meno interessante dell’ecosistema!

Ciò che rende unico questo microrganismo è la sua fonte di cibo. E’ in grado di usare la mucina come unica risorsa di carbonio e azoto.

Diverse regioni dell’intestino sono rivestite da uno strato mucoso che ricopre le cellule epiteliali. Questo strato è ricco in mucina, una sostanza che rende la superficie adesiva per molti batteri, sopratutto A. muciniphila. 

Questo batterio che si nutre di mucina colonizza l’intestino da un’età molto giovane, è stato infatti in basse concentrazioni anche nel latte materno.

La mucina rappresenta un notevole vantaggio ecologico. Anche in assenza di nutrienti nell’intestino dell’ospite, c’è sempre abbondanza di risorse per Akkermansia.

Perché abbiamo bisogno di Akkermansia?

Una volta che i batteri degradano la mucina, rilasciano prodotti fermentati, che oltre a costituire una risorsa di energia per i batteri vicini, sono coinvolti nel regolamento del nostro peso corporeo. Uno di questi prodotti, l’acetato, sembra avere un ruolo nel limitare l’aumento di peso.

L’abbondanza di questo batterio sembra inoltre indurre l’espressione delle proteine FIAF, che promuovono la riduzione dell’accumulo di grasso.

Una bassa concentrazione del batterio è correlato ad un fine strato di mucosa e quindi ad una barriera indebolita per il nostro intestino. Questo assottigliamento può favorire la traslocazione di tossine batteriche.

Pazienti con diabete di tipo 2, obesità e infiammazione intestinale tendono ad avere basse concentrazioni di Akkermansia muciniphila.

In un recente studio condotto al Gustave Roussy Cancer Campus a Parigi, gli scienziati hanno scoperto che anche il successo dell’immunoterapia nel cancro è influenzato dall’abbondanza di Akkermansia nel nostro intestino.

Nello studio sono stati considerati 249 pazienti con cancro ai polmoni o ai reni, che si sono sottoposti ad immunoterapia. Coloro che erano stati trattati con cicli di antibiotici, che quindi avevano danneggiato il microbioma, si sono rivelati meno reattivi all’immunoterapia.

Il microrganismo era infatti presente nel 69% dei pazienti che rispondevano in modo positivo al trattamento. Aumentare i livelli di A. muciniphila  potrebbe aumentare la risposta all’immunoterapia.

Possiamo usare Akkermansia come probiotico?

La conclusione naturale a questi studi è che dovremmo aumentare i livelli del microrganismo nel nostro intestino. Nonostante non sia ancora certo che Akkermansia sia innocua per l’uomo se assunta direttamente come probiotico, la consumazione del batterio nel topo ha avuto degli effetti estremamente positivi. Può prevenire l’obesità alterando il metabolismo del tessuto adiposo senza modificare l’appetito.

Un’alternativa al batterio potrebbero essere i cibi ricchi di polifenoli, come i mirtilli. Questi frutti contengono infatti delle sostanze chiamate proantocianidine (PAC), che facilitano la differenziazione delle cellule caliciformi mucipare nell’intestino, e quindi la produzione di muco. 

Le PAC potrebbero agire come prebiotici ed avere un effetto sull’abbondanza di A. muciniphila, creando un ambiente favorevole alla sopravvivenza del batterio.

Stiamo assistendo alla nascita di una nuova stella del microbioma? E’ ancora troppo presto per dirlo. Rimane comunque sorprendente come un organismo così microscopico e semplice possa avere degli effetti così grandi sulla nostra salute.

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