Una nuova terapia contro la nicotina e il fumo di sigaretta

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Un team di scienziati ha sintetizzato un nuovo enzima degradante la nicotina e lo ha testato con successo nei ratti dipendenti da essa. La sostanza ha ridotto i livelli di nicotina nel sangue e ha avuto una notevole efficacia nel ridurre i comportamenti di dipendenza nei roditori. 

“Smettere di fumare è la cosa più facile al mondo. Lo so perché l’ho fatto migliaia di volte.” – Mark Twain

Il problema

L’uso del tabacco è una delle principali cause di malattia e morte prevenibile in tutto il mondo. È responsabile di oltre 400.000 decessi all’anno nei soli Stati Uniti. Tre persone su cinque che provano una sigaretta diventano fumatori giornalieri e quasi tutti i fumatori sperimentano una rapida escalation del comportamento al fumo, nonostante le conseguenze negative per la salute che questo comporta.

Numerose prove indicano che il crescendo nell’abitudine al fumo ed il conseguente modello compulsivo del fumo sono mediati dalla nicotina, il principale ingrediente psicoattivo del tabacco, che è anche responsabile dello sviluppo della dipendenza dal tabacco.

Astinenza da nicotina

Nell’uomo, l’astinenza da nicotina è caratterizzata da sintomi somatici ed affettivi che portano ad un forte desiderio di tabacco per alleviare gli effetti negativi derivanti dall’assenza della sostanza.

I principali sintomi includono nausea e crampi intestinali, mal di testa, irritabilità, collera, ansia, depressione, stipsi, sonno notturno disturbato e sonnolenza durante la giornata, difficoltà di concentrazione, aumento dell’appetito con conseguente aumento del peso corporeo, frustrazione, formicolio alle mani e ai piedi.

I primi sintomi dell’astinenza da nicotina compaiono dopo appena 2-3 ore dall’ultima sigaretta, sigaro o boccata di pipa. Dopo 3 giorni – lasso di tempo necessario all’organismo per eliminare completamente ogni traccia di nicotina – comincia la fase più acuta della sindrome d’astinenza. È a partire da questo momento, infatti, che l’ex fumatore soffre più intensamente del desiderio irrefrenabile di fumare, di irritabilità, di difficoltà di concentrazione ecc.

Per la risoluzione dei sintomi o, quanto meno, per apprezzarne un miglioramento devono trascorrere 2-3 settimane dall’ultima assunzione di nicotina.

Stato dell’arte

Nonostante l’esistenza di numerosi farmaci approvati, il tasso di recidiva nei fumatori astinenti rimane elevato dopo 12 mesi (~ 75-80%). Pertanto, è fondamentale sviluppare nuovi approcci per ridurre gli effetti psicoattivi della nicotina, diminuire la sensazione di necessità di assunzione della sostanza e prevenire le ricadute.

Una strategia alternativa per trattare il disturbo dell’uso del tabacco è ridurre gli effetti psicoattivi della nicotina impedendole di raggiungere il cervello. Un approccio simile può consentire una progressiva riduzione del livello di dipendenza, portando ad una diminuzione della brama e alla prevenzione della ricaduta indotta dalla riesposizione alla nicotina.

Gli approcci farmacocinetici per impedire alla nicotina di raggiungere il cervello sono stati testati usando vaccini, ma questi sforzi sono falliti poiché i titoli anticorpali raggiunti non erano sufficienti a impedire alla nicotina di raggiungere il cervello.

Il farmaco

Il farmaco, denominato in fase sperimentale NicA2-J1, è un enzima degradante della nicotina reingegnerizzato, originariamente isolato nel batterio Pseudomonas putida S16, un Gram-negativo a forma di bastoncello che si trova nel suolo e nell’acqua.

L’enzima è stato poi modificato per ottimizzare la sua potenza, il tempo di permanenza nel sangue e altre proprietà farmacologiche.

Lo studio sui ratti

Nell’esperimento, i ratti hanno trascorso 21 ore al giorno, per 12 giorni, in una camera in cui potevano premere una leva per autosomministrarsi un’infusione endovenosa di nicotina. In questo modo hanno imparato ad autogestire la nicotina e ne sono diventati dipendenti.

Dopo 12 giorni, i roditori hanno avuto accesso alla nicotina solo ogni 48 ore, evento che li ha portati a sperimentare sintomi di astinenza tra i periodi di accesso alla sostanza e ad aumentare il loro utilizzo di nicotina- un classico segno della dipendenza – ogni volta che hanno riacquistato l’accesso.

Risultati

Gli animali trattati con la dose più alta di NicA2-J1 hanno continuato ad auto-somministrarsi la nicotina quando potevano, ma hanno mostrato livelli ematici della molecola molto bassi rispetto ai gruppi controllo che non hanno ricevuto l’enzima.

Segni di astinenza da nicotina sono stati corrispondentemente ridotti durante i periodi di non accesso, rispetto ai controlli non trattati.

“È come se fumassero 20 sigarette ma ricevessero la dose di nicotina solo di uno o due, quindi questo ha reso il loro processo di astinenza molto meno grave”, ha detto l’autore Dr. Marsida Kallupi.

Sorprendentemente, anche l’effetto acuto di NicA2-J1 sui topi che assumevano nicotina è stato benigno. Tipicamente, quando un animale è altamente dipendente dalla nicotina, ricevere un farmaco che blocca improvvisamente tutta l’attività provoca immediatamente sintomi da astinenza.

Tuttavia, ciò che rende unico questo enzima è che rimuove la sostanza abbastanza da ridurre il livello di dipendenza, ma ne lascia abbastanza da impedire agli animali di andare in grave astinenza.

In uno studio successivo l’enzima si è dimostrato efficace anche nel diminuire l’assunzione di tipo compulsivo e prevenire le ricadute.

Conclusione

Questa nuova terapia apre nuove prospettive nella lotta ad una dipendenza che tutt’oggi affligge centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

Fonti | Articolo su ScienceAdvances