Malattia d’Alzheimer: conoscere per riconoscere

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In un interessante video dell’Alzheimer Research UK l’attore Bryan Cranston ci rivela che un cervello colpito dalla malattia d’Alzheimer può andare incontro a una perdita di neuroni tale da ridurne il peso di 140 grammi, un peso che equivale circa a un’arancia.

Questa potente analogia punta a far comprendere che l’Alzheimer non è il risultato del normale invecchiamento, bensì una devastante patologia che porta chi ne è affetto a perdere progressivamente tutte le informazioni che lo rendono sé stesso. 

Se ne deduce l’importanza di comprendere appieno cosa sia la malattia d’Alzheimer.

Ma quali sono gli elementi da conoscere per saper riconoscere questa grave malattia?

Alzheimer e demenza

Malattia d’Alzheimer e demenza non sono sinonimi.

La malattia d’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che interessa inizialmente l’ippocampo e che si estende successivamente a più aree cerebrali, determinando la progressiva morte di neuroni vitali per le funzioni cognitive.

La demenza è invece una sindrome (insieme di sintomi correlati) caratterizzata da una significativa compromissione di una o più funzioni cognitive tra cui: memoria, linguaggio, percezione, funzioni esecutive e attenzione.

In quanto insieme di sintomi la demenza può avere alla base diverse cause sia reversibili che non reversibili. La più frequente è la malattia d’Alzheimer, che da sola è responsabile dei 2/3 dei casi di demenza. Segue la demenza vascolare, responsabile di circa il 20% dei casi.

10 campanelli d’allarme

Sebbene con l’età il cervello tenda ad impiegare più tempo per elaborare le informazioni e commetta più frequentemente degli errori, esistono campanelli d’allarme che non dovrebbero essere sottovalutati attribuendoli a un normale invecchiamento.

Dimenticare momentaneamente un appuntamento o il giorno della settimana per poi ricordarseli in un secondo momento non deve preoccupare.

Avere sempre più difficoltà a gestire normali attività come pagare le tasse, scambiare frequentemente una parola con l’altra e seguire con difficoltà i discorsi, non trovare più oggetti in casa accusando altre persone di averli rubati sono invece segnali che dovrebbero condurre a un approfondimento.

Alcune persone affette da Alzheimer possono inoltre avere maggiore difficoltà a valutare le informazioni visive, col risultato di una più alta probabilità di avere incidenti con la macchina.

Diagnosi

Se uno o più campanelli d’allarme sono presenti è opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia che farà una prima valutazione e potrà eventualmente indirizzare la persona a una clinica neurologica.

Siccome la demenza può essere causata anche da condizioni reversibili il percorso diagnostico, a seconda dei casi, potrà partire dall’esclusione di queste prima di procedere a indagini più approfondite.

Sebbene la malattia d’Alzheimer possa essere diagnosticata con certezza unicamente con indagini istologiche eseguibili solo post-mortem è comunque possibile giungere prima a un sospetto molto forte tramite analisi neuropsicologiche, esami di laboratorio ed esami di imaging.

Sarà compito del neurologo concordare con il paziente il percorso diagnostico più adatto alle specificità del caso.

Genetica

Uno dei maggiori timori quando un familiare riceve la diagnosi di malattia d’Alzheimer è la possibilità che questa possa essere trasmessa di generazione in generazione.

Tuttavia la malattia d’Alzheimer raramente è su base genetica: è infatti possibile ricondurre la causa della malattia alla mutazione di un gene (APP, PSN1 o PSN2) in meno dell’1% dei casi.

Nei rari casi geneticamente determinati (o Familial Alzheimer’s Disease) la malattia ha un decorso differente rispetto ai casi sporadici: se nella popolazione generale i primi sintomi dell’Alzheimer compaiono solitamente dopo i 65 anni, nei casi su base genetica iniziano a comparire anche a 50, 40 o addirittura 30 anni.

L’analisi genetica non fa parte degli esami di routine svolti dal medico, se non per scopi di ricerca, e una sua eventuale richiesta da parte del paziente (o di un familiare) deve portare a un confronto col medico che faccia comprendere appieno all’assistito le implicazioni del test.

Terapia

La malattia d’Alzheimer rimane ad oggi una patologia per la quale non esistono farmaci in grado di arrestare la progressiva perdita di neuroni.

Esistono tuttavia farmaci che, se impiegati nei tempi corretti, possono rallentare il decadimento cognitivo facendo guadagnare del tempo prezioso al paziente e alla famiglia. Si tratta di farmaci in grado di sostenere per un periodo variabile i sistemi di compenso del paziente.

È inoltre possibile controllare anche i cosiddetti sintomi comportamentali. Ansia, insonnia e aggressività sono solo alcuni di essi e la corretta gestione di questi sintomi è un importante obiettivo terapeutico, per i risvolti positivi che si possono avere sia sulla persona malata sia sul suo caregiver.

Prevenzione

Sebbene non esistano modi sicuri per evitare la malattia d’Alzheimer è comunque possibile ridurre il rischio di andare incontro a decadimento cognitivo adottando uno stile di vita attivo, prestando attenzione a ciò che si porta in tavola e non sottovalutando condizioni quali il diabete, la dislipidemia e l’ipertensione.

L’esercizio fisico, svolto con regolarità, è un ottimo modo non solo per controllare la glicemia, il colesterolo e la pressione, ma anche per mantenere in salute il cervello.

Se poi ci si allena in compagnia si può unire l’utile al dilettevole!

Fonti | Alzheimer’s disease FAQ