Abbiamo tutti bisogno di un po’ di Slow Medicine

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slow medicine

Dalla frenesia dei nostri reparti, il mondo oggi ci chiede di imparare a riflettere.

Nessuno nel 2018 si sarebbe mai immaginato di vedere la parola Slow associata alla parola Medicina, eppure questo è un movimento che davvero merita di essere conosciuto.

Slow in questo caso non è affatto da intendere nell’accezione di “lentezza“. I principi della Slow Medicine non sono volti ad avere una medicina più lenta, ma sono mirati ad un modus operandi ed un approccio al paziente leggermente diverso. È il pensiero che deve diventare “slow“, deve decelerare per poter dare spazio alla riflessività necessaria per proteggerci dal rischio di incappare in scelte sbagliate o poco consapevoli.

Il movimento Slow Medicine nasce proprio nel nostro bel paese prendendo spunto dal quello sul cibo e nel 2002, con il primo articolo omonimo, ne viene sancito l’ingresso all’interno del panorama scientifico.

Valori

Essa si fonda su tre valori principali: Sobrietà, rispetto, giustizia.

Come ci spiega la dott.ssa Sandra Vernero: «Sobria perché fare di più non sempre significa fare meglio. Fare esami e trattamenti va bene, ma solo quelli che servono, senza eccedere. Soprattutto per la salute dei pazienti ma anche per la sostenibilità economica e ambientale. Rispettosa perché deve rispettare i valori e le preferenze delle persone, deve dare importanza all’ascolto dei pazienti. Perché la voce della vita è altrettanto importante della voce della medicina. Infine giusta, perché cure appropriate ed eque significano uguali opportunità a tutti senza disuguaglianze».

Veleni

Come movimento hanno individuato i 7 veleni della nostra moderna mentalità sanitaria; per esempio l’idea che “nuovo è sempre meglio” o il “trattamento dei fattori di rischio con farmaci”.

Ce ne sono molti altri ed ognuno è affiancato da un antidoto che sia il professionista della salute e sia il paziente devono “assumere”. Questa però non è una cosa di poco conto. Il rapporto medico paziente è messo in grande rilievo: è da lì che bisogna partire, non si può prescindere da esso. Medico e paziente, insieme.

Choosing Wisely

Un importante passo fatto dal movimento Slow Medicine italiano è stato quello di partecipare alla campagna internazionale di “Choosing Wisely– scegli saggiamente- tradotta in italiano con il “Fare di più non significa fare di meglio”.

È stato chiesto infatti alle varie associazioni nazionali di cardiologi, ortopedici e tante altre specialità quali sono le 5 Pratiche a rischio d’inappropriatezza che vengono maggiormente eseguite vita clinica di tutti i giorni. È curioso trovare tra le raccomandazioni ad esempio “Non eseguire tomografia computerizzata (TC) per la diagnosi di calcolosi renale, ma impiegare in prima battuta preferibilmente l’ecografia” nella sezione di Nefrologia oppure “Non richiedere la visita ginecologica pelvica o altro esame fisico prima di prescrivere i contraccettivi orali” nella parte di Ginecologia. Spulciando le varie società ed associazioni di categoria è interessante notare come non ci siano solo specialità mediche ma anche infermieristiche o pedagogiche.


Hello my name is…

Quest’altra campagna invece parte dalla storia di una dottoressa del Regno Unito, Kate Granger, la quale dopo aver avuto la diagnosi di tumore ha notato come i molteplici medici che l’hanno visitata e presa in cura non sempre si presentavano. Così nasce in UK  “Hello my name is…“, movimento portato in Italia con il “Buongiorno io sono…“.

Come dicevamo già prima, è proprio nella comunicazione medico paziente, è proprio nel rapporto creatosi che si nascondono le possibilità di migliorare le cure e la salute dei pazienti.

Conclusioni

Nella frenetica società odierna ci viene chiesto di riflettere, di lasciare il “così si fa” per cercare di creare una medicina che tramite un pensiero meno impositivo e più aperto all’ascolto possa ritrovare un’alleanza tutta nuova con i pazienti. Sarà questo nuovo approccio che porterà avanti un processo di cura più efficace per diminuire gli sprechi, per diminuire le denunce verso gli operatori sanitari ma soprattutto per migliorare la salute della popolazione tutta.

 

Fonti| Slow Medicine- homepage“Hello my name is…” campaign

Articolo di approfondimento| BJM – Italy’s “Doing more does not mean doing better” campaign