Prof, ma come mi valuta?! La Medical Education in uno Scatto

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Gli esami, le valutazioni -Medical Education

Caro lettore,
Oggi iniziamo assieme un percorso che vedrà protagonista l’insegnamento della medicina: la Medical Education (MedEd da adesso in poi).

Mensilmente affronteremo tematiche sempre nuove che ci potranno far comprendere la struttura formativa che viviamo ogni giorno per sei anni o più.

Diamo quindi inizio al #LaMedEdInUnoScatto. E per iniziare oggi ci occuperemo di Valutazione, di esami.

Parlare di valutazione, o come la si chiama a livello internazionale “assessment“, è sempre un po’ delicato qui in Italia, dove vige quasi esclusivamente una modalità di valutazione fatta di test scritti ed orali.

La parola assessment ha il grande fascino di derivare dal latino ad-sidere, infatti era colui che sedeva accanto al giudice e lo aiutava nel dare un valore ad una proprietà da tassare. Perchè l’assessment parla proprio di questo: dare valore.

Bisogna partire con uno dei concetti-pilastri più importanti dell’apprendimento e dell’Assessment per la Medical Education: la Piramide di Miller.

Questo cervellone si è messo a dividere in piani le caratteristiche del percorso formativo di uno studente di medicina, dal Conoscere al Sapere Come si fa, al Mostrare Come si fa, per finire con il Fare per davvero. Su questa piramide della conoscenza noi costruiamo il nostro essere medici.

Proviamo a fare un esempio che ci possa aiutare a comprendere meglio questa piramide. Nel primo gradino, quello del Knows, possiamo inserire ad esempio la conoscenza della struttura anatomica del braccio e degli strumenti necessari per un prelievo. Nel gradino del Knows How invece collochiamo la conoscenza dei vari step necessari per effettuare un prelievo. Nel gradino dello Shows How poniamo l’esercitazione pratica fatta su un manichino in cui appunto si chiede allo studente di imparare a farlo; infine nel Does vi si trova lo studente che fa il prelievo in reparto ad un paziente.

Il secondo pilastro di Medical Education che vi voglio proporre e che ci aiuterà a comprendere quel che viene dopo è quello dell’ “Assessment drives Learning”.
Tutto quello che valuti viene imparato. Ciò che non valuti è come se non venisse insegnato. Quante volte abbiamo ‘solo letto’ le pagine di un argomento particolare perchè tanto “il prof non le chiede all’esame?” Riflettiamo sul modo in cui facciamo gli esami, alle cose che ci chiedono ma anche alle modalità. Ad esempio nella preparazione di un esame a crocette porremo attenzione ai numeri, alle percentuali, ai dettagli, in maniera totalmente diversa da un esame orale.

Andiamo però insieme ad analizzare le varie tipologie di Assessment maggiormente usate in Italia. Magari ci sono i presupposti per richiedere qualcosa in più anche qui.

Written Assessment 

MCQs & Open Answer
Quando parliamo di Multiple Choice Questions immediatamente ci vengono in mente tutti quegli esami a crocette fatti nel nostro percorso. Alcune piccole regole per migliorarli o per chiedere di farlo. La letteratura consiglia di avere almeno 4 risposte, quanto più uniformate possibile (il solito discorso che la più lunga è quella giusta). Ogni risposta sbagliata deve valere al massimo una penalità del 25% del punteggio di quella giusta. Uno dei grandi pro di questa modalità ovviamente è la riduzione di qualunque bias nato dalla personale opinione dell’esaminatore.

Open Answer Question
Le famose domande a risposta aperta. Hai la possibilità di esprimerti e far conoscere anche il tuo ragionamento (che nelle cliniche può essere importante). Una grande pecca però è che spesso non viene fatto in maniera strutturata. L’esaminatore infatti dovrebbe avere una scheda con un elenco puntato di topic che l’esaminando deve toccare nel rispondere. Dando ad ogni topic un punteggio sarà più oggettivabile la valutazione finale.

Oral Assessment
La metodica più usata nel sistema universitario italiano rimane, ahimè, l’Oral Assessment.
In letteratura è quello più sconsigliato, il meno reliable, il meno valido. Ovviamente per i bias legato alla persona che valuta -influenzabile da moltissimi fattori- o per l’esaminato che nel momento dell’orale deve saper gestire sia l’ansia che una parlantina fluente. Questi e molti altri sono i motivi per cui viene fortemente sconsigliato.

Ma qualora bisogna farlo, come possiamo migliorarlo? Ad esempio confrontando le valutazioni ottenute mediante il colloqui con più di un esaminatore, oppure anche in questo caso bisognerebbe avere uno schema in base al quale attribuire un punteggio, evitando così di affidare il proprio giudizio al “momento” e alle sensazioni personali.

Oltre queste tipologie ne esistono molte molte altre. Più funzionali se si tratta di valutare ad esempio il Show How o il Does, ed è forse su questi livelli che dovremmo spingere le nostre università. L’OSCE, la Cased Based Discussion, il Portfolio, il Mini Clinical Examination e tante altre ancora.

Le vostre università come vi valutano?
Abbiamo nel 2018 in Italia esempi di esami che vadano oltre le due modalità sopra citate?Qualcuno ha mai ricevuto una valutazione qualitativa oltre che quantitativa?
Ma ricordate l’etimologia di Assessment? Quando affrontate un esame è effettivamente il vostro ‘valore’ che viene ad essere testato?

Con queste domande vi lascio e ci rivediamo il prossimo mese.

#LaMedEdInUnoScatto

Stay tuned.

FONTI | The assessment of clinical skills/competence/performance. Academic Medicine 1990; An introduction to the assessment of skills and performance –AMEE 2008 

Abbiamo parlato di Medical Education anche qui e in questo articolo